Madonnina di Civitavecchia, riesplode il caso delle lacrime

Sabato 22 Febbraio 2020
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«Ricorreremo alle vie legali, ho già dato mandato al mio avvocato». Non si fa attendere la risposta della famiglia Gregori: secondo loro Ivano Alfano dice il falso, ma sarà la magistratura a decretarlo. L'avvocato della famiglia, Bruno Forestieri, sta studiando il caso e a giorni presenterà una denuncia alla Procura per far luce sulla questione, capire perché quest'uomo ha parlato solo ora e cosa si nasconde dietro a queste rivelazioni scioccanti.
Proprio quando la storia della Madonnina di Pantano sembrava chiusa (la Magistratura archiviò il caso facendo decadere le accuse nei confronti degli indagati e giudicando il caso come inspiegabile), quando ormai, dopo dodici anni, si era sbloccato l'iter per avviare la realizzazione del santuario, spunta fuori una persona che riaccende i riflettori sulla vicenda. Il racconto di Alfano è stato mandato in onda giovedì sera nella puntata di Porta a porta, nella quale è stato lanciato l'instant book Il segreto delle lacrime della giornalista Vittoriana Abate (conduttrice dell'intervista televisiva) che ha ripercorso la storia delle lacrimazioni partendo proprio dalle dichiarazioni rilasciate dal romano. «Sono un motociclista e quando sul mio cammino trovo statuine raffigurante le Madonne mi fermo sempre per accarezzarle». Il suo racconto parte da qui. Alfano dice di aver notato la statuina (alta 42 centimetri) mentre percorreva via Fontanatetta. Si è fermato anche perché la sua moto aveva avuto un guasto e nel ripararla si è ferito ad un dito. Ma se n'è reso conto solo quando ha accarezzato la statuina sul volto, accorgendosi così «di aver fatto un pasticcio. Ho provato a pulirla ma non ci sono riuscito». Risalito in sella alla sua moto si è poi allontanato tenendosi questo segreto per 25 anni.
Le dichiarazioni di Alfano, comunque, lasciano spazio a molti interrogativi. Innanzitutto, dalla strada sembrerebbe poco probabile che possa aver visto la Madonnina. «All'epoca - racconta Fabio Gregori, il proprietario - la statuina era sotto un roseto e coperta da un cespuglio di liburno molto fitto». Inoltre il giardino dista almeno cento metri dalla strada e a dividerli c'è un fosso e una piccola area destinata a parcheggio. Anche se 25 anni fa non esisteva nessuna recinzione, come avrebbe fatto il motociclista a notare la statuina mentre percorreva via Fontanatetta? Alfano, poi, riferisce che si sarebbe allontanato dal giardino mentre vedeva rincasare i Gregori: fatto smentito da Gregori, che non ricorda nessuno davanti alla sua casa. C'è poi, la questione della macchia di sangue. Alfano dice di averla fatta lui nel tentativo di pulire la statuina e dichiara di averla sporcata sul lato sinistro quando, come si evince dalle foto, il segno è sulla destra. Non solo, Gregori ha sempre dichiarato che al suo rientro a casa quel pomeriggio del 2 febbraio 1995, «la statuina era bianca candida come sempre». Tutti elementi questi, che l'avvocato Forestieri sottoporrà all'attenzione della magistratura. «Le dichiarazioni rilasciate da quest'uomo meritano approfondite indagini - specifica il legale - per questo denunceremo il tutto alla Procura. Sulla questione poi, della comparazione del Dna, al quale Alfano si è detto pronto a sottoporsi, c'è da chiarire un aspetto importante. L'esiguo campione raccolto (di cui oggi non si ha contezza di dove sia e se sia ancora utilizzabile) non permise all'epoca di estrarre il Dna completo ma si riuscì a risalire al genotipo (che risultò maschile) e a cinque polimorfismi che però risultarono comuni al 98% della popolazione mondiale. Ad oggi, quindi, sembra impossibile ripetere l'esame. © RIPRODUZIONE RISERVATA