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Un manifesto per difendere le donne dall'odio social. Rosy Russo: «Cresce la violenza verbale»

Un manifesto per difendere le donne dall'odio social. Rosy Russo: «Cresce la violenza verbale»
di Valentina Venturi
3 Minuti di Lettura
Domenica 27 Giugno 2021, 16:01

L'odio in rete è tornato ai livelli di quattro anni fa: nel 2017 era al 65%, nel 2019 era calato fino a raggiungere il 59% ma nel 2021 ha già registrato una crescita del 64%. All'interno di questa percentuale la donna è il soggetto che subisce più odio, volgarità ed insulti online: l'hate speech. I risultati dell'indagine su 800 italiani maggiorenni è stata effettuata da Swg per Parole O_Stili, associazione nata a Trieste nell'agosto 2016 e che ha come unico obiettivo la promozione di un linguaggio rispettoso e civile nell'utilizzo dei social. A crearla è stata una donna: Rosy Russo. «L'ostilità e le violenze verbali di genere - spiega - purtroppo fanno parte del nostro vissuto quotidiano».
LA VOLGARITÀ
Dagli ultimi dati emersi da VOX - Osservatorio Italiano sui Diritti, le parole più diffuse contro il genere femminile sono le più volgari che si possa immaginare. «C'è un dato particolare da rilevare per quanto riguarda questo tipo di insulti» prosegue Russo. «Hanno a che fare sempre ed esclusivamente con l'aspetto fisico ed il sesso della donna. Diventano quindi doppiamente offensivi perché legati ad una sfera più intima».
Parole O_Stili ha iniziato un'attività di divulgazione sul tema dell'hate speech partendo dalla rete, fino ad arrivare alle aziende, passando per lo sport, la politica, la pubblica amministrazione, la scienza e il mondo dell'infanzia. «È importante come prima cosa agire a livello educativo e culturale. La nostra associazione, nello specifico, è impegnata su questo fronte attraverso la creazione di strumenti didattici che portano in classe percorsi di formazione e riflessione sul linguaggio inclusivo di genere, proprio perché crediamo che lo strumento più importante sia sempre quello educativo. Lavoriamo sulla prevenzione, oltre che con le nuove generazioni, anche con le aziende».
L'EDUCAZIONE
Il principio fondante è ancora una volta l'educazione: educare per rendere paritario il rapporto tra uomo e donna, saper tenere la giusta distanza dall'insulto, per proteggersi dalle offese. «Uno dei primi sintomi di comunicazione ostile - sottolinea Russo, che ha ricevuto la Medaglia di Rappresentanza del Presidente Mattarella per l'edizione 2018 e 2019 del Festival della comunicazione non ostile - lo riscontriamo quando ci accorgiamo che, nonostante la parola sia gentile ed educata, il tono, le allusioni e i non detti ci fanno comunque sentire a disagio e ci fanno provare sentimento di frustrazione; ovviamente l'ostilità può essere rintracciata in stereotipi o frasi fatte». Grazie ai contributi di oltre cento tra giornalisti, docenti, sociologi, educatori e professionisti della comunicazione è stato stilato il Manifesto della comunicazione non ostile («un impegno di responsabilità condivisa, per rendere la rete un luogo accogliente e sicuro per tutti»).
Un decalogo ad oggi sottoscritto da oltre 300 sindaci d'Italia, tradotto in 34 lingue ed entrato nelle scuole attraverso un percorso di educazione civica con oltre 350 schede didattiche e una piattaforma di cittadinanza digitale realizzata in collaborazione con il MIUR: sono state realizzate oltre 2000 ore di formazione per insegnanti e studenti, coinvolgendo 25.000 insegnanti e un milione di studenti.
LE REGOLE
Ma c'è dell'altro: il Manifesto è stato declinato in otto diversi ambiti per coinvolgere esponenti di ogni settore, in particolare coloro che hanno subito e subiscono insulti e minacce sui social. Il primo principio di stile del Manifesto recita: «Virtuale è reale. Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona». Non esiste un'unica regola da rispettare sui social quando si parla di e con le donne perché, come sottolinea Rosy Russo: «Le relazioni sono il cuore della nostra vita e non dovrebbero tener conto del colore della pelle, del genere o dell'orientamento sessuale. Dobbiamo imparare ad abitare un mondo dove virtuale e reale convivono con la stessa dignità».
 

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