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Omicidio Vannini, condannati i Ciontoli: «Giustizia è stata fatta»

Il pronunciamento della sentenza in Corte d'Assise a Roma
di Emanuele Rossi
4 Minuti di Lettura
Giovedì 1 Ottobre 2020, 11:47 - Ultimo aggiornamento: 14:48
Alle 14.34 i giudici della Corte d'Assise d'Appello leggono il dispositivo. Antonio Ciontoli 14 anni di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale. Maria Pezzillo (la moglie di Ciontoli) 9 anni e 4 mesi per concorso anomalo in omicidio volontario, stessa condanna inflitta a Martina e Federico. I figli della coppia. È la sentenza d'Appello del processo bis. L'aula esplode in una reazione unanime: «La giustizia esiste». È questo ciò che dirà la madre di Marco Vannini, Marina, pochi minuti dopo, interpretando così il pensiero dei molti venuti per sostenerla durante il processo. «Sono stati oltre cinque anni di inferno commenta Alessio Pascucci per una mamma e un papà a cui è stato tolto un figlio in quel modo brutale. Cinque anni di ferite che la sentenza di queste ore di certo non rimargineranno».
CORI E STRISCIONI
Con cori, applausi e striscioni decine e decine di persone, indossando la t-shirt con l'immagine di Marco Vannini biondo e solare, hanno circondato di affetto i familiari del giovane cerveterano che sognava di diventare un pilota dell'Aeronautica e invece è morto in modo assurdo. «Grazie a tutti si lascia andare in un pianto liberatorio Marina Conte - era giusto che andasse così. È la battaglia di tutti, noi non volevamo vendetta ma giustizia». La madre di Marco è commossa. «Quello che speravamo noi prosegue - era che venisse riconosciuto l'omicidio volontario a tutta la famiglia Ciontoli e finalmente dopo più di 5 anni siamo riusciti a dimostrare ciò che era palese dall'inizio perché Marco è morto dentro quella casa e loro stavano lì e non l'hanno soccorso. Noi non saremmo qui in tribunale se solo fosse stato chiamato in tempo il 118. I Ciontoli non hanno telefonato nemmeno a me e mio marito. Avremmo potuto salvarlo noi. Ci hanno negato anche questo». Il marito, solitamente più introverso, mostra un volto finalmente disteso. «Sì, sono sollevato parla Valerio Vannini confidavamo in questa giustizia che si è fatta viva. È un bene e un diritto di noi italiani. Non ci interessava il numero degli anni ma che ci fosse l'omicidio volontario per tutti i Ciontoli i quali hanno causato la morte di nostro figlio perché non l'hanno soccorso nonostante quelle urla strazianti». Ieri in aula sia i Ciontoli che i suoi avvocati si sono scagliati contro giornali e tv. «I media sono la voce del popolo ribadisce Valerio Vannini che evidentemente si è scandalizzato davanti alle bugie raccontate dagli imputati. Antonio Ciontoli chiede perdono ad ogni sentenza e poi ieri ha parlato tutto il tempo delle preoccupazioni vissute da lui e dalla sua famiglia mentre a me e Marina ci ha dedicato una mezza frase. Lo avremmo perdonato solo se avesse portato Marco in ospedale, ormai è tardi». La lettera di perdono del sottufficiale della Marina e nei servizi viene rispedita al mittente anche da Alessandro Carlini, cugino di Marco costituitosi come parte civile e querelato diverse volte dallo stesso Antonio Ciontoli per alcune espressioni utilizzate su Facebook e Whatsapp. «Ho smesso di contare le denunce di questo signore nei miei riguardi ammette Alessandro Carlini davanti ai giudici cerca di recitare il suo copione a memoria poi nella vita reale si comporta in altro modo». A difendere Carlini in una delle udienze che si terrà ad ottobre sarà il legale Alessandro Gnazi. Soddisfazione ieri di tutto il gruppo dei manifestanti partiti come sempre da Ladispoli, Cerveteri e Civitavecchia alla volta della Capitale tra i quali Antonella, Tiberio e tanti altri. «Sin dal primo momento racconta Antonella Proietti Marengo abbiamo affiancato questi splendidi genitori accompagnandoli nel loro dramma ma anche assecondandoli nella ricerca della verità. E non ci fermeremo qui. Nessuno mai ha chiesto vendetta ma solo giustizia per i Ciontoli che sin da subito sono fuggiti da Ladispoli, la città dove risiedevano». Motivazioni dei giudici a parte, che arriveranno entro 60 giorni, bisognerà capire se i legali della difesa impugneranno la sentenza nuovamente in Cassazione. È molto probabile che ciò avvenga mentre per i Vannini il processo potrebbe anche chiudersi qui.
Emanuele Rossi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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