Preparate, senza figli, ma solo poche sono manager: l'indagine sulle lavoratrici Stem in Italia

Preparate, senza figli, ma solo poche sono manager: l'indagine sulle lavoratrici Stem in Italia
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Mercoledì 30 Giugno 2021, 16:41 - Ultimo aggiornamento: 19:41

Motivate, molto preparate, non ricoprono ruoli manageriali e non hanno figli.  Ecco l'identikit delle professioniste Stem in Italia. Ancora poche, a dire il vero, nonostante siano queste le competenze più richieste sul mercato del lavoro e nel settore l'occupazione crescerà nei prossimi anni due volte più velocemente che in altri. Da queste considerazione è partita l'indagine di Valore D che ha fotografato la presenza delle donne Stem nelle organizzazioni, la più esaustiva sull'argomento. La ricerca ha coinvolto un campione di 7481 donne di 61 aziende del network Valore D rappresentanti di 11 settori aziendali,

In Italia solo il 18.9% delle laureate ha scelto discipline Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) e, nonostante le ragazze si laureino in corso e in media con voti più alti dei compagni, una volta entrate nel mondo del lavoro non ottengono gli stessi risultati, in termini di occupazione e di retribuzione. 

IL PROFILO

Un primo dato interessante è che la quasi totalità  (88.2%) è laureata (prevalentemente in ingegneria) e alcune di loro hanno conseguito un ulteriore titolo come un master, dottorato di ricerca oppure hanno frequentato una scuola di specializzazione post-laurea. Solo il 38% però ricopre una posizione manageriale: la maggior parte riveste un ruolo impiegatizio (57.8%) e non gestisce né un team né un budget (59.6%). Inoltre, il 66% è impegnata in una relazione ma oltre la metà non ha figli.

 L’interesse per le materie Stem nasce già durante la scuola elementare, tuttavia oltre il 70% delle donne con un titolo di studio in questa area ha maturato la consapevolezza di volersi dedicare a queste discipline durante la scuola media e soprattutto alle scuole superiori, indicando che determinazione e curiosità, ma anche spirito di sacrificio, sono le caratteristiche necessarie per riuscire in questo percorso di studi. La scuola gioca quindi un ruolo molto importante nella scelta di intraprendere un percorso di studi Stem, tant’è che molte delle rispondenti avevano una predilezione per queste materie già sui banchi di scuola (61.9%) e avevano un rendimento scolastico molto alto (44.7%); molte poi hanno incontrato sulla loro strada un/una docente che le ha fatte appassionare (20%).

 Ben oltre i tre quarti delle intervistate ricopre oggi un ruolo Stem e di queste l’84% ha iniziato sin da subito un percorso lavorativo in questo ambito. Con solo il 7%, la prospettiva di una buona remunerazione non è tra le prime tre motivazioni per cui hanno scelto una professione in questa area, mentre lo sono istruzione e formazione (73.5%), attitudine (43.3%) e passione (35.3%) seguite dalle interessanti prospettive di carriera (21.3%) e dal desiderio di contribuire alla soluzione di problemi della società moderna (15,8%). Solo 1 donna su 4 ha un role model Stem, in particolare le over 30 con master e dottorato. Confrontando le donne con ruolo Stem con le donne che non ricoprono un ruolo in questo ambito, le prime sono più soddisfatte della loro scelta professionale (50.4% contro 38.5%), ritengono che l’azienda valorizzi il loro ruolo e professionalità (40%). Si sentono più valorizzate le giovani, le donne senza figli o con un inquadramento più elevato.

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IL CAMBIO

Circa un 20% delle rispondenti attualmente non ricopre un ruolo Stem anche se il background formativo o professionale è in questo ambito. Si tratta di donne con un’età mediamente più elevata che ricoprono più frequentemente il ruolo di quadro.  Il desiderio di fare esperienze diverse ampliando le conoscenze (35.9%), un percorso di carriera in un altro dipartimento dell’azienda (35%) o un percorso di crescita manageriale (27.8%) sono le prime tre motivazioni per cui oggi non sono in un ruolo Stem. Altre però hanno indicato la “non possibilità di crescita” (21.5%), l’incapacità di realizzare appieno il proprio potenziale (7.5%) o la mancanza di un supporto/sponsorship interna (7.4%). Subito dopo arrivano la necessità di trovare un ambiente più inclusivo (6.1%), la fatica di lavorare in un contesto culturale tradizionalmente maschile (5.6%) e la forte competitività del contesto (2.2%).

I BIAS

L’ultima sezione dell’indagine si è concentrata sui pregiudizi inconsapevoli, quei meccanismi cognitivi inconsci che influenzano il nostro giudizio, creando stereotipi a cui tutti siamo soggetti senza rendercene conto. Anche il mondo delle donne Stem non ne è estraneo: nonostante il campione sia esclusivamente femminile, emerge una chiara preferenza a lavorare con gli uomini rispetto a lavorare con le donne; infatti solo il 4% delle donne dichiara che sia più facile lavorare con le donne. Anche in termini di leadership emergono alcuni stereotipi: il 27% delle rispondenti dichiara che alle donne si addice uno stile di leadership empatico e accogliente, e quasi il 16% afferma che a un uomo si addica uno stile di leadership deciso e assertivo. Sul work-life balance emerge uno stereotipo di genere significativo. Infatti il 19.2% delle rispondenti ritiene che per gli uomini non sia importante ricoprire un ruolo che consenta un equilibrio tra vita professionale e famiglia, mentre il 73.3% ritiene che per le donne sia importante. 

«In un mondo in cui le soluzioni scientifiche e tecnologiche stanno plasmando il futuro del lavoro e delle nostre vite non possiamo permettere che le donne restino indietro. Abbiamo bisogno del loro contributo nelle Stem per promuovere la diversità e sostenere innovazione e progresso sociale ed economico», commenta Barbara Falcomer direttrice generale Valore D. «L’indagine che abbiamo realizzato dà voce per la prima volta in Italia ad un ampio bacino di donne lavoratrici Stem e evidenzia sfide e opportunità dei loro percorsi professionali, riconfermando l’urgenza di colmare il gender gap che ancora caratterizza questo ambito. Pubblico e privato devono impegnarsi fortemente per non rischiare che le donne si trovino ai margini del futuro del lavoro, ma piuttosto vengano valorizzate per poter essere protagoniste nei settori in cui si apriranno maggiori e migliori opportunità lavorative».

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