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  • Martedì 23 Ottobre 2018, 18:44

Spread e mutui: cosa sta succedendo e come orientarsi.


Negli ultimi tempi è tornato prepotentemente alla ribalta il termine Spread: a seguito della manovra fiscale proposta dal governo si riscontra infatti una certa turbolenza dei mercati con una sempre maggiore preoccupazione degli operatori economici. Questa sostanziale sfiducia e instabilità ha portato il valore di tale indicatore sopra i 300 punti, a un livello di guardia piuttosto rilevante.
A preoccupare in maniera particolare sono i mutui per l'acquisto della casa che gravano sul bilancio di moltissime famiglie italiane, e la paura che lo spread alto porti al non poter più far fronte al pagamento delle rate.
Vediamo dunque se e in che misura ci può essere una relazione diretta tra spread e mutui.
 
Cosa è lo spread?
Ma che cosa indica lo spread? Questo termine, che potremmo tradurre col significato di "divario", rappresenta oggi un indicatore molto importante per l’andamento della situazione economica del Paese.
Lo spread si calcola sulla differenza di rendimento tra i titoli di stato italiani a 10 anni, i BTP, e gli equivalenti titoli pubblici tedeschi, i Bund, ovvero quelli emessi cioè dal paese con l'economia più solida tra quelli dell'unione europea. Il rendimento dei titoli di stato è un ottimo indicatore dello stato di salute dell’economia di un paese. I BTP sono delle obbligazioni emesse da un paese con lo scopo di coprire il debito pubblico e il proprio deficit: più il sistema è solido, meno i titoli sono rischiosi e offrono quindi a chi li acquista rendimenti più bassi, e allo stato minori interessi da pagare.
In altre parole, lo spread tra i BTP italiani e i Bund tedeschi indica quanto sia più rischioso prestare i soldi all’Italia rispetto alla Germania.
Ciò significa anche che l’Italia per ricevere dei prestiti è costretta ad offrire dei tassi di interesse più elevati, andando così a far crescere il costo del prestito ricevuto che a sua volta andrà a pesare sul debito pubblico con tutte le conseguenze sulla situazione economica generale.
 
Breve storia dello spread
Lo spread è sotto l'occhio vigile di analisti economici e stampa da tempo, poiché non è la prima volta che dobbiamo fare i conti con questo delicato indicatore. Nel 2006, poco più di dieci anni fa quindi, lo spread BTP-BUND era a 24 punti.
Poi arrivò un periodo di crisi crescente e la situazione iniziò a prendere una piega sempre meno stabile: all'epoca del governo guidato da Silvio Berlusconi, subentrato a quello di Prodi, si aprì di fatto una lunga crisi economica e alla fine del 2008 l’indicatore era arrivato a quota 92 punti, si era dunque triplicato. Ma era solo l'inizio.
Nel 2010 la crisi si fece globale, e paesi come la Grecia, l'Irlanda, la Spagna, il Portogallo, oltre all'Italia, videro il proprio spread crescere enormemente. La Grecia soprattutto preoccupava i mercati: gli ellenici erano sull'orlo del fallimento e tra gli esperti e gli operatori di mercato cominciò a diffondersi la preoccupazione di una rottura dell’area euro. Nel 2011 le prestazioni peggiorarono al punto da abbattere una serie di record negativi e verso la fine dell'anno lo spread aveva toccato addirittura quota 528: era il 9 novembre.
Di lì a poco Berlusconi si sarebbe dimesso lasciando spazio al Governo Monti, un governo cosiddetto tecnico, che cercò con una serie di misure rigidissime (come la tutt'ora discussa riforma delle pensioni) di contrastare la tendenza, che comunque rimase altalenante su numeri preoccupanti.
Toccò alla BCE intervenire, non solo per aiutare i paesi in difficoltà ma sostanzialmente per salvare l'Euro da un clima di pericolosa sfiducia. Siamo nel luglio del 2012.
Da allora questo altalenante indice è progressivamente calato (con alcuni momenti di paura) fino a tutto il 2013: poi ha continuato a oscillare su prestazioni comprese grosso modo tra i 100 e i 200 punti nel periodo 2014-2017.
Il resto è storia recente: da maggio di quest'anno siamo tornati su livelli di guardia.

Cos'è il mutuo? 
Il mutuo è un finanziamento a medio-lungo termine, (in genere da 5 a 30 anni) tra un mutuante, ovvero colui che eroga una somma di denaro o una quantità di beni fungibili, e il mutuatario, cioè colui che si impegna a restituire alla scadenza la somma pattuita.
Viene erogato da un istituto di credito e concesso a un privato per acquistare o ristrutturare un immobile, e prevede l’assunzione nell’impegno da parte del debitore alla restituzione dello stesso tramite il pagamento periodico di rate comprensive di capitale e interessi. Il finanziamento è garantito da ipoteca e viene stipulato con atto pubblico davanti ad un notaio.
Alla stipula dell'accordo si può optare per differenti tipologie di mutuo, che può essere a tasso fisso, variabile o misto. La differenza sta proprio nella percentuale di interessi che si calcolano sulla cifra oggetto del prestito: nel tasso fisso questa percentuale è stabile e invariabile; nel tasso variabile o misto il finanziamento è legato all'oscillazione di un indice finanziario di riferimento, generalmente l'Euribor, può essere inizialmente più conveniente rispetto tasso fisso (se l'inflazione ad esempio diminuisce anche la rata diminuirà), ma può andare incontro a fluttuazioni poco convenienti. Se il tasso d’inflazione aumenta anche la rata ne sarà influenzata e il suo importo salirà. Le oscillazioni del mercato insomma costituiranno sempre l’ago della bilancia nella determinazione del valore della rata, sia in positivo sia in negativo.
 
Che effetto ha lo spread sui mutui?
Osservatori interessati però sono anche i consumatori: in che modo l'aumento dello spread ha effetti sulla vita dei cittadini? Vediamolo con alcuni esempi.
L'aumento dei tassi di interesse rende ad esempio più difficile l'accesso al credito da parte delle aziende italiane, creando una contrazione dei mercati. La stessa cosa può accadere con i prestiti per i cittadini e i mutui a tasso variabile.
Un esempio interessante riguarda l’effetto che ci potrebbe essere, sulle rate dei mutui a tasso variabile (i mutui a tasso fisso sono tutelati invece rispetto all’andamento del mercato), poiché un prolungato periodo di tassi di interesse alti può influire sul costo di raccolta del denaro delle banche e sulla gestione della tesoreria, cosa che potrebbe portare gli stessi istituti a decidere di aumentare in futuro i loro spread, quelli che applicano sui mutui e che rappresentano il margine lordo dell’operazione di finanziamento.
I mutui sulla prima casa sono per le famiglie italiane un argomento sicuramente più vicino rispetto alle prestazioni dei BTP. Una casa su due ogni anno viene venduta grazie alla richiesta di mutui, denaro offerto dalle anche sulle quali si calcola un tasso di interesse.
Sono in molti a temere che l'andamento ballerino, ma comunque al rialzo, dello spread possa influire negativamente e causare l'aumento delle rate del mutuo.
Se ciò è impossibile per il tasso fisso, che resta bloccato per sempre e non è condizionato dall'andamento dei mercati, occorre dire che attualmente è improbabile anche per i tassi variabili.
Secondo l'ultimo rapporto dell'ABI (Associazione Bancaria Italiana), nonostante il momento, l'erogazione dei mutui, tre quarti dei quali a tasso fisso, è cresciuta (più 2,2% su base annua) mentre i tassi di interesse applicati sui prestiti alla clientela, sono addirittura calati, restando sostanzialmente ai minimi storici.
Questo perché l'andamento dello spread non sta influenzando l'indice Euribor, l'unico indice, assieme al tasso ufficiale della Bce, che ha il potere di far ballare le rate dei mutui a tasso variabile.
L'Euribor è un tasso di riferimento, calcolato giornalmente, che indica il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in Euro tra le principali banche europee. L'Euribor è un indicatore del costo del denaro a breve termine, ed è spesso usato come tasso base per calcolare interessi variabili, come quello dei mutui.
Può crescere per due motivi:
1) quando la Bce alza i tassi che governa e che sintetizzano l’andamento del costo del denaro all’ingrosso;
2) in caso di crisi di fiducia tra le banche che quindi non si fidano a prestarsi liquidità tra loro nel mercato interbancario.
Attualmente però nessuno di questi due fenomeni è in essere o in divenire: chi stipula mutui per l'acquisto sulla prima casa continua a farlo ai minimi storici.
 

Effetto spread, c'è ma non si sente: per ora.
L’attuale situazione sta creando sicuramente delle apprensioni su mercati, dovute ad una possibile ascesa incontrollata dello spread che potrebbe arrivare a posizionarsi su un valore di 400-450 punti base.
Al momento l'effetto spread comunque non si vede e non esiste un meccanismo automatico di adeguamento della crescita dello spread ai tassi di interesse applicati sui mutui: le singole banche fanno ciascuna la propria valutazione. Ma in futuro?
Ovviamente la persistenza di un livello dello spread particolarmente elevato, se diventasse cronico, non può non generare impatti sugli effetti finanziari.
Se la situazione dovesse peggiorare sul medio periodo potrebbe invece spingere gli istituti bancari a inserire aumenti sulle stipule dei nuovi mutui o potrebbe scoraggiare la banche a erogare prestiti.
Nell’ultimo anno le banche hanno scelto di offrire tassi e condizioni estremamente favorevoli, ma la situazione potrebbe appunto cambiare.
A subire il contraccolpo maggiore della situazione politica italiana infine potrebbe essere il mercato immobiliare. Infatti è possibile che, per la copertura finanziaria del debito pubblico, si decida ad esempio di aumentare la tassazione delle case, in particolare quelle che si acquistano nell’ottica di un investimento, le seconde case, le case di lusso, facendo diminuire i prezzi.
Staremo a vedere.

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