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Mamme sotto accusa in lotta per i loro figli, 1500 casi alla Commissione sul femminicidio

Mamme sotto accusa in lotta per i loro figli, 1500 casi alla Commissione sul femminicidio
di Franca Giansoldati
4 Minuti di Lettura
Sabato 26 Marzo 2022, 13:33 - Ultimo aggiornamento: 13 Aprile, 17:39

Madre ostativa, madre alienante, madre malevola. Ci sono molti modi per trasformare la vita delle donne in un inferno. A volte è sufficiente la perizia di un tribunale. Proprio come ha provato, in questi lunghi nove anni sulla sua pelle e su quella del suo bambino, Laura Massaro, una signora romana che, come altre mamme, durante una burrascosa separazione dal marito, è stata ritenuta una madre cattiva in base ad una perizia basata sulla cosiddetta sindrome della alienazione parentale PAS - una teoria psicologica ritenuta ormai priva di basi scientifiche, già messa al bando dall'Oms, dalla Convenzione di Istanbul (ratificata anche dall'Italia) e appena due giorni anche da una importante ordinanza della Corte di Cassazione, la numero 286/2022.
In pratica i giudici hanno accolto il ricorso della signora Massaro e hanno annullato la decisione di decadenza della sua responsabilità genitoriale sul figlio minore, rigettando di conseguenza il trasferimento del piccolo in una casa-famiglia («l'uso della forza in fase di esecuzione è fuori dallo Stato di diritto»).
CONTESE
Secondo quanto era stato disposto anni prima dalla Ctu, lo strumento peritale che nei tribunali permette di acquisire informazioni per guidare poi il Giudice stesso, Laura non avrebbe potuto fare la mamma, non era stata ritenuta idonea perché giudicata ostativa. Peccato solo che in questi anni di vicende dolorosissime nessun perito, assistente sociale, magistrato abbia mai interpellato il ragazzino medesimo, chiedendogli quale fosse il suo desiderio maggiore, se restare a casa con la madre oppure finire in una casa famiglia (senza mai vedere la madre), come avrebbe indicato il padre pur di togliere il figlio conteso alla consorte. Peccato pure che in questi anni il ragazzino terrorizzato all'idea di essere strappato alla sua vita, alla normalità, ai suoi amici abbia sviluppato forme di ansia talmente acute da avergli causato problemi di salute piuttosto seri.
Laura Massaro per far fronte a quella che ha sempre definito una «violenza istituzionale» si è battuta senza riserve facendo sit-in davanti a Montecitorio, sciopero della fame, appelli a vari ministri della Giustizia fino ad approdare alla Commissione sul Femminicidio dove di casi come questo, purtroppo - da quando la senatrice Valeria Valente ha dato vita ad una indagine conoscitiva ne sono affiorati almeno 1500. Un numero altissimo, impressionante.
TRIBUNALI
Il calvario di tante donne è sempre lo stesso, riprodotto nella medesima definizione di madri ostative in base a perizie firmate da psicologi che si basano sulla cosiddetta Pas, in cause in atto in diversi tribunali. Venezia, Roma, Bologna, Firenze. Il numero pur essendo considerevole sarebbe solo della punta di un iceberg, poiché tante mamme messe di fronte al dilemma se separarsi da un marito violento affrontando il rischio di perdere la genitorialità nel caso vi fosse una perizia basata sulla PAS, preferiscono non denunciare i compagni evitando di replicare la via crucis di Laura. A questo si aggiunge che molte donne non hanno nemmeno i mezzi finanziari per affrontare estenuanti battaglie legali nelle aule dei tribunali.
I casi finora documentati alla Commissione Femminicidio raccontano storie drammaticamente simili: Frida, Maddalena, Anna, Ginevra, Paola, Francesca. Nel caso di Laura la Cassazione ha stabilito un principio sacrosanto: che «in tema di affidamento dei figli, l'ascolto del minore infra-dodicenne capace di discernimento, costituisce adempimento previsto a pena di nullità, atteso che è espressamente destinato a raccogliere le sue opinioni e a valutare i suoi bisogni». La senatrice Valente ha fatto notare che finalmente la alienazione parentale è stata condannata dalla Suprema Corte e messa al bando proprio nel «superiore interesse del minore che finalmente viene rimesso al centro anche rispetto al diritto alla bi-genitorialità». I giudici hanno anche riconosciuto che il rispetto del bambino e la bi-genitorialità non sempre coincidono, sicché di fronte alla necessità di ricostruire un rapporto con il padre occorre prima considerare il trauma del piccolo nel distacco con l'unico affetto, quello della mamma.
ISTANBUL
Qualche mese fa i Centri Antiviolenza e gli avvocati che si occupano delle vittime hanno diffuso i risultati di una ricerca nazionale nella quale è emerso che nei tribunali civili e in quelli per i minori la Convenzione di Istanbul non viene applicata sull'affidamento dei figli, e che nel 74,1% dei casi l'alienazione parentale viene ancora citata nelle relazioni delle Ctu.
 

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