8 marzo, il webinar del Messaggero: il coraggio delle ucraine un modello per le donne

8 marzo, il webinar del Messaggero
di Maria Lombardi
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Martedì 8 Marzo 2022, 12:10 - Ultimo aggiornamento: 22 Marzo, 20:06

Un 8 marzo che non potremo dimenticare e non dobbiamo, «sotto l’incubo delle bombe nel cuore dell’Europa». Il primo pensiero della ministra del Sud Mara Carfagna, intervenuta al webinar del Messaggero per la Giornata internazionale delle donne, va «alle coraggiose donne ucraine, alle mamme che scappano verso la salvezza con i figli, alla ragazze che restano in patria per sostenere la resistenza». Si è parlato di loro, dei diritti delle donne in guerra - ma anche dei diritti delle donne in pace, delle lavoratrici così come delle studentesse - nel corso dell’evento condotto dalla giornalista Maria Latella e dal vicedirettore del Messaggero Alvaro Moretti e trasmesso ieri in streaming sul sito del quotidiano.

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«Il coraggio delle ucraine, un modello per tutti», sostiene Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera, intervenuta al webinar insieme ad Antonella Polimeni la rettrice dell’università Sapienza di Roma, Lucia Aleotti presidente e azionista unica di Menarini Farmaceutici, Marcella Panucci, capo di gabinetto del ministero della Funzione pubblica, Silvia Salis, vicepresidente vicario del Coni, e Simona Ventura, popolare volto tv.


IL RILANCIO

Ministra, cosa si aspetta che accada nei prossimi 12 mesi? La domanda di Maria Latella. Una “rivoluzione” al Sud, dove lavora solo una donna su tre. A partire dal «piano per l’edilizia scolastica finanziato con il Pnrr che mette al bando 5 miliardi di euro, di cui 2,5 al sud, per costruire scuole, asili nido, palestre e mense scolastiche». Nei prossimi 5 anni questi investimenti consentiranno di assumere molte donne, incentivare il tempo pieno nelle scuole e assicurare a 33 bambini su 100, in tutti i Comuni italiani, che ci sia un posto per loro negli asili nido.


Passi in avanti, senza dubbio, ma «facciamo ancora fatica a essere prese sul serio in politica», lamenta Maria Elena Boschi. «Per contare bisogna esserci e se nella scorsa legislatura non avessimo introdotto norme per facilitare l’ingresso delle donne nel Parlamento i numeri sarebbero inferiori. La presenza è importante, cambia l’agenda del Paese». Altre conquiste ci aspettano e vanno ottenute, sottolinea Boschi, «unendo le forse e rinunciando alla bandierine di partito, attraverso un’alleanza fondamentale tra uomini e donne».


Ragazze, pensateci voi. «Così motivate negli studi», sottolinea la rettrice della Sapienza, e bisogna fare in modo che lo siano anche sul lavoro e che incontrino «pari opportunità per pari capacità». Intanto servono «azioni di motivazione perché intraprendano studi stem». La forza delle donne? «Essere le più brave», non ha dubbi Lucia Aleotti. «In Ucraina e Russia abbiamo 1250 dipendenti di cui 900 donne. Perché? Perché sono le migliori. Mi piacerebbe che passasse questo concetto: non più vicinanza alle donne in quanto donne ma perché sono le migliori. Guardano il mondo il mondo con occhi più grandi degli uomini».


Ma tante volte essere le migliori non basta, Marcella Panucci, prima donna capo di gabinetto del ministero della Funzione pubblica, riconosce che «c’è qualche vincolo e limite all’accesso di donne nelle posizioni di vertice, anche nella pubblica amministrazione. Vanno supportate con la formazione e adeguati percorsi di leadership femminile».

LO SPORT


E nello sport? Le gare sono gare, e vabbé. «Ma agli uomini non è richiesto di essere campioni per essere dirigenti sportivi. A una donna sì», Silvia Salis, ex campionessa olimpica di lancio del martello e la prima vicepresidente vicario del Coni, a quell’incarico ci è arrivata carica di medaglie. «Un uomo è credibile anche se lo sport non l’ha mai praticato». Una bella differenza. Simona Ventura racconta la fatica di affermarsi come giornalista sportiva, anche le trappole che ha dovuto schivare. «Ero arrivata alla Domenica sportiva, il sogno della mia vita. Alla prima trasmissione qualcuna mi passa i risultati delle partite dell’anno prima, per fortuna me ne accorgo prima di andare in onda. Mi avevano messa alla prova. Le mie più grandi nemiche sono state le donne, ma le donne mi hanno sempre dato una mano. E io ne ho lanciate tante». Un ultimo pensiero alla guerra, «non la scatenano mai le donne - conclude Ventura - la guerra non è donna».
 

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