Dalle attività chiuse causa Covid alla chat: #ledonnesidannodeltu e scoprono i superpoteri

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di Maria Lombardi
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Mercoledì 24 Novembre 2021, 11:45 - Ultimo aggiornamento: 26 Novembre, 12:43

Doriana: «Oggi sono completamente a terra». Romina: «Forza Doriana, non mollare».

Chiara: «Ti capisco, anche io in alcuni momenti mi sento arrivata. Ma poi penso: non gliela voglio dar vinta! E allora riparto…». Fabiana: «Doriana pensa che non sei sola…che stiamo tutti nella stessa barca e che finirà…». Daniela: «È molto “bello” che questo gruppo dia conforto e sostegno a ognuna di noi. È un piccolo miracolo. Siete delle grandi donne!». Buondì, ragazze della chat. Colleghe, amiche, sorelle. Anche se non si sono mai incontrate, se abitano a mille chilometri di distanza, se sono lontane per storia e per età. Imprenditrici di tutta Italia unite da un filo cresciuto parola su parola, lacrima su lacrima, sorriso su sorriso. E che ora è il loro “superpotere”. «Unite saremo un virus potentissimo e non troveranno l’antidoto». Forza, ragazze della chat. Resistete, nonostante la pandemia, le chiusure, la paura di non farcela. Romina: «Ragazze buongiorno, non so quanto può essere di aiuto la mia esperienza. Il 6 aprile di 11 anni fa un terremoto ha distrutto la mia città e ha chiuso la mia attività, ci ho messo tre anni e mezzo per riaprire, vi assicuro non è stato facile, senza aiuti. Non avevo idea di come sarebbe andata e se avremmo mai avuto clienti, ma di una cosa ero certa: che se avessi messo tutta la mia professionalità e il mio entusiasmo ce l’avrei fatta». Daniela: «Ci serve solo un po’ di tempo ma riusciremo a ripartire». Marcella: «Brindo a noi e alla storia ancora da scrivere».

L’IDEA

#ledonnesidannodeltu, e parlano parlano parlano (o meglio scrivono) di lavoro, figli, paure, progetti, ricette, «Bongiorno Vale, tu come stai? Io oggi ho rispolverato una vecchia ricetta di pasta e fagioli», «io mi sono data alle pulizie da casalinga esaurita». Confidano debolezze e timori, disegnano strategie per ripartire dopo i tanti mesi di forzata chiusura per il Covid. E adesso i loro messaggi diventano un libro con quel titolo (editore Lab DFG, in uscita il 25 novembre) scritto da chi alla chat ha dato vita. Valentina Picca Bianchi, 44 anni, presidente delle imprenditrici Fipe (federazione italiana pubblici esercizi), titolare di una società di catering, Whitericevimenti, con sede a Latina, da lei fondata nel 2010 dopo un’esperienza di lavoro in Telecom. Una figlia di 17 anni e un figlio di 8. «Ariete testarda, cocciuta e maniacale. Ma adesso sono meno capocciona, me lo hanno insegnato le mie colleghe». In che senso le donne si danno del tu? «Abbiamo capito attraverso la nostra esperienza l’importanza di fare gruppo. Il tu è l’opposto del lei, accorcia le distanze», spiega l’imprenditrice. «Gli uomini lo imparano negli spogliatoi, dopo la partita di calcio, quando si mettono a chiacchierare nudi. Ecco, noi donne abbiamo capito che insieme è meglio: teniamoci per mano, schiena dritta e avanti tutta. Unite siamo più forti. Ho imparato ad amare le donne grazie a questo gruppo, condividiamo questioni tecniche di lavoro, disperazione, momenti di leggerezza. È nata una sorellanza digitale dapprima, e adesso anche reale». La chat è iniziata con 21 persone e ora sono quasi 320. «Quando ci siamo viste per la prima volta a ottobre, a Parma in occasione di un direttivo, ci sembrava di abbracciare un’amica intima, una compagna di scuola anche se fino a quel momento non ci eravamo mai incontrate. Il digitale ha creato una rapporto fortissimo tra di noi, è stato il nostro spogliatoio, il nostro rifugio».

LA NOMINA

Valentina viene nominata presidente delle imprenditrici il 29 ottobre del 2019, pochi mesi prima della pandemia Covid. «Ero onorata di rappresentare altre donne, il 30% delle imprese nei pubblici esercizi è femminile. Poi è successo quello che nessuno poteva immaginare. Ho fermato la mia azienda dal 23 febbraio del 2020 fino allo scorso luglio. Un disagio incredibile. Stare ferma non fa rima con Valentina, mi sono detta: coltiviamo i rapporti, scriviamoci. Ho stabilito subito delle regole: niente catene, niente video e giochini. Si fa sul serio». Mesi di angoscia per le imprenditrici, bar e ristoranti chiusi, la paura di non farcela. «Ho cercato sempre di essere stra-positiva, pensavo: se non tengo la barra dritta queste donne crollano. Ma sono stata io a prendere forza da loro, stavo dando una medicina a me stessa». Cosa ha imparato dalla chat? «A condividere e non lasciare che i miei problemi si accalchino solo sulle mie spalle, ho imparato l’importanza di andare a dormire senza aver completato tutti i compiti della giornata ma con la mente ancora lucida, ho imparato che la resistenza delle donne è, a tutti gli effetti, una anti-fragilità che permette di resistere agli urti. Non è vero che le donne hanno paura di confrontarsi tra loro, grazie al digitale siamo andate oltre l’aspetto esteriore. Con la scrittura siamo arrivate all’essenza».

Il libro è anche un progetto, aiuterà le giovani imprenditrici. «Un euro di ogni copia venduta servirà a creare una borsa d’impresa, un aiuto alle ragazze più meritevoli che vogliono lanciarsi in un’attività tutta loro». Come è nata l’idea del libro? «Me l’ha data un mio amico, non era mai stato scritto un libro solo di chat. Ed era il mio modo di dire grazie, un atto di riconoscenza verso donne che ho scoperto di amare in maniera intensa. Più che amiche, parti della mia stessa anima, perché nei momenti di maggiore difficoltà mi avevano vista crollare in ginocchio e mi avevano teso la mano per riuscire a rialzarmi».

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