Antonella Centra: «Da Gucci il primo bilancio di genere, primo passo verso la parità.

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di ANTONELLA CENTRA*
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Mercoledì 27 Ottobre 2021, 11:25 - Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre, 10:11

Le aziende avranno un ruolo fondamentale nella sfida alla transizione verde. Il che implica avere però anche grandi responsabilità, in positivo e in negativo. In vista del G20 si è parlato spesso della necessità di agire, condividendo piani al 2030. Ma non possiamo perdere altro tempo, dobbiamo avere il coraggio di prendere ora decisioni concrete. Un invito ad agire che abbiamo lanciato proprio in questi giorni, alla vigilia del Summit G20, intervenendo al Women’s Forum G20 Italy. Gucci è parte dell’advisory board del Forum internazionale ed è stato tra i firmatari del patto per lo “Zero Gender Gap”, siglato da oltre trenta aziende che si sono unite per rafforzare l’impegno a sostegno dell’uguaglianza di genere. Una decisione che è una naturale prosecuzione dell’impegno dell’azienda in materia di sostenibilità sociale e ambientale, avviato nel 2015. Allo scetticismo di chi fatica ad associare il lusso alla sostenibilità, Gucci, da sempre visionaria nel portare avanti iniziative sostenibili, fornisce una soluzione: “essere autentici”. Per farlo, ogni anno misuriamo e rendicontiamo gli impatti ambientali legati alle nostre attività, rendendoli visibili, quantificabili e comparabili. Nel nostro calcolo ambientale consideriamo ciascun passaggio che va dalla produzione e lavorazione delle materie prime, passando per la manifattura dei prodotti, per arrivare ai punti vendita, includendo quindi l’intera filiera.

DIFFERENZA

È vero c’è una grande differenza tra il lusso e il fast fashion, perché il lusso vuole sviluppare qualcosa che avrà una lunga vita. È un settore che genera un forte impatto sul territorio, anche in termini di occupazione, in tutta la sua filiera. Ed è qui che scatta anche quella responsabilità di cui si parlava. Avere una filiera con così tanti artigiani e piccoli imprenditori, ci rende responsabili di estendere gli impegni per l’ambiente e per le persone, dando vita a un “percorso” che coinvolga tutta la catena di approvvigionamento, perché per promuovere un reale cambio di paradigma non possiamo agire da soli ma abbiamo bisogno che tutta l’infrastruttura si muova nella stessa direzione. Per questo abbiamo dato il via ad un nuovo capitolo del programma Sviluppo filiere con Intesa Sanpaolo: per consentire alle piccole e medie imprese parte della nostra filiera di beneficiare di un accesso al credito facilitato, a condizioni migliori, e avviare un percorso di evoluzione industriale in accordo con i principi di uguaglianza di genere e transizione ecologica sostenuti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Se pensiamo alla transizione verde, le donne hanno oggi una grande opportunità per promuovere un cambio di passo importante, perché in molti campi della sostenibilità sono leader, a differenza del passato. Le donne possono essere al centro di questa rivoluzione: sarà nostro compito renderlo possibile. In Gucci le donne rappresentano la maggioranza della popolazione aziendale a livello globale. Ma siamo convinti che si possa fare di più, come annunciato in occasione del Festival Eredità delle donne appena conclusosi a Firenze, città dove Gucci è nata cento anni fa e sede del cuore produttivo della maison. La pandemia ha accentuato problemi di disuguaglianza preesistenti. Per questo crediamo sia importante lavorare tutti insieme verso una direzione comune. Con il pieno supporto del nostro ceo e presidente, Marco Bizzarri, abbiamo deciso di intraprendere un percorso di analisi approfondita della nostra popolazione aziendale in Italia redigendo il nostro primo bilancio di genere. Come fatto per la lotta al cambiamento climatico, riteniamo sia fondamentale agire ma dobbiamo essere consapevoli della situazione in cui ci troviamo per generare un vero cambiamento. Il bilancio di genere è uno strumento potente che speriamo diventi prassi anche per altre realtà del settore privato nel percorso verso una piena parità. Siamo tra le prime aziende in Italia ad adottare questo strumento innovativo. Quando si tratta di diritti non c’è concorrenza ma al contrario maggiore adesione porta un beneficio diffuso. Auspichiamo la certificazione di genere diventi una prassi.

*EVP General Counsel,Corporate Affairs & Sustainability di Gucci

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