«Senza donne non se ne parla»: firmato in Rai il protocollo per la parità in talk show e dibattiti

«Senza donne non se ne parla»: firmato in Rai il protocollo per la parità in talk show e dibattiti
di Maria Lombardi
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Mercoledì 19 Gennaio 2022, 10:44 - Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio, 21:33

«Senza donne non se ne parla». Niente più talk show, dibattiti, trasmissioni radio e tv con gli uomini a farla da padroni, stop ai manel e a tutti gli spazi di discussione senza parità. Adesso non è solo più una promessa o un raccomandazione, ci sono anche le firme, a cominciare da quelle della ministra per le Pari Opportunità e la famiglia Elena Bonetti e della presidente della Rai Marinella Soldi. Il Memorandum d'Intesa «No Women No Panel - Senza donne non se ne parla» è stato siglato ieri pomeriggio nella Sala degli Arazzi, a viale Mazzini. «Prevede un impegno abbastanza semplice: che in ogni dibattito ci sia un'equa rappresentanza di genere», spiega la presidente Rai.


Ma la portata del documento - promosso dalla Rai e sottoscritto dalla Presidenza del Consiglio - è rivoluzionaria. A prendere quell'impegno, siglando l'intesa, oltre ai vertici nella tv pubblica c'erano rappresentanti di altre istituzioni: Tiziano Treu, presidente del Cnel, Antonio Parenti, capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Michele Emiliano, vicepresidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Michele De Pascale, presidente Upi, Maria Terranova, vicepresidente Anci, Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza per la Conferenza dei Rettori, Sveva Avveduto, dirigente Cnr, Roberto Antonelli, presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei.
Questa volta, si cambia. «Una democrazia non può essere definita tale se non vengono raccontate le storie delle donne. Ancora di più ora che sono chiamate a costruire il progetto di futuro che vogliamo essere», interviene la ministra Bonetti. Si tratta di porre fine a un automatismo. «Dire No Women No Panel significa fare lo sforzo di chiedersi qual è la donna più adatta e più competente per parlare di una certa tematica, accanto all'uomo più adatto e più competente. E la scoperta straordinaria è che le donne ci sono, non vanno inventate. Non riconoscere il talento femminile significa penalizzare la nostra società. Senza donne non c'è sviluppo per il Paese».
Una campagna sostenuta dall'ad della Rai Carlo Fuortes, ricorda la presidente Soldi. «Il nostro paese è al 14mo posto nella classifica europea per parità di genere. Cambiare non è facile, ma dobbiamo vincere anche la forza dell'abitudine e porre fine al fenomeno del manel».


VOCE ALLE ESPERTE
«La presenza femminile nella programmazione Rai è al 37% e le donne vengono chiamate per lo più a parlare delle storie personali, meno delle loro competenze», aggiunge Soldi. «Come servizio pubblico abbiamo la responsabilità di proporre modelli nuovi, che vadano oltre gli stereotipi».
La firma arriva dunque al termine della campagna di comunicazione 2020/2021 di Rai Radio1, che ha rilanciato il progetto nato nel 2018 in seno alla Commissione europea.
 

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