Nel mirino della Cancel Culture persino Eschilo, dal Teatro di Siracusa arriva la risposta al mondo

Nel mirino della Cancel Culture persino Eschilo, dal Teatro di Siracusa arriva la risposta al mondo
di Franca Giansoldati
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Sabato 10 Luglio 2021, 17:24 - Ultimo aggiornamento: 11 Luglio, 17:41

Parte dal Teatro Greco di Siracusa, in Sicilia, la risposta alla Cancel Culture che ormai dilaga ossessivamente in Europa e negli Usa. Il rischio che possa essere sabotata o osteggiata la diffusione delle grandi tragedie del passato – da Eschilo a Euripide a Sofocle – perché considerate politicamente scorrette da quella corrente di pensiero americana che giudica con indignazione capolavori teatrali scritti 2 mila e 500 anni fa si fa sempre più evidente. La Cancel Culture giudica negativo tutto ciò che non è in linea con i valori paritari ed egualitari di oggi. Diverse università inglesi e americane hanno già messo al bando parecchie opere antiche ritenute politicamente scorrette e antitetiche al movimento #Metoo o alla piaga del razzismo. 

Prendiamo per esempio le Eumenidi, la terza parte della trilogia dell'Orestea di Eschilo,  andata in scena per la prima volta nel 458 avanti Cristo e ora  in cartellone  al Teatro Greco di Siracusa con la  regia di Davide Livermore  grazie alla Fondazione Istituto del Dramma Antico : il dialogo tra Apollo ed Atena, se letto con i parametri odierno, non è sicuramente allineato quando il dio delle arti e dei piaceri sostiene che le donne accolgono nel proprio seno la vita attraverso l'inseminazione, ma di certo non sono loro che la creano, poiché è l'uomo (di sesso maschile) il creatore vero. Stabilendo implicitamente una inferiorità tra i sessi. Il dialogo - agli occhi di oggi - colloca il mondo femminile in un piano inferiore («colei che chiamiamo madre accoglie e nutre la vita seminata in lei, ma non la crea, il vero genitore è colui che seme - scrive Eschilo,  nel dibattito a proposito del processo di Oreste, matricida di Clitemnestra per vendicare  l’assassino di suo padre Agamennone -  Per il nuovo venuto,  la donna non è altro che una casa ospitale che lo riceve e lo prepara alla nascita e meno che il dio non decide altrimenti»). 

La decisione dell’INDA di aprire la stagione delle rappresentazioni classiche al  Teatro di Siracusa per ripartire nel post-pandemia proprio con questa immensa tragedia del V secolo avanti Cristo, è frutto di una scelta meditata, non solo a difesa della grandezza dei classici, ma proprio per quello che hanno determinato nello sviluppo del pensiero occidentale nei secoli a venire.

David Livermore – uno dei più grandi registi contemporanei  – difende l'attualità del teatro greco contro ogni tentativo di Cancel Culture affermando che è “la” base del teatro moderno. «I testi sono monumenti. Oreste, diventerà un assassino matricida. Ma questo assassino sarà giudicato in un atto che viene considerato il fondamento della democrazia occidentale, ovvero la rappresentazione di Eumenidi. Oggi, in un nuovo mondo, quello post-pandemico, abbiamo la responsabilità di denunciare sempre a grande forza i limiti e la dolorosa imperfezione di un sistema democratico; in Eumenidi ne comprendiamo tutta la natura, poiché l’atto fondativo di essa è l’assoluzione di un assassino da parte di un giudice, Atena, e di un avvocato, Apollo, che per la loro stessa natura divina determinano una disparità del giudizio al limite dell’iniquo». 

E Marina Valensise, Consigliere Delegato dell’INDA  – la fondazione che da più di vent’anni mette in scena gli spettacoli classici  al Teatro greco di Siracusa- nel corso della presentazione della rassegna che andrà avanti sino al 21 agosto, fra l’altro con lo stesso titolo, Coefore,  messo in scena nel 1921, esattamente cento anni fa, per la ripresa degli spettacoli  al Teatro Greco dopo la Grande Guerra e la Spagnola – quasi un richiamo ad una rinascita collettiva - chiarisce che non si tratta di una riesumazione ma di una evocazione: «Invece di cancellare o  di oscurare queste opere,oggi,  abbiamo più che mai  bisogno di tornare ai testi di Eschilo o di Sofocle o di Euripide per comprendere la strada del pensiero compiuta nel corso dei secoli, e le conquiste raggiunte, anche sul terreno della diversità, tra i generi e sul gap che ancora esiste tra maschi e femmine».

Se noi mettiamo in scena Eschilo significa negare l'uguaglianza tra uomo e donna? «Ovviamente no. In realtà se siamo sicuri delle nostre scelte e dei nostri valori, e del percorso compiuto nel corso dei millenni, non ha alcuna utilità cancellarle le opere dei classici come qualcuno vorrebbe fare»,  spiega Valensise. 

A conti fatti, sembrerebbe vero l'esatto contrario: in una fase di post modernità strutturalista sono proprio queste opere dell’antichità a far riflettere noi moderni e a farci portare avanti con maggiore forza e consapevolezza la durissima battaglia contro le discriminazioni femminili, partendo proprio dalla storia maestra di vita. 

Un'altra delle tragedie che andranno in scena, Le Baccanti di Euripide, è servita al regista catalano Carlus Padrissa, per dare vigore all'attuale lotta femminista nel mondo. L'audace adattamento della tragedia che Euripide scrisse venticinque secoli fa sugli adoratori del dio del vino, della dissolutezza e del delirio, parte da un punto di vista femminista.

Il messaggio è che dobbiamo lasciare che le donne prendano il potere, dobbiamo lasciarci guidare da loro, assumerne la follia come l’altra faccia della ragione,  perché le donne sono costruttrici nate che non porteranno mai i loro figli in guerra. Tant’e vero che attigendo al testo di Euripide il regista ha introdotto un cambiamento sostanziale rappresentando Dioniso non come un dio uomo,  ma come una dea donna,  e affidandone l’ interpretazione a un’attrice straordinaria come Lucia Lavia, in grado di passare da un sesso all’altro e di restituirne tutta l’ambivalenza di genere. 

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