In un libro le strade di Roma sbagliate:
dal significato inaspettato

Sabato 8 Dicembre 2012 di Paolo Di Paolo
ROMA - Per conoscere una città, bisogna sapersi perdere fra le sue strade. «I nomi delle vie – ha scritto un esperto di città come il grande saggista Walter Benjamin – devono parlare al vagabondo come lo scricchiolio dei rami secchi». Lui alzava di continuo gli occhi dal taccuino e segnava impressioni, risonanze. La toponomastica (o per essere più precisi, l’odonomastica, ovvero nomi di vie, strade e piazze) può condurre verso scoperte e suggestioni quasi romanzesche. E proprio in una vivace raccolta di racconti fresca di stampa, «Roma per sempre» di Marco Proietti Mancini (Edizioni della Sera), ogni storia, ogni emozione della voce narrante è legata, fin dall’incipit, a nomi precisi di luoghi della Capitale.



Via Nomentana, Porta Pia, Corso d’Italia: basta elencarli e già qualcosa in noi si muove. Una consuetudine, un ricordo. «Siete mai riusciti – scrive Mancini – a passarci senza almeno guardare, anche solo per un’occhiata veloce, Piazza del Popolo? Che il Popolo non c’entra niente; la piazza si chiama così perché anticamente lì c’era un bosco di populus, il nome che la gente dava ai pioppi e ce n’era uno gigantesco, il Populus».



LA NOVITÀ

Ad aggiungere dettagli arriva in questi giorni un documentatissimo volume, «Dizionario delle strade curiose di Roma. Toponimi strani, difficili, incompleti, ripetuti, sbagliati» (Edilazio). L’autore, Willy Pocino, ha alle spalle un’imponente quantità di saggi e di articoli sulla storia della città e della regione: qui raccoglie schede su circa mille fra strade, vicoli e piazze di Roma.



Ogni voce ha una sua bibliografia specifica. Gli aneddoti storici sono sorprendenti. Siete mai capitati in via Affogalasino? Avete mai messo piede in via Galline Bianche? Il primo caso, località Gianicolense, pare rimandare all’annegamento di un povero asino nella piena di un fosso. Nel secondo caso, zona di Prima Porta, il riferimento è a una leggenda relativa alla moglie dell’imperatore Augusto che avrebbe visto scendere dal cielo una gallina bianca con un ramoscello di alloro nel becco. Miti, fatti di cronaca, personaggi illustri: tutto si mescola e si confonde; passano gli anni, i secoli e il toponimo si fa opaco fino a diventare oscuro.



STRASBURGO E ARGENTINA

Sicuri di aver sempre saputo che Largo Argentina non c’entra niente con la nazione? Il nome viene da una torre degli inizi del XVI secolo, appartenente al vescovo Burckhardt che si firmava «episcopus argentinus», dal nome della sua città natale, Argentoratum, l’attuale Strasburgo.



La celebre via delle Zoccolette, la cui targa è anche un souvenir turistico, a cosa allude di preciso? Alle ragazzine orfane ospitate nel conservatorio settecentesco dei Santi Clemente e Crescentino. Zoccolette, per i loro calzari o perché avviate al mestiere di prostitute? Pocino enumera casi bislacchi come quello di Via Meglio di Niente, zona Lunghezza: inaugurata nel febbraio 2011, più di recente ha assunto la denominazione di via Saliola. Si scopre, si impara, si ride: pare che vicolo del Fico, a metà Cinquecento, avesse una variante femminile. Da evitare via Tiradiavoli e via Scellerata, che per fortuna non esistono più.
Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre, 09:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA