Giovanni Allevi e il brano dedicato alle donne: «Gli uomini scoprano l'universo femminile dentro di sé»

Il compositore e musicista Giovanni Allevi
di Alvaro Moretti
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Mercoledì 24 Novembre 2021, 12:50 - Ultimo aggiornamento: 26 Novembre, 12:45

Ispirazione può essere uno svenimento in Piazza Barberini, a Roma. E l’Estasi arrivare alla musica dopo aver ammirato la transverberazione di Teresa d’Avila nella chiesa di Santa Maria della Vittoria.

Perché Giovanni Allevi è sempre in attesa di vibrazioni dal cosmo alla scuola, dai palchi pop alle grandi sale da concerto, dove per non interrompere un’esecuzione ha subito un distacco permanente della retina di un occhio («Capitò a Kagoshima, in Giappone: ora sono il loro ambasciatore culturale», dice). Lo incontriamo perché dentro “Estasi”, il suo ultimo disco per pianoforte solo, e dopo il volume di filosofia (il maestro è laureato anche in filosofia) e musica “Le regole del pianoforte”, un tema emerge con forza attraverso una canzone. Una di quelle, tecnicamente, più moderne con uno stile esecutivo che la rende a tratti rock, a tratti suadente. Un brano dedicato alle donne. Anzi: al femminile degli esseri umani.

Woman Warrior, Allevi, da quale suggestione nasce? Suggerisce l’idea di una donna guerriera, letteralmente.

«C’è una risorsa grande che il mondo ha a disposizione. Un bacino infinito al quale attingere: l’universo del femminile. E non riguarda solo le donne, anzi: il femminile è un polo, anche filosofico, che è dentro tutti noi. E a scoprirlo dentro di sé dovrebbero essere prima di tutti gli uomini come me. È una visione molto più allargata della vita, meno competitiva nel senso deteriore che questa tensione ha assunto in questi decenni. È un modello maschile che si è imposto, culturalmente, antropologicamente che restringe il campo. Restringere la visione non ci sta aiutando a trovare le migliori energie».

Lei ha uno sguardo ottimista, però.

«Mi pare che siamo nel tempo della scoperta di questo sguardo femminile, anche se la rivoluzione costa molto e pensare a violenza quotidiana e discriminazioni, anche nel salario, rende più difficile tutto».

In Woman Warrior ci sono passaggi musicali energici, infatti, e altri davvero molto teneri.

«Non è un caso che abbia usato una tecnica, il tapping, che si usa nella chitarra: la percussione dei tasti regala ritmo incalzante. Un po’ battagliero. Io penso che dentro ogni donna, in questo tempo, debba esserci uno spirito guerriero per prendersi quello che è giusto. La donna guerriero deve indossare una corazza, suo malgrado: il mondo per come è fatto ora obbliga a tenerla, la corazza. Ma nel brano c’è un momento di grande dolcezza: quella che anche le guerriere più forti e coraggiose sanno far emergere. È un grande insegnamento per gli uomini, questo. Come quello di Teresa d’Avila, una grande intellettuale che accoglie il dardo dell’amore di Dio. Ecco, il dardo dovrebbe colpire certi uomini oggi».

E il 25 novembre, ogni anno, ma soprattutto le cronache quotidiane ce lo ricordano.

«Il filosofo apolide Krishnamurti dice che la cosa più difficile alla fine di una vita è riuscire a vedere quello che abbiamo davanti senza pensare ad altro. Gli uomini violenti non riescono a fare questo sforzo di fronte ai cambiamenti delle partner. Questo insegnamento dovrebbe essere una massima di vita per tutti noi».

Proviamo ad abbinare i suoni di Woman Warrior ad un’immagine.

«La vedo con un camice indosso, infermiera o dottoressa. In una corsia dove si vive la trincea e il conforto umano. O nei panni di una maestra o professoressa in una scuola italiana in questo momento davvero difficile per chi deve insegnare».

Lei è stato per un po’ prof di musica.

«Inferno e paradiso, quell’esperienza: supplenze nell’hinterland milanese. Mi vedevano come una figura strana: ho provato di tutto per cogliere la loro attenzione. Non avevo l’autorevolezza, l’ho conquistata con la meditazione, attività fisica, improvvisazione cinetica. Alla fine forse gli ho fatto un po’ pena, ma ci sono riuscito. Ed è stato un passaggio dal disastro alla bellezza davvero inaudito».

Come suonare con Jovanotti e il suo concittadino ascolano Saturnino.

«Diploma in composizione al Verdi di Milano, vivere tra Stockhausen e Berio e poi passare sui palchi di Jova, che con la sua etichetta SoleLuna ha pubblicato il mio primo disco. Ero nell’Ombelico del mondo, a contatto con i giovani: a loro tutta la mia riconoscenza».

Nel disco un brano che si ispira al rock progressivo. Una conversione?

«Parto sempre dalla musica classica e contemporanea, ma uno come Keith Emerson mi ha sempre ispirato».

E una donna musicista di sua ispirazione, come compositore contemporaneo?

«Senza dubbio Ada Gentile, che a Santa Cecilia ha scritto la storia: un punto di riferimento per la sperimentazione estrema, forse difficile da capire eppure segno di grande libertà. Quella che volevo raggiungere con Estasi».

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