Civitavecchia, il caso delle truffe alle assicurazioni: il pm chiede 60 rinvii a giudizio

Il palazzo di giustizia di Civitavecchia
di Stefano Pettinari
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Martedì 28 Luglio 2020, 11:45

Che vadano tutti a processo. La Procura della Repubblica di Civitavecchia, dopo aver chiuso le indagini preliminari relative al caso dei falsi incidenti stradali e le conseguenti truffe alle assicurazioni, ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli indagati. Sessanta persone rischiano dunque di andare a comporre quello che somiglia molto a un maxi processo, se non altro per il gran numero di persone coinvolte, di una vicenda di cui si è parlato molto in città, e che coinvolge fior di professionisti, soprattutto in campo medico, ma non solo. Bad doctor era infatti stata chiamata questa grossa indagine, coordinata dalla sostituto procuratore Valentina Zavatto, e che aveva visto impegnati non solo i carabinieri della compagnia di Civitavecchia, ma anche quelli di Roma San Pietro, Roma Eur e Roma piazza Dante, oltre ad alcune unità cinofile anti valuta della Guardia di Finanza.
L'apice dell'inchiesta ci fu il 25 febbraio di tre anni fa, quando scattarono ben 11 misure cautelari, che coinvolsero sette medici di strutture sia pubbliche che private, due medici legali e due avvocati. Oltre a loro, ci furono anche 66 indagati. Di quelle 77 persone, solo 17 sono uscite dal procedimento, in 60 invece, secondo la magistratura inquirente, devono rispondere, a vario titolo, di truffa, falso e sostituzione di persona. Architettato con un'attenta organizzazione e ben oliato il sistema truffaldino messo in piedi da quella che gli inquirenti consideravano la cupola della truffa dei falsi incidenti. In sintesi, secondo la Procura, si organizzava un finto sinistro, nel quale un soggetto rimaneva ferito. Andava al pronto soccorso dove c'era un medico che stilava un referto che diagnosticava, per esempio, la frattura di un ginocchio. Un radiologo eseguiva una falsa radiografia, utilizzando una vera radiografia di una frattura del ginocchio, ma che apparteneva a un'altra persona. Cambiava il nome e il gioco era fatto. Il tutto veniva poi avallato dal medico legale e l'assicurazione pagava. Le somme intascate, chiaramente, venivano poi divise tra i partecipanti alla truffa.
IL SISTEMA
La cosa sarebbe andata avanti per almeno tre-quattro anni (dal 2013/14 al 2017). Ma il sistema, in alcuni casi, era anche reso ancora più credibile. Per esempio in certe occasioni, sempre stando a quanto sostengonogli inquirenti, c'era anche la copertura di un agente di polizia, che addirittura verbalizzava il finto incidente. Ci sono dei casi invece dove la stessa persona più volte è risultata vittima di sinistri. Come quello di una donna che, addirittura, in un incidente sarebbe stata investita dalla moto di uno degli avvocati coinvolti. Incidente avvenuto di fronte casa della stessa donna e dove risulterebbe testimone oculare uno dei medici legali poi arrestati.
ORGANIZZAZIONE RAMIFICATA
Ma questi finti sinistri, in altri casi sarebbero stati organizzati anche lontano da Civitavecchia, addirittura a Milano e Verona, tanto che furono aperti altri fascicoli anche in quelle procure, che però poi sono stati unificati a quello di Civitavecchia. E ora, la magistratura inquirente locale chiede il rinvio a giudizio per tutti. Spetterà adesso al giudice per le indagini preliminari decidere se accogliere o archiviare la richiesta avanzata della pubblico ministero Valentina Zavatto.
 

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