Inediti di Caravaggio, crescono i dubbi degli studiosi

Inediti di Caravaggio, crescono i dubbi degli studiosi
di Fabio Isman
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Sabato 7 Luglio 2012, 12:28 - Ultimo aggiornamento: 8 Luglio, 16:31

ROMA - Nel migliore dei casi, sono assai scettici: chi in Italia si occupa da decenni di Michelangelo Merisi non crede nella scoperta, annunciata con enfasi mentre uscivano due libroni acquistabili soltanto in internet, di 100 disegni inediti del sommo pittore. Da Pechino, Rossella Vodret ha «visto qualcosa» dice «Sono disegni non nuovi, ma interessanti; possono preludere a varie cose. Però, vanno studiati da chi si occupa dell’artista da una vita; da chi, come ad esempio Mina Gregori, Caravaggio l’ha negli occhi e se lo sogna la notte. Da quanto ho visto, dubito molto; non mi sembrano nemmeno la sua mano». Allora, subito da Mina Gregori: «Mai incontrati questi studiosi; il fondo è noto da tempo, io stessa lo conosco. Peterzano e bottega: ha una rilevanza ma manca un disegno certo di Caravaggio cui fare riferimento». Francesca Cappelletti: «Secondo quanto si dice, sarebbe l’unico pittore che disegna i suoi temi prima che i quadri gli siano commissionati; spesso, poi, le presunte analogie sono solo posturali: teste inclinate, braccia analogamente disposte; è davvero troppo poco».

I disegni milanesi sono noti da tempo: comprati nel 1924 e dal 2011 in via di catalogazione; ma studiati, ad esempio, da Maria Teresa Fiorio, Giulio Bora, Maurizio Calvesi. «La Fiorio pensava che lo schizzo di una Sibilla fosse analogo al Bacchino malato: e se Caravaggio si fosse ricordato il disegno del maestro Peterzano a distanza di anni?», chiede ancora Cappelletti. «Per Calvesi», dice Alessandro Zuccari alla Sapienza, «un angelo di questo fondo potrebbe essere passato nel quadro di Hartford, il San Francesco in estasi: ne ipotizzava la sua mano; ma stilisticamente troppi non mi tornano». La direttrice del Castello Sforzesco di Milano, dove il fondo è custodito, dice di aver visto gli studiosi, Maurizio Bernardelli Cruz e Adriana Conconi Fedrigolli, un anno fa; chiesero delle foto dei disegni; e il primo risponde: «Dichiarazioni faziose e campate in aria» e la invita a dimettersi. In realtà, tra i «caravaggeschi» i due sono quasi dei Carneade; «lui, mesi fa, ha pubblicato, ma stranamente in internet, l’inventario di Costanza Colonna; mai incontrato, stiamo attenti alle bufale: è una buona stagione per le mozzarelle», continua Zuccari.

I più «buoni» parlano di «immagini da studiare». Spiegano che tra quei disegni, la mano di Caravaggio probabilmente c’è; ma riconoscerla è assai arduo, essendo impossibili i paragoni: «L’opera d’arte è squisitamente relativa, va messa in relazione con altre», diceva già Cesare Brandi. E Caravaggio subì due sequestri, in cui non c’è traccia di disegni: «Magari, li distruggeva; come Borromini che ne ha bruciati tanti, per proteggere le proprie invenzioni», dice Zuccari. «Sotto i quadri giovanili un disegno c’è», spiega Vodret: nella Canestra di frutta, nel Bacchino malato, nel Martirio di San Matteo e San Matteo e l’angelo; ma non sono disegni autonomi; poi, lui passa a incidere la preparazione dei dipinti e non disegna più. Ancora: il fondo Peterzano è da sempre a Milano: Caravaggio avrebbe copiato dei disegni per portarseli a Roma? Difficile crederlo. Ancora Zuccari: «Se si fa una scoperta, si presenta al mondo scientifico; un giorno di dibattito, come magari per il Sant’Agostino scoperto da Clovis Witfield e Silvia Danesi Squarzina: dopo averne discusso, sono ancora più certo che non sia suo. E’ un’operazione mediatica su disegni interessanti e già noti».

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