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Instagram, la pandemia in Iraq fa decollare decine di start-up al femminile, idee di successo nate in casa

Martedì 12 Gennaio 2021 di Franca Giansoldati

In Iraq la pandemia e le restrizioni agli spostamenti delle persone imposti dal governo per evitare i contagi hanno fatto nascere decine di start up al femminile. L'ennesimo esempio della capacità della resilienza al femminile. Lo dimostra la fotografia che è stata scattata dalla agenzia americana Associated Press rilevando, in un dettagliato articolo, un numero sempre maggiore di irachene impegnate ad attivare piccoli business a casa loro, usando la rete per gli acquisti on line, i social media, i servizi di consegna a domicilio.

Attività che hanno dimostrato di garantire alle donne il modo di aggirare discriminazioni e (spesso) molestie in una società dominata dagli uomini e molto conservatrice. La storia di Fatima Ali è emblematica. La ragazza dopo avere frequentato un corso gratuito di business online ha avviato una start-up di successo con migliaia di follower su Instagram. E non è la sola. Fatima Ali era all'ultimo anno di studi quando l'Iraq ha imposto a marzo il lockdown. Costretta tra le quattro mura domestiche ha cercato uno sbocco, sfruttando la finestra dei social.

Sei anni prima, visitando l'America in un programma di scambi universitari, lei e altri studenti avevano visitato un caseificio del Vermont, negli Usa, dove i piatti di formaggio stagionato erano esposti su tavole di legno. L'idea la aveva colpita e ha pensato di riproporla a Bagdad e commercializzare vassoi di formaggi pronti per essere portati a tavola. Il successo è stato immediato, guadagnando un piccolo ma costante reddito e raccogliendo oltre 2.000 seguaci su Instagram.

Una storia analoga riguarda Rawan Al-Zubaidi, partner commerciale di una Ong irachena che sostiene le start-up e i giovani imprenditori. E' lei ad avere confermato che dall'inizio della pandemia c'è stato un notevole aumento delle attività a domicilio di donne che fanno consegne di cibo, dolciumi, accessori per la casa, manufatti a maglia e all'uncinetto e biancheria ricamata. Il servizio a domicilio e l'on line hanno funzionato, diventando una soluzione agli ostacoli che le donne irachene devono affrontare quando cercano di trovare un lavoro.

In Iraq le donne sono ancora sottoposte ad una sorta di curatela da parte di mariti, padri, fratelli ai quali spetta dare il consenso per permettere alle donne di lavorare e viaggiare. Per farla breve, non sono libere.

Non sono poche le donne irachene che non riescono a trovare lavoro perché padri o mariti conservatori ritengono che debbano stare a casa per evitare il rischio di essere disonorate sul luogo di lavoro. Secondo le Nazioni Unite, nel 2018 solo il 12,3% delle donne in età lavorativa era occupato o in cerca di lavoro. Tamara Amir, che gestisce una pagina Facebook per educare le irachene sui loro diritti, ha detto di ricevere decine di chiamate ogni giorno da donne che subiscono molestie sessuali sul lavoro. Spesso, riferiscono di sentire di dovere di dare al loro capo maschio qualcosa in cambio per ottenere un lavoro o un avanzamento. 

Una svolta durante la pandemia, grazie ai social, è arrivata anche per Mariam Khzarjian, un'irachena di 31 anni, che ha lavorato come assistente esecutiva in una società di ingegneria. Tre anni fa ha iniziato la sua attività in casa vendendo accessori fatti a mano ispirati ai suoi antenati, che lavoravano come falegnami. Ha chiamato la sua attività Khzar _ Armeno e si è specializzata nell'arte del taglio dei metalli e dei legni, con lo slogan ``vestire una storia'', poiché i disegni Khzar si basano sul racconto di storie e leggende. 


 

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