Drink detox, Poke e vini rosati: tutto il gusto (naturale) dell'estate

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di Carlo Ottaviano
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Mercoledì 21 Luglio 2021, 11:19 - Ultimo aggiornamento: 22 Luglio, 16:22

La prima fu “Tintarella di Luna” di Mina all’alba degli anni Sessanta; poi i Righeira con “Vamos alla plaja”, oppure “Un’estate italiana” di Nannini-Bennato tornata di moda sull’onda del successo agli Europei. Ogni estate della nostra vita è (stata) segnata da una canzone. Una playlist si potrebbe però farla anche dei piatti: la salsa rosa ai gamberetti degli anni Sessanta, le pennette alla vodka nei Settanta, la panna ovunque a inizio Ottanta. Ma quali i tormentoni anche a tavola in questa estate 2021? A dettare legge – dall’aperitivo al dopo cena – è la semplicità di esecuzione delle pietanze unita a leggerezza e naturalità. Prima di cena si inizia sempre con un buon cocktail. «Il trend dell’anno – certifica Mattia Pastori, bartender famosissimo in tutta Italia – è quello dei mocktail». Mock sta per falso, cioè finto, perché nel bicchiere non c’è una sola goccia di alcol. Piuttosto, ingredienti naturali che riproducono il gusto dei drink famosi. Così non fanno male e anzi fanno bene, alcuni perfino nelle versioni detox, dimagranti e per questo amatissimi dalle donne. «Sono in crescita – aggiunge Pastori – tutti i distillati a gradazione zero che unendo diverse botaniche rileggono i cocktail classici in versione analcolica». La magia sta nella bravura di chi prepara la bevanda combinando sciroppi, frutta e spezie. Gli ingredienti più frequenti sono agrumi, ananas, mirtilli e melograno, da affiancare a carote, sedano, menta, cetrioli, basilico, semi di chia e mandorle. L’estro è aggiunto da curcuma e zenzero. Se in America spopola il Nogroni (l’analcolico che simula il Negroni), in Italia è nato il falso gin tonic. Il punto è comunque sempre individuare nella natura (alghe, peperoncino, erbe aromatiche) gli ingredienti capaci di restituirci al naso e in bocca gli odori e i sapori dei grandi cocktail.

PIATTO UNICO

Sull’onda lunga del Sessantotto arrivò il tempo della pasta fredda e dell’insalata di riso. Per l’antropologo Marino Niola fu la rivolta delle nuore nei confronti delle suocere sempre pronte a dire che spaghetti, maccheroni e chicchi erano scotti oppure crudi. Così le giovani mogli si affrancarono dalla schiavitù della preparazione all’ultimo minuto. Nell’anno di grazia 2021, l’innovazione si chiama Poke e arriva dalle Haway. Piatto unico coloratissimo, gustoso e salutare. Stando alle statistiche di chi consegna piatti a domicilio, durante il lockdown è stato richiesto quasi quanto le pizze, tant’è che in Italia sono stati aperti nel corso degli ultimi mesi centinaia di locali che lo preparano. A Roma sono arrivate anche le catene I Love Poke e Pokedoin (che il 30 aprirà a Fontana di Trevi). Il piatto ha origini più che popolari. Era lo spuntino – preparato nella bowl, scodella – dei pescatori delle isole del Pacifico americano, col pesce non venduto, marinato e tagliato a tocchetti, mescolato con sale, alghe e riso. L’evoluzione e il successo planetario sono arrivati unendo diverse specie di pesci (non solo i classici tonno e gamberetti) a frutta e verdure (avocado, mango, spinacini, peperoncini, cipollotti, cetrioli) e le salse tipo yuzu o teriyaki.

IL VINO È PINK

 Anche in questo caso, a testimoniare il successo sono le statistiche. I vini rosa crescono nelle preferenze dei consumatori del 20% ogni anno. Una volta erano snobbati, adesso attirano grandi produttori e perfino marchi del lusso come Lvmh che nel vino opera con Moët Hennessy. «Il consumatore – afferma Sacha Lichine di Château d’Esclans in Provenza – ha compreso che i rosé non sono vini destinati solo al pubblico femminile o fratelli minori dei grandi vini bianchi e rossi. I rosati sono sempre più apprezzati dal pubblico per le loro qualità organolettiche». Lichine coltiva da anni il sogno del Rinascimento del rosati «combinando tecniche vinicole antichissime con le più moderne innovazioni tecnologiche». Il boom dei vini rosa è fortissimo anche in Italia. Una sintesi della freschezza e complessità allo stesso tempo della tipologia è l’etichetta “11 Minutes” delle cantine Pasqua. Indica esattamente il tempo dello skin contact durante il quale si estraggono le parti più nobili delle uve e le tonalità rosate che caratterizzano il vino. Dal Veneto arriva anche l’exploit del prosecco (e di tutte le bollicine) in versione rosata autorizzate per la prima volta nell’ultima vendemmia. Una volta era la Calabria il territorio principale, adesso la regione-regina è la Puglia: “Tacco rosa” si chiama significativamente l’ultima etichetta arrivata sul mercato (il produttore è Dario Stèfano).

IL PANINO GELATO

Quale dolce, infine, per chiudere una cena estiva? La soluzione è un lievitato spalmato, farcito, accompagnato dal gelato, così da avere quasi la consistenza di una torta o di una crostata. Idea che – anticipata al pomeriggio – può essere la soluzione ideale (e sana) per la merendina o la colazione dei ragazzi. Come da sempre si fa in Sicilia con la granita con la brioscia (rigorosamente col tuppo). Il caposcuola della tendenza è il maestro del cono gelato Simone De Feo, patron della Cremeria Capolinea a Reggio Emilia. «L’ideale per un gelato gastronomico – spiega – è accompagnarlo con qualcosa da masticare: un crostino di pane, una focaccia alla romana, una veneziana salata», spiega. Insomma, una colazione-merenda servita in cono o in coppetta, assolutamente sana.

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