COVID

Donne sempre più fragili nel post Covid, Parlamento Ue: «Così parità raggiunta fra 65 anni»

Sabato 23 Gennaio 2021 di Vanna Ugolini
Distribuzione di mascherine da parte della Protezione civile

Prima le donne e i bambini. Non, però, per mettersi in salvo: donne e bambini sono le prime vittime di questa pandemia che si sta trasformando in una tempesta di fuoco che sta riducendo in cenere diritti, lavoro, salute, accesso alle cure, all'istruzione. Quelli, insomma, che sono i diritti fondamentali delle persone.

Una pandemia che uccide le persone ma anche le speranze di quelle fasce sociali che sono più fragili, ribadendo le ingiustizie e rimarcando i confini delle differenze che anni di politiche per la parità, per l'accesso alla salute, per l'estensione dei diritti ai soggetti più vulnerabili avevano invece cercato di sfumare.

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Stiamo camminando su un crinale pericoloso e tagliente e il rischio di cadere dalla parte sbagliata,  quella che cancella le possibilità, taglia i servizi, accorcia gli orizzonti e le possibilità di crescere in maniera equilibrata.

La Risoluzione approvata giovedì scorso, 21 gennaio 2021, per mettere in atto azioni a tutela della parità di genere e contro la violenza alle donne, dal Parlamento europeo è una lunga lista di allarmi e preoccupazioni per quella che sarà l'Europa dopo la pandemia. Il rischio è quello di trovarci di fronte alle rovine dello stato sociale e di quel welfare di cui l'Europa va giustamente fiera.

Numeri e quadri precisi non ci sono e non possono ancora esserci perchè la situazione è in movimento e non si sa quando potremo dire di averla alle spalle. 

La situazione è resa ancora più difficile dal fatto che anche senza pandemia lo squilibrio fra i generi era forte. I paesi UE hanno ottenuto un punteggio medio di 67,9 su 100 nell'indice di parità di genere del 2020.

Un punteggio che è migliorato di soli 5,9 punti dal 2005.

Il divario di genere nell'UE in termini di retribuzione oraria è del 16% e sale al 37% per il reddito da pensione.

I punti fissi che cominciano a dare una dimensione quantitativa del radicale cambiamenti in atto sono pochi ma drammatici:

la pandemia avrà conseguenze devastanti per le popolazioni, in particolare per le donne e le ragazze, nei paesi con sistemi sanitari affetti da carenze di risorse e per le popolazioni dei paesi coinvolti in conflitti; a causa della pandemia più di 47 milioni di donne e di ragazze in tutto il mondo scenderanno al di sotto della soglia di povertà.

Le ultime delle ultime rischiano di essere le donne sole, quelle che hanno una famiglia monoparentale, l'85 % delle quali è costituito da donne, « l che equivale a 6,7 milioni di famiglie costituite da madri sole nell'UE, di cui quasi la metà è esposta a un grave rischio di esclusione sociale o povertà»e con loro «le vittime di violenza, le donne appartenenti a minoranze razziali e etniche, le donne anziane e le giovani, le donne con disabilità, le donne rom, le donne Lgbtq+, le prostitute, i rifugiati e i migranti sono particolarmente vulnerabili al virus o alle sue conseguenze socioeconomiche e sulla salute, alla luce delle misure adottate e delle carenze esistenti nelle infrastrutture e nei servizi»

Anche sul lavoro la pandemia ha avuto un impatto senza precedenti . Il Parlamento europeo invita a monitare la situazione di ogni singolo settore alla luce di dati disaggregati per genere ed età, sia durante la crisi che durante i periodi di ripresa.

Le conseguenze complessive della pandemia sotto il profilo economico, occupazionale e sociale sono ancora sconosciute ma  «studi preliminari, fra cui quelli condotti da Eurofound, indicano notevoli perdite di posti di lavoro nei settori dei servizi e dell'industria, come pure nei settori di contatto fra cui la vendita al dettaglio, il tempo libero e i servizi alla persona, dove prevale un'occupazione femminile».

E' necessario l'impegno di tutti perchè il cammino dei diritti e delle tutele prosegua, per questo il Parlamento europeo esorta «gli Stati membri a incoraggiare gli uomini, ad esempio mediante misure di incentivazione, ad adottare regimi di lavoro flessibili, in quanto di solito sono le donne, in numero sproporzionato, a ricorrere a tali meccanismi; esorta gli Stati membri a recepire e attuare pienamente e senza indugio la direttiva sull'equilibrio tra attività professionale e vita familiare e invita la Commissione a monitorare attentamente e sistematicamente l'attuazione della direttiva da parte degli Stati membri su base annuale».

Inoltre  «incoraggia gli Stati membri a far fronte alle carenze relative all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare».

Tra le azioni da mettere in campo ci sono «necessarie misure vincolanti per colmare il divario di retribuzione tra uomini e donne»

Per quanto riguarda i singoli stati i deputatisono  preoccupati per gli attacchi contro la parità di genere in Polonia e Ungheria.

Per quanto riguarda la Convenzione di Istanbul, - il trattato che indica gli obiettivi e gli strumenti per raggiungere la parità di genere e combattere la violenza di genere - il Parlamento europeo sostiene «l'intenzione della Commissione di proporre, nel corso del 2021, delle misure per raggiungere gli obiettivi della Convenzione, nel caso in cui alcuni Stati membri continuino a bloccarne la ratifica».

I deputati nutrono «profonde preoccupazioni per la natura, la portata e la gravità della violenza e delle molestie sul posto di lavoro e chiedono delle misure vincolanti per definire e impedire che ciò accada». Tra queste, l'accesso a meccanismi sicuri ed efficaci per la denuncia di genere e la risoluzione delle controversie, campagne di formazione e di sensibilizzazione, servizi di supporto e di risarcimento.

Inoltre, i deputati chiedono una direttiva dell'Unione europea per prevenire e combattere tutte le forme di violenza di genere, in particolare le mutilazioni genitali femminili, la sterilizzazione e i matrimoni forzati, lo sfruttamento e il traffico sessuale, la violenza sul web e l’incitamento online all’odio verso le donne.

Per colmare il divario  retributivo di genere, la Commissione dovrebbe presentare quanto prima una serie di misure vincolanti in materia di trasparenza salariale. Nel contesto della pandemia, il 70% della forza lavoro globale in ambito sanitario e sociale è costituita da donne, che spesso percepiscono una retribuzione minima.

I deputati chiedono che i salari e le condizioni di lavoro nei settori fortemente dominati dalle donne, come l'assistenza, la sanità e la vendita al dettaglio, siano uniformati.

La relatrice Maria Noichl (S&D, DE), ha dichiarato: «Oggi il Parlamento europeo rimette all'ordine del giorno l'uguaglianza di genere. Diciamo sì a una società paritaria di genere e no alla violenza contro donne e ragazze di ogni estrazione sociale. Se non cambia nulla nell'Ue, ci vorranno più di 65 anni per raggiungere l'uguaglianza di genere. La strategia per la parità di genere e le azioni proposte rappresentano una via più rapida verso la parità tra uomini e donne. Rafforzano inoltre la nostra posizione sulla contrapposizione contro i diritti delle donne che si sta verificando in diversi Stati membri. Lo Stato di diritto in Europa può esistere solo con la parità di genere - senza di essa, la democrazia è in ritardo".

La struttura del documento. La strategia per la parità di genere 2020-2025, presentata nel marzo 2020 dalla Commissione, delinea una serie di azioni chiave per porre fine alla violenza di genere e agli stereotipi, per la garanzia di pari partecipazione e opportunità nel mercato del lavoro (compresa la parità di retribuzione) e per il raggiungimento dell'equilibrio di genere nel processo decisionale e politico.

L'adozione. Il testo non legislativo è stato adottato con 464 voti favorevoli, 119 contrari e 93 astensioni, anche se non sono mancate le critiche alla vaghezza degli obiettivi e ancora di più degli strumenti da adottare per raggiungerli

 

Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio, 11:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA