Spagna, tre giorni al mese di congedo mestruale. Approvazione della legge: in Italia testo fermo dal 2016

Spagna, tre giorni al mese di congedo mestruale. Approvazione della legge: in Italia testo fermo dal 2016
di Francesco Malfetano
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Giovedì 12 Maggio 2022, 14:17 - Ultimo aggiornamento: 21:28

Tre giorni al mese di congedo per le donne che hanno il ciclo mestruale. È uno dei punti chiave di una nuova legge in Spagna che il governo di Madrid si prepara a discutere martedì prossimo in Consiglio dei ministri. Il ddl, che quindi potrebbe ancora subire qualche variazione, rappresenterebbe il primo vero esempio di un testo di questo tipo adottato all'interno dei paesi europei.

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Fino ad oggi infatti, più o meno ovunque, l'iniziativa a tutela di milioni di donne è stata lasciata alle singole aziende. Se è vero che gli esempi non sono pochi - dal mobilificio francese all'inglese Coexist - è del tutto evidente come un intervento esteso sarebbe quanto mai necessario. Dati alla mano, anche in Italia. Secondo l'ospedale Bambin Gesù infatti, la dismenorrea (il termine con cui si indicano le mestruazioni dolorose) riguarderebbe fino al 90% delle donne e delle adolescenti italiane, rappresentando il primo motivo di assenza lavorativa e scolastica.

E stando ai dati riportati dal Ministero della Salute infatti, in Italia solo le donne con diagnosi conclamata di endometriosi sono almeno 3 milioni, con un picco nella fascia di età tra i 25 e i 35 anni. Non a caso, al netto delle aziende che già riconoscono questo diritto alle proprie dipendenti (tra cui anche Nike, dal 2007), il congedo retribuito è legge in Corea del Sud dal 2001, in Giappone dal 1947 e in Indonesia dal 1948, e se ne discute tanto in Lussemburgo quanto negli Stati Uniti. E l'Italia? 

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LA PROPOSTA ITALIANA
Qui è tutto fermo al 2016. E cioè a quando le deputate del Partito democratico Romina Mura, Daniela Sbrollini, Maria Iacono e Simonetta Rubinato hanno presentato un disegno di legge alla Camera. Il testo però si è perso nei meandri delle Commissioni e non ha mai terminato l'iter consultivo, finendo per essere derubricato di fatto dall'agenda delle priorità parlamentari. In ogni caso prevedeva che le lavoratrici con contratto subordinato e parasubordinato, full o part time, nel settore sia pubblico che privato, potessero beneficiare di tre giorni di permesso al mese, senza detrazioni dallo stipendio, per il malessere provocato dal ciclo. Ovviamente per usufruirne sarebbe stato necessario presentare al datore di lavoro un certificato medico specialistico (da rinnovare annualmente) che attestasse la dismenorrea. Tuttavia, appunto, l'iter è rimasto paralizzato. 

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