Focolaio alla Rsa Madonna del Rosario e carenza di informazioni ai parenti dei malati: il caso alla ribalta nazionale

La Rsa Madonna del Rosario di via Buonarroti (Foto Luciano Giobbi)
di Andrea Benedetti Michelangeli
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Giovedì 26 Marzo 2020, 18:53

Il principale focolaio di Coronavirus di Civitavecchia, quello della Rsa Madonna del Rosario, è ormai un caso nazionale. Non tanto per l'aspetto sanitario, pure grave, visto che dall'inizio dell'epidemia si sono registrati 54 casi positivi (43 degenti e 11 operatori) , con il decesso di quattro anziani (l'ultima, una 88enne, ieri) , quanto per l'assenza di informazioni ai parenti dei ricoverati.
Le lamentele - ma forse sarebbe più giusto definirli appelli - sulle pagine facebook sono cominciate nei giorni scorsi. "Non ho notizie di mia madre dal 2 marzo", aveva scritto sabato scorso Lisa Di Giovanni, la prima a uscire allo scoperto. E sembrava che quel grido di dolore avesse sortito gli effetti sperati, tanto che la Asl già lunedì aveva deciso di aprire una linea telefonica, attiva tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17, proprio dedicata alle famiglie dei degenti. Ma in realtà non è stato così. Almeno non per tutti. Al punto che non più tardi di un'ora fa il "Caso Madonna del Rosario" è approdato addirittura a La vita in diretta", il rotocalco quotidiano di Rai1, in cui alcuni parenti degli anziani hanno ribadito l'assenza di notizie e poi sono stati messi a confronto con la direttrice della struttura, l'avvocato Rosalba Padroni. Quest'ultima si è difesa sostenendo che dal 5 marzo scorso è stato vietato l'accesso ai familiari in primis per la tutela dei degenti ricoverati e degli operatori sanitari e poi anche per gli stessi congiunti degli anziani che entrando nella Rsa avrebbero potuto contrarre il virus.
E fin qui, nulla da obiettare. E' sacrosanto che la dirigenza della Madonna del Rosario si preoccupi innanzitutto della salute di tutte le persone coinvolte, ospiti su tutti. Quello che la Padroni non è riuscita a spiegare, è il motivo delle scarse informazioni ai parenti. Ha parlato, sì, di videochiamate e telefonate, ma il problema è che non tutti le hanno ricevute. Anzi, stando alle lamentele, in tanti non le hanno ricevute.
E qui sorgono spontanee alcune domande. Escludendo la cattiva volontà di dirigenti e addetti della Rsa, già nella bufera per la situazione venutasi a creare nell'istituto, dipenderà dalla carenza di personale? E se sì, la Asl non potrebbe farsi carico, direttamente (con propri operatori) o indirettamente (raccogliendo informazioni dalla Madonna del Rosario e poi girandole a tutti i familiari) di provvedere?
Di certo c'è che non è possibile tenere i parenti, quasi tutti figli, all'oscuro delle condizioni di salute dei loro genitori. Non sapere se sono stati contagiati; eventualmente quali sono le loro condizioni; se invece sono negativi e come si sta procedendo per metterli al sicuro (trasferimento in altre strutture?) è inumano. Le difficoltà, per tutti, in questo periodo sono enormi. Ma avere informazioni certe e costanti sulla salute dei propri cari è un diritto inalienabile. E non può essere congelato. Per nessuna ragione.
Chi può, se ne faccia carico e stabilisca un contatto tra figli e genitori o almeno tra i figli e chi si sta occupando dei loro genitori. In un momento di profondo disagio psicologico, è ancora più importante. Per gli anziani soli e per chi non riesce a sapere neppure come stanno.

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