COVID

Lo smart working? Un'altra trappola per le donne: anche con l'uomo in casa il lavoro di cura resta sulle loro spalle

Martedì 13 Aprile 2021 di Vanna Ugolini
Lo smart working? Un'altra trappola per le donne: anche con l'uomo in casa il lavoro di cura resta sulle loro spalle

Lo smart working? Non ha migliorato la vita delle donne, nemmeno in quei casi in cui anche il marito condivideva lo spazio familiare per lavorare. E' quanto emerge da uno studio fatto da quattro economiste, Daniela De Boca, Noemi Oggiero, Paola Profeta e Mariacristina Rossi chehanno pubblicato la loro ricerca sul portale Lavoce.info.
 La presenza fisica in casa dei compagni, mariti, padri, avrebbe dunque rafforzato gli stereotipi di genere e allargato il gap tra uomini e donne nel mercato del lavoro, mandando in frantumi quanto si credeva che stesse avvenendo tra le pareti di casa durante il lockdown: un aumento della consapevolezza da parte degli uomini dell'importanza del lavoro di cura. 

La ricerca svolta dalle economiste riguarda le due ondate della pandemia: il lockdown di marzo e il periodo successivo, dopo l'estate, a partire da ottobre quando i contagi sono ricominciati in maniera importante. Durante la seconda ondata, però, i decessi sono continuati più a lungo, perchè il lockdown è stato meno restrittivo. 

Le quattro economiste hanno valutato i dati presenti nel progetto europeo Clear che si è basato si una serie di interviste fatte a un campione di donne che nel 2019 avevano un lavoro. Le donne sono state successivamente sentite in più riprese con questionari che hanno cercato di indagare sia sulla loro situazione professionale e familiare sia sulla relazione con i partner e sui cambiamenti all'interno della famiglia.

Secondo la ricerca pubblica su lavoce.info sono emerse queste situazioni: «Emerge che, nella prima ondata, più uomini che donne hanno continuato a lavorare al posto di lavoro usuale, più donne che uomini hanno lavorato da casa e un numero maggiore di uomini ha perso il lavoro - scrivono le quattro economiste autrici della ricerca -  Nella seconda ondata invece più donne e più uomini restano al lavoro usuale rispetto alla prima fase (perché le misure sono meno restrittive e continuative), ma più donne che uomini lavorano da casa e perdono il lavoro».

La ricerca ha analizzato anche le ore di lavoro di cura durante le due ondate: anche quando entrambi i partner sono a casa, il lavoro di cura grava maggiormente sulle spalle di lei. L'aiuto del partner arriva in parte per la cura dei figli.

Lavoro in famiglia

«L’analisi della distribuzione del tempo dedicato al lavoro familiare, nelle varie combinazioni di modalità di lavoro, illustra come le donne lavorino più ore in famiglia. – spiegano le ricercatrici - In quasi tutte le possibili combinazioni di modalità lavorative le donne dedicano, infatti, più ore dei loro partner al lavoro domestico. La differenza più significativa emerge nelle famiglie in cui gli uomini continuano a lavorare sul posto di lavoro mentre le donne lavorano da casa (1,81 ore). Nella situazione opposta, in cui le donne continuano il lavoro precedente alla pandemia e gli uomini lavorano da casa, le donne dedicano comunque più tempo al lavoro familiare degli uomini (2,92 contro 1,40 ore al giorno). La distribuzione del lavoro familiare penalizza le donne anche nelle situazioni simmetriche, ossia anche quando entrambi i membri della coppia lavorano da casa».

Il risultato di questa ricerca conferma le preoccupazioni che riguardano la condizione femminile e il gap di genere negli ambienti di lavoro durante il periodo della pandemia: le donne sono state forse l'unico collante per il nucleo familiare, facendosi carico in maniera maggiore della chiusura dei servizi, scuola in primis. Hanno sopperito anche al fatto che non sempre i nonni sono potuti essere d'aiuto, in quanto si sono dovuti proteggere loro stessi dal contagio stando lontano da figli e nipoti. 

Le conclusioni della ricerca sono molto preoccupanti: «La situazione di emergenza che continua anche nel 2021 può provocare un potenziale peggioramento del divario di genere nel mercato del lavoro. Come mostra il rapporto Global Gender Gap 2021 se l’Italia è migliorata nella classifica generale, grazie ai progressi nell’ambito della partecipazione politica, è invece crollata agli ultimi posti per quanto riguarda la partecipazione economica».

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