Aborto, le Marche sfidano Speranza: «Non daremo la pillola ai consultori»

Aborto, le Marche sfidano Speranza: «Non daremo la pillola ai consultori»
di Andrea Taffi
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Giovedì 28 Gennaio 2021, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 17:41

No alla piena attuazione delle linee guida del Ministero della Salute che hanno previsto l'abolizione dell'obbligo di ricovero ospedaliero in caso di aborto farmacologico. Tradotto: no ai consultori per la somministrazione della discussa pillola. Il voto del consiglio regionale Marche boccia la mozione Pd e non lascia margini di interpretazione sulla direzione che la nuova maggioranza di centrodestra intende perseguire in materia di utilizzo della Ru486. Il risultato dell'aula rende conclamata la polemica aperta dall'assessora regionale alla Cultura, l'ex deputata leghista Giorgia Latini che di recente aveva rilasciato dichiarazioni sulla sua volontà, appunto, di rivedere la possibilità di accesso alla pillola per le donne marchigiane nei consultori. Decisione che richiama quanto recentemente attuato dalla giunta regionale dell'Umbria.

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LA MOZIONE
Per questo il Pd si è immediatemente schierato firmando in blocco la mozione che mirava a cristallizzare in una sede ufficiale i reali intendimenti della giunta Acquaroli anche se la Lega ieri, per voce del commissario regionale Riccardo Marchetti ha respinto le accuse. . Il punto è teorico perché le linee guida non fanno diritto ma lo scontro è già aperto. Il punto fermo è che la Regione di Acquaroli non agevolerà l'uso della pillola nei consultori: allo stato attuale per avere la pillola Ru486 nelle Marche si può andare negli ospedali di Urbino, Senigallia e San Benedetto del Tronto. Come se non bastasse, in aula ci ha pensato il capogruppo di Fratelli d'Italia, Carlo Ciccioli ad accendere il cerino nella polveriera: «La battaglia da fare oggi è quella per la natalità. Non c'è ricambio e non riesco a condividere il tema della sostituzione: siccome la nostra società non fa figli allora possiamo essere sostituiti dall'arrivo di persone che provengono da altre storie, continenti, etnie. Ritengo invece che un popolo abbia una sua dignità, da manifestare attraverso una sua identità e la sua capacità di riproduzione». Ieri la sottosegretaria Mise, la Pd Morani ha twittato un commento lapidario su Ciccioli: «Folle». Il quale Ciccioli ha rincarato la dose: «Ci sono istituti di Ancona dove i genitori italiani non vogliono iscrivere i figli perché nelle classi ci sono solo stranieri. C'è stata una sostituzione. Sono stupefatto dell'arroganza del pensiero unico. La legge 194 è una legge di Stato e come tale va rispettata, magari rivista, poiché ritengo che vada applicata totalmente e non solo limitatamente alle norme di interruzione della gravidanza».
A giugno 2020 la giunta regionale umbra di centrodestra, guidata da Donatella Tesei, aveva abrogato con una delibera il cosiddetto «aborto farmacologico a domicilio», determinando in pratica la possibilità di effettuare interruzioni volontarie di gravidanza soltanto in regime di ricovero ospedaliero. Ma dopo polemiche e pareri del Consiglio Superiore di Sanità lo scorso dicembre la Regione Umbria ha approvato una nuova delibera per regolamentare l'aborto farmacologico eliminando in particolare l'obbligo di ricovero ordinario in ospedale.

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