immagine Fisco, è tempo di acconto. Dead line il 30 novembre
  • di Oliviero Franceschi
  • Giovedì 29 Novembre 2018, 17:33

Fisco, è tempo di acconto. Dead line il 30 novembre

IL MEMORANDUM

Poco più di un mese al rendez-vous con l’acconto di novembre, il salasso di fine anno. Tra i “fortunati” anche i proprietari che affittano con la “cedolare secca”. Ma non tutto è perduto: in alcuni casi infatti è possibile ridurre o azzerare l’acconto.
Ormai più che di acconto, data la percentuale raggiunta col tempo, si dovrebbe parlare di doppio pagamento: la misura dell’acconto è infatti salita con gli anni e per le persone fisiche haraggiunto da tempo lo storico valore del 100%. Unica imposta a strizzare l’occhio al contribuente è proprio la cedolare secca sugli affitti, il cui acconto si paga con l’aliquota del 95%. E segnaliamo che, al momento, è previsto nella bozza del dl fiscale collegato alla manovra di bilancio un ulteriore incremento di queste percentuali.

Acconto Irpef.
La scadenza ultima per versare è venerdì 30 novembre.
Ecco comesi calcola l’importo. Innanzitutto gli importi degli acconti dovrebbero risultare nel modello Redditi rigo RN62, rispettivamente nella prima colonna (primo acconto) e nella seconda (secondo acconto). Per stabilire se il secondo acconto Irpef per il 2018 è dovuto o meno, occorre riprendere anche la ricevuta di pagamento della prima rata, che sarà stata versata, a seconda dei casi, tra giugno e agosto. Naturalmente, se avete pagato a rate, occorrerà verificare che non ne abbiate saltata nessuna. Andate nel quadro RNdel modello Redditi: supponendo che nel rigo RN61 non sia barrata la casella di colonna 1 “Casi Particolari” (che tralasciamo in questa sede), dovete andare alla voce “Differenza” (rigo RN34): se non è indicato alcun importo oppure se l’importo è minore di 52 euro non dovete pagare nulla e potete stare tranquilli per la scadenza di fine mese. Nel caso opposto l’importo del rigo RN34 “Differenza”, dato che la percentuale dell’acconto è pari al 100%, rappresenta proprio l’acconto complessivo: sottraete quanto eventualmente pagato come primo acconto ed ecco il secondo acconto da versare entro il prossimo 30 novembre.

Trabocchetti in agguato.
Come sempre occhio ai calcoli: se, ad esempio, avete pagato il primo acconto con la maggiorazione dello 0,40%, ricordate che per determinare la seconda rata, dovete scomputare questa maggiorazione. Ad esempio, se il 5 agosto 2018 avete versato complessivamente 502 euro tra primo acconto di 500 euro e maggiorazione di 2 euro (500x0,004=€ 2), l’importo da considerare ora come primo acconto versato sarà solo di 500 euro. Se, invece, avete pagato dopo i termini con il ravvedimento operoso applicando la sanzione (versata con un codice tributo a parte), l’importo del primo acconto Irpef dovrebbe essere già “depurato” dalla quota di interessi poiché non si versano più insieme all’imposta: se avete sbagliato, attenzione almeno a scorporare gli interessi dalla rata.

Acconto cedolare.
Anche chi ha optato per la cedolare secca potrebbe essere interessato al tributo: occorre infatti pagare un acconto del 95% (salvo ulteriori incrementi da legge di bilancio) dell’importo indicato nel rigo RB11 colonna 3. Anche qui l’acconto non è dovuto se l’importo del rigo RB11 colonna 3 è minore di 52 euro; se invece è pari o superiore a 52 euro si applica la percentuale del 95% e si versa tutto a novembre se l’importo dovuto è inferiore a 257,52 euro; se invece l’importo è pari o superiore a 257,52 euro la prima rata, pari al40% del totale, si sarebbe dovuta versare tra giugno e agosto (eventualmente con la maggiorazione dello 0,40%), mentre la seconda rata pari al 60% va corrisposta all’Erario entro il prossimo 30 novembre, utilizzando il modello di pagamento F24 e il codice tributo“ 1841”.

Riduzione dell’acconto.
E’ possibile versare meno di quanto risulterebbe in base alle indicazioni precedenti, a condizione che si preveda una minore imposta da dichiarare nella prossima dichiarazione: in questo caso infatti è possibile rideterminare gli acconti da versare proprio sulla base della minore imposta. Ciò potrebbe accadere, ad esempio,se nel 2018 la locazione è cessata, oppure se l’appartamento è stato riaffittato, in tempi di crisi, con uno sconto sul canone.

Come compensare.
Se dalmodello Redditi 2018 risulta un credito non chiesto a rimborso né compensato ora potete utilizzarlo per pagare meno o addirittura niente. L’importo dei crediti che può essere utilizzato in diminuzione degli acconti di novembre è quello indicato, rispettivamente, nella colonna 5 della prima e della seconda sezione del quadro RX. Attenzione alle sviste: gli importi a credito vanno considerati al netto delle compensazioni eventualmente già effettuate nell’anno (ad esempio, per il pagamento delle addizionali all’Irpef 2017, per i versamenti periodici relativi al 2018 di Iva, ritenute alla fonte, contributi, ecc.).





 

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