Caterina Sforza diventa un festival, donna libera che non ha avuto paura del potere

Eleonora Mazzoni
di Vanna Ugolini
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Sabato 15 Gennaio 2022, 10:29 - Ultimo aggiornamento: 17:07

«Il personaggio di Caterina Sforza merita un festival, merita soprattutto una lettura della storia di questa donna, signora di Imola e Forlì in una chiave assolutamente nuova e contemporanea. Caterina era una donna che nel 1400 ha fatto cose che appartenevano solo agli uomini. É stata sposa bambina, amante, madre, e ha governato per dodici anni senza lasciare il potere agli uomini, nemmeno ai suoi figli, perché lo sapeva fare». La Romagna, dunque, tra maggio e giugno celebrano la signora di Imola e Forlì, una donna straordinaria, che forse non ha ancora avuto nella storia il posto che merita. Lo fa con un festival "Caterina Sforza di Forlì, l'anticonformista" che la direttrice artistica, Eleonora Mazzoni, attrice, scrittrice e sceneggiatrice, ha declinato in due momenti: «Il primo, di carattere storico, in cui contestualizzeremo la vita di Caterina nel suo tempo e durante il quale coinvolgeremo anche le scuole. Sarà organizzato in tre incontri che si terranno il 12, 19 e 26 maggio. Il secondo, invece, sarà un omaggio contemporaneo a Caterina. Si terrà dal 16 al 18 giugno». Tre giornate che saranno una celebrazione di quello che Caterina Sforza ha rappresentato e può rappresentare ancora oggi, molti secoli dopo.

«Parleremo innanzi tutto di potere, perché Caterina è riuscita faticosamente a farsi strada e governare dodici anni, da sola, senza più voler cedere il potere a nessuno, né ai fidanzati né ai figli, e senza più voler essere condizionata da un uomo, sapendo perfettamente di essersi appropriata di una struttura storicamente maschile come il comando. A Forlì arriveranno donne che gestiscono un potere in svariati campi. Parleremo del rapporto tra donne e potere che è ancora conflittuale ma che comunque sta cambiando: ci sono straordinari esempi di donne al comando che hanno successo nei settori in cui lo esercitano. Bisogna continuare ad accendere i riflettori su di loro». Il secondo tema sarà quello della bellezza. «Caterina ci ha lasciato un libro di "esperimenti", più di cinquecento, che contiene anche ricette per la produzione di cosmetici. É molto interessante anche il lavoro sull'iconografia di Caterina: non sappiamo, in realtà, come fosse. Abbiamo il suo viso tratteggiato sulle monete ma non possiamo conoscere quali fossero i suoi colori. Abbiamo ritratti fatti post mortem, che la dipingono con pelle chiara e capelli biondi, conforme ai canoni del tempo, anche se non sappiamo se la Signora di Forlì fosse realmente così o avesse corretto con l’artificio ciò che la natura le aveva negato. Quindi parleremo dell'importanza dell'immagine con chi spesso crea modelli per le altre donne, come stilisti, attrici, influencer. Faremo una riflessione sulla moda, su quanto nel modo in cui ci vestiamo e ci atteggiamo è condizionato da stereotipi e dallo sguardo dell'uomo e quanto c'è, invece, la nostra libertà di essere come ci sentiamo» Il terzo appuntamento sarà sul rapporto tra donne e scienza. «Caterina è una scienziata ante litteram. Ha studiato l'alchimia, la medicina, l'erboristeria e curava personalmente i suoi familiari e anche i cittadini che si ammalavano, in particolare durante il periodo della peste, quando si preoccupava di andare lei di persona nei quartieri popolari a somministrare i propri medicamenti. Anche in questa sua sapienza da scienziata si vede il suo anticonformismo. Tra le ricette che ha scritto ce ne sono alcune che aiutano le donne a rimanere incinta ma, anche, ad abortire. Che spiegano come far ardere un amante ma, anche, come far restare tranquillo un marito che non si ama più o che è violento. Il suo ricettario è uno straordinario mondo che ci restituisce una donna nella sua complessità, nella sua forza e, appunto, nel suo essere anticonformista».

Caterina Sforza femminista? «A suo modo direi di sì. Non dimentichiamoci che Caterina è andata in sposa a nove anni e mezzo, e a quell'età ha avuto i primi rapporti sessuali con il marito, Girolamo Riario, che era un uomo di trent'anni. Ha avuto otto figli ed è stata una madre che li ha allevati e amati. Ma è stata una donna di potere che, una volta morto il marito, non ha più voluto sottostare a nessuno e ha fatto scelte da donna libera anche sentimentalmente. Ha affrontato i Papi, i potenti, Cesare Borgia, con grande coraggio. Non è un caso che le si attribuisca una frase, quando i nemici minacciarono di ucciderle i figli, se non consegnava la Rocca: "Fatelo pure, ho lo stampo per farne altri". Che l'abbia detta veramente o meno, poco importa: esprime comunque l’impatto che l'agire fuori dal comune di Caterina ebbe sull’immaginario del tempo». Caterina Sforza, dunque, tornerà al centro del mondo della cultura la prossima primavera. «Non sarà solo un festival storico. Ci saranno anche talk show, spettacoli e musica. Voglio fare a Caterina le domande che mi pone il mio presente», dice Mazzoni. Anche lei una donna capace di rigenerarsi e che, dopo aver recitato in sessanta produzioni cinematografiche e televisive - da "Elisa di Rivombrosa" a "L'uomo che verrà" - ora si è dedicata alla scrittura e alla sceneggiatura. Il suo primo romanzo - "Le difettose" - che racconta storie di donne che non riescono ad avere figli, è stato ristampato da Einaudi nel 2021 per la terza volta, a nove anni dalla prima edizione e, adesso, oltre a lavorare per la serie Tv tratta dal libro, è al lavoro anche con un altro prodotto che racconta, guarda caso, di un'altra donna straordinaria: una miniserie su Milva. E' il caso di dire che le vie delle signore sono infinite.

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