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Paola Manfroni, direttore creativo di Marimo, agenzia di comunicazione al femminile: «Stop al vittimismo, la diversità è potenza»

Paola Manfroni Marimo
di Valentina Venturi
3 Minuti di Lettura
Giovedì 26 Agosto 2021, 16:51 - Ultimo aggiornamento: 16:53

La conferma è quotidiana: la comunicazione è probabilmente il mezzo più diretto per affrontare le tematiche di uguaglianza di genere e la cultura dell’inclusione. Sarà forse per questo che il team dell’agenzia indipendente "Marimo" è tutto al femminile? Secondo Paola Manfroni, Partner e Chief Creative Officer di Marimo, è una strada contemporanea per tradurre e visualizzare i mutamenti della società.

"Marimo" è un'agenzia di comunicazione al femminile fondata in tempi “non sospetti”. Da dove è nata l’idea?

«Non so dire quanto i tempi fossero sospetti. In quegli anni si apriva l’opportunità per agenzie indipendenti di intercettare parte del budget di clienti internazionali in cerca di strade alternative alla "navigazione da crociera” offerta dai grandi network. Avevamo l’esperienza giusta per farlo e l’abbiamo fatto. Non ci accorgiamo di essere “al femminile” finché qualcuno non ce lo fa notare».

La strategia di comunicazione di genere pensa sia cambiata? E come?

«Le sensibilità collettive cambiano continuamente, il nostro lavoro le intercetta e le amplifica. Da qualche anno e grazie alla iperconnessione digitale i cambiamenti nella società vanno a una velocità nuova. Il mondo femminile smette di chiedere, è stanco di autorappresentarsi come vittima, sta cominciando piuttosto a esercitare l’autonomia, e a cambiare i paradigmi, imprimendo una svolta alle culture patriarcali di provenienza».

Ha mai rifiutato qualche tematica o cliente per questioni di genere? Fate delle scremature?

«No, non è mai capitato e no, non facciamo scremature se non quelle che derivano dalla valutazione di serietà delle aziende e attrattiva dei progetti».

Per il nuovo payoff e la nuova brand identity di "Valore D", prima associazione di imprese in Italia che dal 2009  sceglie l’equilibrio di genere e l’inclusività, ha lavorato un team tutto al femminile. Una scelta ponderata?

«Come detto prima, capita: se si lasciano aperte tutte le possibilità a volte si formano gruppi misti, a volte di soli uomini, a volte di sole donne. Però purtroppo l’ultima ipotesi fa notizia. Abbiamo inserito queste 3 parole all’interno di un comunicato lungo 2000 battute: l’87 per cento delle testate ha scelto di farci il titolo».

Un risultato appagante?

«Abbiamo lavorato con passione per fare emergere nel modo più chiaro e diretto possibile quello che, come "Marimo", riteniamo un tema culturale chiave per lo sviluppo della società italiana. Sia pure su un argomento differente consideriamo il lavoro per "Valore D" molto sintonico e coerente con il progetto pubblico appena realizzato a Roma, La Costituzione più bella del mondo. Abbiamo disegnato i principi base della Costituzione Italiana trasformandoli in icone grafiche facilmente leggibili e li abbiamo messi a disposizione di tutti con un murale alla Garbatella. Per "Marimo" il valore simbolico dei due lavori è identico: usare il design per scopi sociali, facilitare la conoscenza, promuovere cultura condivisa e sviluppo».

Quale obiettivo vuole raggiungere il claim “La diversità è potenza”?

«Si intende stabilire un principio che vada oltre la diversità di genere: la diversità è faticosa, quindi l’essere umano che di base è pigro tende ad evitarla. Però è premiante: è una spinta vitale che aiuta sia ad avere migliori risultati come aziende che migliori percorsi di vita come individui. Nel claim è sintetizzato il contributo culturale che le donne e "Valore D" vogliono portare all’evoluzione dei valori di impresa».

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