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Bufera sulla Giunta in Sicilia senza donne, deputato leghista criticato per frasi sessiste

Lunedì 4 Gennaio 2021 di Franca Giansoldati

La bufera è ormai nazionale. Una offesa per tutte le donne italiane. Le parole sessiste del deputato leghista della Regione Sicilia, Vincenzo Figuccia che giustificavano l'azzeramento della presenza femminile in Giunta («non conta quello che le donne hanno tra le gambe, ma tra le orecchie») è finito al centro di petizioni, appelli, e anche una pagina Facebook - "Siciliane" - sottoscritta in poche ore da migliaia di donne che hanno sollevato il tema della rappresentatività femminile e della democrazia paritaria. «Ci sono battaglie - si legge nel sito - che non hanno partiti e colori ma solo obiettivi comuni».

«Lo scivolone di una giunta regionale tutta al maschile non puo' essere risolto solo con una foglia di fico. La questione femminile in Sicilia e' argomento complesso di cui il tema della rappresentanza e' la punta dell'iceberg. Le soluzioni possono venire dunque non da iniziative di facciata ma dal concreto contributo delle donne nelle fasi decisionali, visto che peraltro non ci pare che una politica tutta al maschile abbia prodotto grandi cose per la Sicilia» hanno spiegato Alfio Mannino e Mimma Argurio della Cigl che nel frattempo hanno lanciato una petizione contro una Giunta siciliana tutta al maschile.

Tra le adesioni rappresentanti del mondo accademico e della cultura di associazioni come l'Anpi, il Centro Pio La Torre e di altre forze sociali come la Confapi. «Ben venga un ripensamento da parte del presidente della Regione purche' questo non sia il solito pannicello caldo. Quello che abbiamo chiesto infatti e' di dare voce alle donne, affinché possano portare il proprio contributo soprattutto in questa fase difficile, aprendo la politica su prospettive e visioni a largo raggio di cui finora la politica in prevalenza tutta al maschile si e' rivelata incapace».

La presidente di Confapi Sicilia, Dhebora Mirabelli, in merito all'azzeramento della presenza femminile nella giunta regionale ha scritto: «Caro Governo Siciliano la rappresentanza femminile in politica, cosi' come tra i manager nelle nostre aziende e negli enti pubblici, conta. Non rivendichero' la pretesa di coerenza verso l'ultima legge regionale votata a giugno 2020 sulle quote rosa e la nostra Costituzione, cosi' come non mi dilunghero' sulle direttive e le tante raccomandazioni europee che da anni esortano alla parita' di genere, e nemmeno sull'obiettivo 5 dell'Agenda 2030 tracciata dalle Nazioni Unite».

In compenso l'esponente leghista Figuccia ha rincarato la dose: «Mi sembra una polemica radical chic su un maschilismo inesistente. Con una sorella consigliera comunale dubito si possa sostenere che io sia contro l'impegno delle donne in politica. Non comprendo in che cosa si concretizzi il maschilismo nel sostenere che le donne vanno supportate non perché donne ma perché sono brave. L'isterismo di una certa sinistra da salotto che spesso utilizza le donne come elemento decorativo, mi conferma che le mie parole hanno smascherato una ipocrisia generalizzata che vuole le donne specie protetta e non protagoniste di una parità incentrata sul merito. Tuttavia, alla loro cattiveria rispondo con un sorriso».

Il ministro della famiglia, Elena Bonetti, su Twitter commenta: «Una giunta tutta al maschile non rende giustizia alle donne di Sicilia, che contribuiscono al pari degli uomini a rendere grande quella terra. Una brutta pagina di politica niente affatto onorevole per il Presidente e la sua maggioranza».

Ultimo aggiornamento: 5 Gennaio, 14:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA