Civitavecchia e la didattica a distanza, un rebus la valutazione degli studenti

Quest'anno il rituale dell'attesa per l'affissione dei quadri non ci sarà: anche gli esiti saranno online
di Vincenzo Sori
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Martedì 9 Giugno 2020, 16:30

Ieri è stato l'ultimo giorno di scuola, ultimo per modo di dire però, perché l'ultimo giorno vero è stato giovedì 5 marzo. Da allora, 3 mesi di didattica a distanza, DaD come si dice in gergo, 90 giorni frenetici, circolari ministeriali emanate in extremis, docenti al lavoro senza sosta, l'ansia di alunne e alunni che montava. Ma ora, a una settimana dall'inizio degli esami di Stato per gli 800 studenti di Civitavecchia e del comprensorio (si parte martedì 16 giugno), con i 900 delle medie già sotto esame (in forma rivista: i colloqui dovranno concludersi entro il 30 giugno), è d'obbligo una riflessione su ciò che è stato e ciò che sarà. Come si valuta un alunno che ha partecipato poco o niente alla didattica a distanza? È giusto promuovere tutti, anche gli insufficienti gravi? È possibile una valutazione oggettiva? L'abbiamo chiesto a presidi e prof delle scuole del territorio.
I DIRIGENTI
«Noi abbiamo mantenuto inalterati i criteri di valutazione dice la dirigente dei due licei di Civitavecchia e Santa Marinella Galilei e Guglielmotti, Maria Zeno . Certo, oggi il concetto di assiduità della partecipazione è relativo, non va inteso in senso temporale, ma qualitativo». «Di fatto la valutazione è quasi sospesa - osserva invece la dirigente dello Stendhal, Stefania Tinti -. Tutti gli studenti avranno diritto a frequentare la classe successiva, la cosiddetta quota residuale dei non promossi è limitata a coloro che non hanno frequentato le lezioni, in presenza e a distanza, e che risulta impossibile valutare. La scuola esce da questa riforma parzialmente esautorata, perché quasi a tutti è offerto un paracadute». «Il processo valutativo è calibrato sulle nuove esigenze dice la preside del Calamatta Giovannina Corvaia . I docenti di sostegno, gran parte precari, sono stati eccezionali: hanno lavorato duro diventando una risorsa preziosa per tutti i ragazzi. Con la didattica a distanza alcuni studenti sono scomparsi. Come abbiamo fatto? In alcuni casi li abbiamo recuperati contattando loro e i genitori; in altri abbiamo dovuto desistere perché c'erano problemi ben più importanti cui far fronte». «Fare didattica a distanza è stato molto faticoso per tutti - afferma il preside del Marconi Nicola Guzzone -. I nostri docenti sono stanchi perché questa modalità ci ha costretto a lavorare di più per ottenere di meno». «Il problema della valutazione è molto sentito osserva la preside dell'Ic Galice, Lucia Matarazzo ovviamente è cambiata la logica. Si parla di valutazione non più sommativa ma formativa. Come valutare gli alunni che nel corso della DaD hanno reso meno? Abbassare il voto? Dovremo considerare molte variabili».
GLI INSEGNANTI
Dalle presidi ai docenti. «La DaD non è inclusiva, soprattutto per alunni con disturbi evolutivi specifici e globali come l'autismo così l'insegnante di sostegno della media Galice, Roberta Gargiulli ma con studenti Bes o Dsa, attraverso un rapporto docente alunno uno-a-uno, abbiamo raggiunto dei risultati molto soddisfacenti. Alcuni sono scomparsi dai radar, è vero, ma complessivamente i ragazzi hanno lavorato. A fine anno daremo un voto numerico decimale che è una sintesi della didattica in presenza e di quella a distanza». «Il nostro istituto ci ha permesso di fronteggiare subito l'emergenza racconta Karen Colosi, professoressa di Italiano al Marconi il problema però non sono stati gli strumenti, ma il fatto che ci siano sfuggiti i più fragili. Gli studenti più bravi si sono pian piano demotivati. Come valutare i ragazzi? È difficile perché alcuni studenti hanno partecipato poco. A mio avviso sarà impossibile fare una valutazione oggettiva proprio perché a distanza ci possono essere feedback non autentici».
 

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