«Stai zitta giornalista»: un libro raccoglie gli insulti contro le donne che fanno informazione

Lunedì 22 Febbraio 2021 di Valentina Venturi
La giornalista Paola Rizzi

Un catalogo di insulti scientificamente censiti come «cessa», «maestrina», «troia», «vai a fare la calza», «meriti di morire», «sei solo brava con la bocca», «un mostro di bruttezza e cattiveria», «strega», «a te non ti stupra nessuno»,«la vedo bene come cassiera», «le donne utilizzano il sesso per fare carriera». Quella che potrebbe sembrare una raccolta di boutade è la violenta realtà che vivono le donne nel mondo del giornalismo, tutti i giorni.

Storie professionali su cui si riversano offese. Ad aggravare questa sconcertante realtà c'è la consapevolezza che gli autori non sono solo leoni da tastiera solitari, ma sempre più spesso sono squadre di odiatori organizzati il cui scopo è silenziare il lavoro delle giornaliste. Tutti questi ignobili epiteti sono stati raccolti nel volume "#STAIZITTA GIORNALISTA! dall’hate speech allo zoombombing quando le parole imbavagliano" di Silvia Garambois e Paola Rizzi, per il progetto Digital First di Edizioni All Around, nella collana Studi della Fondazione Murialdi. Il libro nasce dalla collaborazione con GIULIA l’associazione cui si deve anche la realizzazione della “Mappa dell’intolleranza” di Vox-osservatorio sui diritti, insieme con alcune università come la Statale e Cattolica di Milano, la Sapienza di Roma e la Aldo Moro di Bari.

Il volume raccoglie le testimonianze di alcune giornaliste che gli insulti se li sentono ripetere tutti i giorni, sui propri profili social o nelle mail, quando sono impegnate su fronti caldi come l’immigrazione, la politica, il crimine organizzato, o da professioniste particolarmente esposte, attaccate non per quello che dicono ma per quello che sono, ossia donne, passibili per questo di denigrazione misogina e di minacce di stupro. 

C'è per esempio Marilù Mastrogiovanni che dal 2007 è sotto "vigilanza dinamica" da parte delle forze dell'ordine a tutela della sua incolumità. Nel marzo 2019 la prefetta di Lecce ha innalzato le misure di protezione disponendo la scorta in Salento, dove ha vissuto fino a un anno prima, quando le intimidazioni si sono fatte più pesanti ed è stata costretta al trasferimento nel capoluogo pugliese.

Le prefazioni dell’onorevole Laura Boldrini, della Commissaria Agcom Elisa Giomi e del professor Federico Faloppa, coordinatore della Rete nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni d’odio, sottolineano ed evidenziano la realtà, mentre Vittorio Roidi, presidente della Fondazione per il giornalismo Paolo Murialdi, precisa nell'introduzione: «L’odio contro le donne e il loro giornalismo. L’attacco sessista, le minacce, gli insulti beceri, un quadro preoccupante che mai avevamo visto […] Difendere le giornaliste insultate e minacciate significa combattere il malaffare economico, politico e social che si nasconde dietro questa odiosa persecuzione. Ed è una battaglia che devono combattere i soprattutto i maschi, perché fra di loro si trovano gli odiatori». 

 

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