Il ragazzino vuol vivere con mamma, l'avvocato Pillon evoca lo spettro della alienazione parentale

Lunedì 25 Gennaio 2021 di Franca Giansoldati
Il ragazzino vuol vivere con mamma, l'avvocato Pillon evoca lo spettro della alienazione parentale

Al centro, anche stavolta, c'è un bambino conteso e una separazione molto, molto conflittuale. Anche stavolta è una mamma che ha fatto partire il procedimento ignara delle conseguenze. L'ex marito per difendersi meglio ha chiamato come difensore il senatore, avvocato Simone Pillon che nella difesa ipotizza una «coazione psicologica da parte della madre sul minore», insinuando il «conflitto di lealtà» e chiedendo «un monitoraggio del minore da parte dei Servizi sociali del territorio», fino a «una richiesta di decadenza della responsabilità genitoriale» materna. In pratica il rischio è di sfociare in quella che viene chiamata alienazione parentale. 

La alienazione parentale indica un disagio psichico vissuto dai figli in contesti di separazioni conflittuali a causa del plagio di uno dei due genitori. Secondo il neuropsichiatra Richard Gardner la Pas sarebbe una forma di violenza emotiva, capace di produrre significative psicopatologie sia nel presente che nella vita futura dei bambini coinvolti, anche se è una teoria molto controversa, e nessuna sentenza della Cassazione l'ha mai affermata e la Società Italiana di psichiatria la ha definita «priva di presupposti clinici, di validità e di affidabilità».

Motivo per cui, il caso in questione, è stato segnalato – come centinaia e centinaia di altri casi simili – alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio. Un fenomeno nazionale sempre più esteso.

In questi anni la mamma, che chiameremo Cinzia, di professione insegnante, ha fatto incontrare regolarmente il bambino con il padre seguendo tutte le indicazioni che gli venivano fornite e il percorso stabilito in sede giudiziale, anche se per ragioni di lavoro Cinzia si era dovuta nel frattempo trasferire al nord. Il bambino seguendo la mamma a Torino si era integrato perfettamente con i nuovi compagni di scuola e la nuova realtà.

Il procedimento tra Cinzia e il suo ex (che non ha mai accettato la separazione) è sfociato nella richiesta di una consulenza tecnica di ufficio (Ctu) proprio quando il giudice aveva fissato le ‘precisazioni per le conclusioni’. 

La Ctu senza verificare la vita del bambino nella sua realtà, aveva descritto un ragazzino sofferente, ipotizzandogli anche un sospetto di spettro autistico. Tanto è bastato per disporre che il piccolo venisse strappato alla mamma e trasferito per un anno in Sicilia, dal padre, allontanandolo da un giorno all'altro dalla scuola, dagli amici, dallo sport che nel frattempo aveva frequentato integrandosi perfettamente. La mamma, anche a causa del Covid, l'anno scorso ha potuto vedere suo figlio solo attraverso le videochiamate. 

Il bambino però nella nuova realtà siciliana ha dimostrato di non integrarsi affatto. Il giudice ha così disposto ben tre ascolti del minore dai quali è emersa la precisa volontà del ragazzino di tornare alla vita di prima, con la madre. Cosa che è avvenuta alcuni mesi fa. Il padre, nel frattempo, in vista delle conclusioni definitive della vicenda giudiziaria fissata per il mese di febbraio, ha cambiato la difesa e scelto come avvocato il senatore Simone Pillon.

«Il bambino per cinque anni- racconta Cinzia alla Dire- andava dal papà regolarmente, è andato a vivere con lui per un anno intero e ha detto poi al giudice che preferiva tornare da me e ora il padre sceglie come difensore Pillon perché vogliono a tutti i costi, addirittura tardivamente, tirar fuori l’alienazione parentale, il condizionamento, la manipolazione che io eserciterei su mio figlio. Dopo un anno presso il padre? A 13 anni? Proprio non si vuole dare ascolto a quanto espresso da mio figlio, che non ce la fa più…».

Una “famiglia disgregata”, questo il termine che appare nelle note dell’avvocato Pillon che riporta alcuni passaggi della relazione della psicologa di parte che parla di Paolo come di un ragazzino in “conflitto di lealtà”. «Per il senatore Pillon– sottolinea Cinzia- il diritto alla richiesta di divorzio diventa una famiglia disgregata, lì dove il suo ddl prevede la mediazione obbligatoria anche nei casi di denunce e violenze?».

L’avvocato Andrea Coffari, legale della mamma, nella sua replica al ricorso di Pillon riporta che «proprio in forza dei bisogni manifestati dal minore, il giudice ha finalmente disposto che il bambino potesse tornare da sua madre; pretendere che, dopo questo itinerario giuridico complesso, sofferto e faticoso, il bambino debba nuovamente, per la seconda volta e contro la sua volontà, tornare in Sicilia, è una richiesta insensata, che apertamente ferisce le aspettative di Paolo, vìola i suoi diritti e attenta al suo equilibrio».

Nel frattempo i Servizi sociali di Torino, intervenuti immediatamente, descrivono un «minore visibilmente sofferente che ha espressamente verbalizzato la volontà di rimanere presso l’abitazione materna». Il ragazzino ha precisato con chiarezza: «A me piace stare con papà e gli voglio bene… solo che adesso mi sto stancando. Ogni volta che lo vedo mi fa sentire in colpa perchè ho voluto trasferirmi qui con la mamma. Lo so che lui ci è rimasto male, ma io voglio stare qui. Ho le mie cose qui, ho tutto. Ogni volta che siamo insieme lui parla sempre male di mamma… Io sono stanco, non ce la faccio più».

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