W20: «Un piano per mettere le donne al centro della ripresa. Parte della global tax alle imprese femminili»

W20: «Un piano per mettere le donne al centro della ripresa. Parte della global tax alle imprese femminili»
di Maria Lombardi
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Giovedì 15 Luglio 2021, 13:31 - Ultimo aggiornamento: 20:47

Un grande piano contro gli stereotipi di genere in tutti i paesi del G20, entre tre anni. Un punto del 15% della global tax da destinare all'incremento delle piccole e medie imprese femminili. E ancora: «più accesso al credito, più formazione, più possibilità di contare, più valore al merito, più lavoro e più di qualità, più infrastrutture sociali, meno carico di lavoro familiare, più rispetto, meno violenza», Linda Laura Sabbadini, Chair del W20 (l'engagement group del G20 dedicato alla parità di genereelenca i punti principali del comunicato conclusivo del summit di tre giorni a Roma.  La direttrice dell'Istat consegna all'ambasciatore Luigi Mattiolo, Sherpa italiano del G20, il "Communqué", con le proposte elaborate nel corso del summit a cui hanno preso parte, tra gli altri, la numero due dell’ONU Amina Mohammed, la presidente della Commissione Europea Ursula Van der Leyen, il commissario UE all’Economia Paolo Gentiloni, la presidente del Senato Elisabetta Casellati, i ministri Bonetti, Orlando, Giovannini, Colao e Speranza. Il passaggio della pergamena rappresenta l’impegno del G20, in programma ad ottobre 2021, nel promuovere una ripresa centrata sul protagonismo femminile.

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IL COMUNICATO

«La ripresa o sarà donna o non sarà sostenibile», esordisce Linda Laura Sabbadini, illustrando il testo a cui si è arrivato dopo un lungo lavoro di mediazione tra le 98 delegate dai 20 paesi del mondo. «Il G20 ha l’opportunità, con la dichiarazione dei leader di Roma di dare una svolta epocale, mai successo nella storia del G20. Noi società civile delle donne siamo qui per contribuire con le nostre proposte e la nostra ricchezza. Fatene buon uso». La richiesta del W20 è che la dichiarazione del leader accolga le proposte del summit e che la road map sull'uguaglianza del summit sia allegata al testo conclusivo del G20.

 Si parte con una raccomandazione generale. «Non vogliamo più sentir parlare di inclusione quando si parla di strategia di genere - spiega Sabbadini - le donne sono la metà del mondo, non sono una minoranza. Noi siamo incluse già. Quando parlate di parità di genere dovete far riferimento al’’empowerment delle donne che è potere ma non solo, è essere messe in condizione di contare, di essere protagoniste, di governare. Le donne non vogliono elemosine. L’uguaglianza di genere deve essere messa al centro delle politiche di ogni Paese, è il punto focale della vera ripresa, economica e culturale, la diversity arricchisce le politiche».

«Nel Communiqué si sottolinea il bisogno di investire nella medicina di genere, di garantire uguali diritti di accesso alle finanze per l’imprenditoria femminile, di assicurare l’accesso alle nuove tecnologie per l’upskilling e il reskilling delle donne in campo digitale», continua Sabbadini. «Un’attenzione particolare è dedicata, per la prima volta, alla violenza sulle donne e sulle bambine per cui sono necessarie politiche sistematiche e permanenti di tutti i governi. Anche la transizione ecologia è considerata una grande occasione per le donne, ed è necessario dare uguali opportunità nei green jobs. È fondamentale ridurre il gap lavorativo e salariale con gli uomini, non a loro discapito, ma con l’aumento dell’occupazione femminile». E poi la richiesta di un impegno, con una data ben precisa. «Chiediamo al G20 - conclude la Chair - di garantire alle donne il 50% dei luoghi decisionali entro il 2030. Più i governi e la presidenza del G20 riusciranno ad andare avanti insieme, più il futuro sarà rosa. Avanti con la forza delle donne per cambiare il mondo». Anche la von der Leyen, aprendo il summit, aveva indicato lo stesso orizzonte temporale: parità entro il 2030.

C'è voluto un delicato e impegnativo lavoro di sintesi per arrivare alle conclusioni, ci si è confrontati sui temi della violenza e sui termini da usare, se riferirsi al mondo femminile, quando si parla di empowerment, o allargare la visione, come avrebbero voluto alcune delegate. Ma alla fine si è arrivati a un testo condiviso. 

GENTILONI

Le donne al centro della ripresa che dovrà essere «sostenibile ed inclusiva», raccomanda il commissario Ue per l'Economia, Paolo Gentiloni, intervenendo in mattinata al summit W20 in corso a Roma che si conclude oggi. Al termine dei lavori, nel pomeriggio, sarà ufficialmente consegnata la dichiarazione

«L'uguaglianza di genere non è solo un imperativo morale o una questione di equità, fa bene anche alla crescita», secondo il commissario che parla in un videomessaggio. Le analisi economiche Ue «indicano che l'aggiunta di donne alla forza lavoro stimola la crescita economica», sottolinea Gentiloni, mettendo in evidenza l'importanza delle misure incluse nei piani nazionali di ripresa finanziati dal Next Generation Eu per promuovere la parità di genere. «L’Unione Europea si attesta come leader della gender equality e siamo molto orgogliosi di questo, ma dobbiamo promuovere strategie per superare definitivamente il gap lavorativo e salariale. Con la ripresa post Covid, - conclude Gentiloni - dobbiamo rappresentare maggiormente le donne, promuovendo l’empowerment femminile in tutti gli aspetti della vita». Un passo avanti  decisivo va fatto, secondo il commissario, sul fronte della parità retributiva, «un principio fondamentale in una società moderna ed equa, ma che ancora ci sfugge».

LA VICEPRESIDENTE SPADONI

La vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni ricorda che«i rappresentanti delle Istituzioni hanno «un compito preciso: tutelare e rafforzare l'emancipazione femminile investendo in tutte quelle misure che incentivino l'occupazione delle donne e che colmino la disparità salariale. É nostro dovere abbattere tutti i pregiudizi e gli stereotipi culturali che fanno sì che tante donne, quotidianamente, siano discriminate e sfruttate. Nonostante le donne siano più istruite, tendono a fare meno carriera e a percepire retribuzioni più basse. La politica deve intervenire in loro sostegno garantendo dei servizi e svicolandole dai lavori di cura che portano via molte ore preziose, facendole così rinunciare a mansioni di rilievo o alla possibilità di fare carriera». 

RAGGI E ZINGARETTI

La proposta della sindaca di Roma Virginia Raggi per risolvere la questione della disparità sul lavoro. «A mio avviso una delle misure fondamentali dovrebbe passare dalla obbligatorietà del congedo parentale per i padri per lo stesso periodo previsto per le madri, in modo tale che nel primo anno di vita il bambino possa passare lo stesso tempo con il padre e con la madre e che i datori di lavoro sappiano bene che non ci sono differenze nelle assunzioni o nelle progressioni di carriera tra uomini e donne». Secondo Raggi oggi «sono questi i principali ostacoli della maternità, un fatto assolutamente naturale nella vita di una donna e di una famiglia che però viene utilizzato come discriminazione. Noi dobbiamo rimuovere questa discriminazione».  

Il governatore  Nicola Zingaretti ricorda che la Regione Lazio è stata «la prima in Italia ad avere introdotto una legge sulla parità salariale», che sta già dando i primi risultati. «Dobbiamo avere chiaro l’obiettivo: non vogliamo tornare all’Italia e all’Europa pre-covid. Troppo spesso le donne pagavano il prezzo più alto, adesso ci dobbiamo impegnare per costruire un nuovo sistema».

I BAMBINI

A causa della pandemia, 11 milioni di ragazze rischiano di non tornare mai più a scuola, con impatti potenzialmente devastanti sulla loro salute, sulla loro sicurezza e sul loro benessere. È quanto denuncia Save the Children in occasione del Women-20 Summit «La perdita dell'opportunità di ricevere un'istruzione espone bambine e adolescenti al rischio - afferma Save the Children - di sfruttamento del lavoro minorile, matrimoni e gravidanze precoci, con una situazione che nell'ultimo anno è peggiorata drammaticamente». Secondo l'organizzazione «se a livello globale, infatti, i minori dei paesi più poveri hanno perso il 66% in più di giorni di scuola rispetto ai coetanei che vivono nei paesi più ricchi, la situazione è ancora più grave per le bambine: nei paesi a basso reddito hanno totalizzato, in media, il 22% in meno di giorni d'istruzione rispetto ai loro coetanei maschi. Anche se nei paesi più ricchi il gap di genere è minore (le ragazze hanno perso oltre il 3% d'istruzione rispetto ai coetanei dell'altro sesso), bambine e ragazze restano svantaggiate: basti pensare che alla fine del 2020, nel nostro paese, più di 1 ragazza su 4, tra i 15 e i 29 anni, era intrappolata nel limbo dei Neet, cioè coloro che non studiano e non lavorano».

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