immagine Autoscambio energetico: cos'è e a che cosa serve
  • Martedì 8 Gennaio 2019, 15:31

Autoscambio energetico: cos'è e a che cosa serve

L'autoscambio energetico è un servizio che permette alle società di produrre energia e di scambiarla per soddisfare i propri bisogni personali. Questa soluzione rappresenta quindi una nuova frontiera per quello che riguarda il campo dell'energia rinnovabile e permette allo Stato di avere un impatto positivo nei confronti dell'ambiente poiché l'energia prodotta deriva da fonti rinnovabili e quindi non inquinanti.

Come funziona l'autoscambio energetico e cosa sono le comunità energetiche
Mediante l'autoscambio energetico delle società private possono abbattere le spese ed i consumi scambiando energia prodotta da loro stesse. Questo permette la nascita di cosiddette comunità energetiche che nel Nord Europa sono ormai una realtà consolidata.
In Italia il meccanismo di scambio dell'energia è stato abolito negli anni Sessanta poiché l'energia elettrica è divenuta a capo dello Stato anche se il progetto di base è sempre stato studiato e approfondito.
Oggi anche l'Italia, come il resto dell'Europa sta attuando delle sperimentazioni ad hoc per dare vita alla nascita di comunità energetiche che possano permettere il libero scambio tra i singoli utenti in maniera facile e veloce.
L'autoscambio energetico si realizza quindi mediante la nascita di comunità energetiche che rappresentano delle vere e proprie associazioni tra produttori di energia elettrica e consumatori della stessa anche se è possibile che queste due funzioni siano a capo di un unico soggetto che è sia produttore che consumatore nello stesso tempo. Lo scopo principale delle comunità energetiche è quello di soddisfare il proprio fabbisogno di energia auto-prodotta mediante l'utilizzo di fonti rinnovabili che permettono di diminuire le spese e i costi connessi al consumo e avere un impatto positivo nell'ambiente.
 
Autoscambio energetico all'estero
Le comunità energetiche sono una realtà presente in diversi stati esteri. In questi, infatti, esistono già produttori e consumatori di energia elettrica che si sono associate tra loro.
Degli esempio concreti arrivano dalla Danimarca e dalla Germania che producono energia per i propri bisogni attraverso l'uso di fonti rinnovabili.
In questo modo, i soggetti facenti parte della comunità, sono riusciti ad ottenere un duplice vantaggio: economico e ambientale.
Per quello che riguarda il primo si ha, come detto precedentemente, un costo minore per quello che riguarda i singoli consumi, per quello che riguarda il vantaggio ambientale, invece, la nascita delle associazioni ha permesso la creazione delle cosiddette Oil Free Zones ossia delle aree indipendenti che utilizzano delle fonti fossili per la produzione di energia. Le fonti fossili provengono dai derivati del petrolio e dal petrolio stesso e permettono di ridurre al massimo l'utilizzo del carbonio che risulta altamente inquinante per l'ambiente.
Il Nord Europa, oltre ad aver dato vita alla nascita di consolidate comunità energetiche, ha attivato un processo di sensibilizzazione da parte di ogni singolo soggetto. Infatti non sono solo le aziende private a produrre energia e a scambiarla ma anche i privati cittadini e gli enti pubblici si stanno interessando a questo fenomeno. In pratica qualsiasi persona che possiede un impianto capace di produrre energia elettrica pulita e rinnovabile, può dare vita alla nascita di una comunità per permettere l'autoscambio energetico e soddisfare ogni tipo di necessità.
Questo consente anche di accumulare energia. In pratica il surplus prodotto non finisce più nella rete pubblica ma può essere accumulato e utilizzato in seguito a seconda del bisogno grazie ad appositi impianti di accumulo nati a seguito delle innovazioni tecnologiche.
 
Autoscambio energetico in Italia
Come visto prima al Nord Europa le comunità energetiche e l'autoscambio energetico sono delle realtà consolidate mentre in Italia, nonostante questo sia possibile, non sono ancora sorte delle associazioni in tal senso anche per via della nazionalizzazione dell'energia elettrica.
Le sperimentazioni in questo senso sono comunque state sempre poste in essere e ad oggi si iniziano a vedere alcuni segnali positivi in merito grazie alle piccole congregazioni nate intorno al Novecento e sopravvissute all'abolizione del meccanismo dell'autoscambio.
Tra queste si ricordano E-Werk di Bolzano, Secab di Udine, Società municipalizzata ACSM, Gignod della Val D'Aosta, Vanoi di Trento e piccole realtà di Prato dello Stelvio, Comuni della Carnia e Comuni del Primero.
Queste realtà sono comunque di piccolissime dimensioni e poco strutturate rispetto alle associazioni che convivono nel Nord Europa e in particolare in Danimarca e Germania dove i vantaggi economici e ambientali sono tangibili e messi in pratica giorno dopo giorno.
Secondo l'amministratore delegato dell'ACEA Francesco Carcioffo, anche in Italia è possibile raggiungere l'eccellenza come nei paesi europei ma, per fare in modo che questo avvenga occorre superare alcuni limiti burocratici imposti dallo Stato come appunto ripristinare la possibilità di realizzare l'autoscambio energetico tra produttori e consumatori di energia per dare vita a comunità energetiche solide e ben strutturate.
 
Autoscambio energetico: il caso del Piemonte
In Italia c'è una regione, che più di ogni altra, sta lavorando per dare vita alla nascita delle comunità energetiche. Il Piemonte ha infatti lanciato un progetto che si basa sulla costituzione di un associazione all'interno della quale possa concretizzarsi l'autoscambio energetico in modo diretto tra utenti, siano essi enti pubblici, privati o cittadini.
Tutto questo è stato reso possibile a seguito dell'approvazione della prima Legge Regionale sulle comunità energetiche che mira ad approfondire una serie di punti da rispettare per permettere l'autoscambio energetico. In pratica la norma definisce nei minimi particolari tutte le modalità di implementazione per quello che riguarda un sano e corretto scambio di energia che viene auto-prodotta all'interno di una comunità locale mediante l'utilizzo di fonti rinnovabili.
In particolare è l'ACEA, ossia un'azienda multiservizi locale del Piemonte di cui l'amministratore delegato è Francesco Carcioffo, ad aver avviato la sperimentazione grazie al contributo di un'università: il Politecnico di Torino. È stata proprio la facoltà ad approfondire i vari studi per verificare la presenza di base solide sia dal punto di vista delle innovazioni tecnologiche che da quello sociale, a verificare che i vantaggi ottenibili sarebbero davvero molti.
In particolare lo studio ha fatto emergere dati molto importanti poiché, per una comunità composta da circa diciannovemila abitanti, l'utilizzo delle fonti rinnovabili e in particolare del fotovoltaico permettere di soddisfare il 42% di tutte le esigenze domestiche.
Il docente del Politecnico di Torino che ha guidato lo studio ha ribadito che tutta la sperimentazione risulta perfettamente in linea con quanto stabilito dalla Legge e dalle normative dell'Unione Europea che prevedono, tra le altre cose, l'introduzione di una figura specifica di produttore e consumatore di energia elettrica, definito Prosumered che potrà essere introdotta entro la fine del 2019.

Iniziativa ACEA e Consorzio CPE
Il caso del Piemonte ha permesso la nascita di una vera e propria comunità energetica dove gli associati pongono in essere l'autoscambio energetico in maniera diretta utilizzando fonti rinnovabili.
L'ACEA ha applicato, per la sperimentazione, le direttive dell'Unione Europea anche grazie al contributo del Consorzio CPE ossia il braccio operativo che si occupa di rilanciare il territorio e nato proprio da un settore dell'ACEA, ossia quello del Centro Sviluppo e Innovazione.
Il Consorzio CPE si occupa della parte tecnica e ha realizzato un progetto di crescita del territorio derivante all'utilizzo delle energie rinnovabili. Il progetto del Consorzio è stato presentato a Palazzo Ceriana Mayneri per dimostrare un assunto importante: gli utenti che partecipano alla comunità energetica producendo energia e attuando l'autoscambio energetico possono contribuire a rilanciare le sorti economiche dello stesso territorio.
 
Autoscambio energetico e sua applicazione
I vantaggi che si ottengono dall'autoscambio energetico sono quindi particolarmente importanti per rilanciare la crescita di un determinato territorio.
Oltre a questo l'utilizzo delle fonti rinnovabili sono una valida risorsa perché, non essendo inquinanti, non hanno un impatto negativo sull'ambiente e possono contribuire alla salute della vegetazione e della qualità dell'aria che risulterà più pura e pulita.
Se l'esperimento attuato dall'amministratore delegato dell'ACEA Francesco Carcioffo avrà risultati positivi, è possibile che molte realtà possano dare vita all'autoscambio energetico. Anche le piccole realtà possono avere dei vantaggi da questa iniziativa come, per esempio, i condomini che hanno delle spese comuni da sostenere. Un condominio potrebbe installare per esempio un impianto fotovoltaico che sia in grado di alimentare e soddisfare il fabbisogno energetico in due direzioni. In primo luogo tutti i consumi degli spazi comuni saranno abbattuti e, in secondo luogo, anche le singole unità abitative potranno beneficiare del risparmio energetico utilizzando l'energia autoprodotto e conservandola per utilizzi futuri mediante un apposito sistema di accumulo.

Fonti rinnovabili e autoscambio energetico
L'autoscambio energetico si basa essenzialmente sull'utilizzo di fonti rinnovabili. Questa sono diverse tra di loro ma hanno in comune il fatto di non essere inquinanti.
Le fonti rinnovabili sono quindi un'alternativa molto interessante per quello che riguarda il futuro italiano poiché diminuiscono l'inquinamento e limitano l'utilizzo di fonti fossili tossiche e nocive.
Le fonti rinnovabili, ossia quelle derivanti da sole, vento, calore e mare, inoltre, sono inesauribili rispetto alle fonti fossili tradizionali delle quali fa parte anche il nucleare.
In Italia ad oggi sono proprio le fonti rinnovabili a garantire il consumo elettrico per il 37% ma, grazie alle sperimentazioni e all'autoscambio energetico, potrebbe arrivare al 100% e risolvere, o quanto meno limitare, i problemi legati all'inquinamento, ai drammi del clima, alle guerre del petrolio e di conseguenza alla crisi economica.
L'autoscambio energetico può essere quindi realizzato tramite l'utilizzo di una serie di fonti rinnovabili tra le quali spicca l'energia fotovoltaica che di fatto è già utilizzata in molte zone del paese a da diversi utenti privati.
Oltre a questo possono essere utili per produrre energia ulteriori fonti come le biomasse, l'energia idroelettrica e l'energia geotermica. In Italia stanno nascendo anche delle strutture che producono energia grazie all'utilizzo dei rifiuti che debitamente trattati vengono inseriti nella rete e creano appunto energia.

  • Annunci correlati

IlMessaggeroCasa.it