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Le donne principale “vittime economiche” del Covid: una su due si ritrova più povera

Lunedì 1 Marzo 2021
Le donne principale “vittime economiche” del Covid: una su due si ritrova più povera

La crisi economica scatenata dalla pandemia ha colpita in particolare le donne. Sono loro, senza  distinzioni di età e provenienzaa geografica, le principali vittime economiche e sociali del Covid: 1 su 2 ha visto peggiorare la propria situazione economica negli ultimi 12 mesi; tra le occupate, 1 su 2 teme per il futuro di perdere il lavoro; tra le disoccupate, 1 donna su 4 dichiara che a causa del Covid ha rinunciato a cercare un’occupazione. Le giovani pagano il prezzo più alto: 6 su 10, nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni, si trova adesso in condizioni economiche peggiori di prima. Ê quanto rivela l'indagine  “La condizione economica femminile in epoca di Covid-19” realizzata da Ipsos per WeWorld, organizzazione italiana che difende da 50 anni i diritti di donne e bambini in 27 Paesi del mondo inclusa l’Italia.

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L’indagine - che sarà presentata il 4 marzo nel corso dell’Edizione Speciale di WeWorld Festival – la due giorni di incontri e talk online per parlare di diritti delle donne – è parte della campagna di WeWorld #maipiùinvisibili contro la violenza sulle donne, con cui è possibile donare mandando un sms o chiamando da rete fissa il 45590 dal 1 al 21 marzo. Durante l’incontro dal titolo “ShePoverty: la povertà è donna? L'inclusione economica delle donne italiane ai tempi del Covid-19”, parteciperanno Marco Chiesara, Presidente di WeWorld, Elena Caneva, Coordinatrice del Centro Studi di WeWorld, Chiara Ferrari di Ipsos, Beatrice Uguccioni, Vice Presidente del Consiglio Comunale di Milano, Gabriele Rabaiotti, Assessore Politiche sociali e abitative Comune di Milano, Azzurra Rinaldi (economista, Università La Sapienza di Roma), e Gaia Sole, attivista.

«La ricerca fotografa una situazione di esclusione delle donne con radici profonde, ma che si è amplificata nell'ultimo anno» commenta il Presidente di WeWorld, Marco Chiesara. «Questa stessa percezione arriva dai nostri operatori e operatrici sul campo, che lavorano in diverse città italiane a supporto di donne e bambini, e dalle tante richieste di aiuto arrivate: donne lasciate sole, a far fronte a un carico enorme dal punto di vista familiare, professionale e psicologico. Questa situazione ha accomunato tutte le donne italiane, ma diventa drammatica se si guarda alle aree più marginali e alle periferie, da Nord a Sud: è da qui che bisogna partire, con urgenza, per invertire la rotta».

LA RICERCA

I dati rilevano una situazione allarmante: chi ha dovuto rinunciare al lavoro e all'indipendenza economica, infatti, sono state soprattutto le donne. Secondo l’indagine Ipsos per WeWorld, 1 donna su 2 ha visto peggiorare la propria situazione economica, sia al Nord che al Centro e Sud; la quota sale al 63% tra le 25-34enni e al 60% tra le 45-54enni. 1 donna su 2 si dice più instabile economicamente e teme di perdere il lavoro.  Il 60% delle donne non occupate con figli dichiara di aver avuto durante la pandemia una riduzione di almeno del 20% delle proprie entrate economiche, che implica spesso un’aumentata e preoccupante dipendenza: il 51% (1 su 2) sostiene infatti di dipendere maggiormente da famiglia e partner rispetto al passato. «La pandemia, inoltre, ha avuto un forte impatto anche sul lavoro sommerso, soprattutto di cura/assistenza domestica», commenta Elena Caneva. Tre donne su 10 non occupate con figli a causa del Covid rinunciano a cercare lavoro. Il 38% delle donne dichiara di non poter sostenere una spesa imprevista, quota che sale al 46% tra le madri con figli.

Per quanto riguarda il carico famigliare, il lavoro di cura è quasi interamente sulle spalle delle donne: nonostante gli aiuti familiari, ripartiti dopo il primo lockdown, ancora il 38% delle donne (2 su 5) dichiara di farsi carico da sole di persone non autonome (anziani o bambini): dato che sale al 47% tra le donne tra i 25-34 anni, concentrate sui figli minori, e al 42% nella fascia 45-54 anni, che curano soprattutto gli anziani.

 Passando alle conseguenze psicologiche della pandemia, l’80% delle donne dichiara un impatto devastante sulle proprie relazioni sociali e il 46% (1 donna su 2) sulla propria voglia di vivere. Il 76% delle donne ha visto un impatto negativo sulla voglia di fare progetti per la propria vita. Sono le giovani donne (18-24 anni; 25-34 anni) a segnalare un maggior impatto della pandemia sul loro umore, mentre l’83% delle meno giovani (55-65 anni) soffrono maggiormente sul fronte relazionale. Per il 64% delle più giovani (18-24 anni) la pandemia ha avuto un impatto fortemente negativo sulla propria autostima. «Un dato che accende diverse spie di allarme è quello per cui il 60% delle donne non occupate con figli dichiara di aver avuto nella pandemia una significativa riduzione del proprio reddito», aggiunge Elena Caneva, Coordinatrice del Centro Studi di WeWorld. «Il che ci segnala da un lato una preoccupante dipendenza economica dal partner di una parte di loro, dall’altra un forte impatto della pandemia sul lavoro sommerso, soprattutto quello di cura e assistenza domestica tra chi oggi non ha un’occupazione. Oltre alle implicazioni pratiche, i dati raccontano un impatto devastante sulle relazioni sociali e sull’autopercezione delle donne: perdere l’autostima e la voglia di vivere mina tutti i pilastri fondamentali per costruire una vita sana e dignitosa per sé e per i propri figli. Bisogna agire subito, affinché l'esclusione economica e sociale e l'assenza di prospettive non diventi condizione permanente per migliaia di donne nel nostro Paese».

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