immagine Acquistare casa in coppia? Non sempre conviene cointestare
  • di Silvia Scafati
  • Giovedì 6 Dicembre 2018, 15:38

Acquistare casa in coppia? Non sempre conviene cointestare

Quandosi decide di acquistare casa in coppia è importante valutare la scelta anche dal punto di vista delle conseguenze patrimoniali, soprattutto nel caso di un eventuale scioglimento del legame. Uno dei punti di riflessione riguarda a chi intestare la casa: è meglio intestarla ad uno solo dei due partner o ad entrambi? É il caso di attribuire unaquotamaggiore a chi mette più soldi nell’acquisto? Qual è l’opzione più vantaggiosa sotto il profilo fiscale?

La casa può essere intestata tanto in quote uguali quanto differenti. La scelta della modalità dipende da diversi fattori, per esempio se uno dei due soggetti gode omeno di agevolazioni fiscali “prima casa”, o se ha maggiore facilità di ottenere un finanziamento bancario, oppure da valutazioni relative alla provenienza del denaro utile all’acquisto.

Ogni situazione va valutata singolarmente con l’aiuto di un professionista per comprendere i pro e i contro di ogni scelta, e quindi capire quali soluzioni fanno più al caso proprio. Ovviamente grande influenza è data dal tipo di unione che c’è nella coppia, se si tratta di matrimonio o di convivenza. Il discorso, infatti, va affrontato distinguendo le coppie non legate da alcun vincolo di legge dalle coppie sposate (o unite civilmente, o ancora che abbiano stipulato un contratto di convivenza scegliendo il regime di comunione dei beni).

Conviventi.
Nel caso dell’acquisto della casa, se i conviventi decidono che l’immobile sia intestato ad entrambi, c’è chiaramente una maggiore tutela dato che ciascuno può vantare la proprietà di unaparte del bene. In caso di scioglimento della coppia normalmente uno dei due acquista dall’altro la sua quota di proprietà della casa, pagando il relativo prezzo, anche accollandosi la parte di mutuo eventualmente gravante su quest’ultimo.

Quando invece l’acquisto viene concluso da un solo componente della coppia di fatto, partecipando l’altro solo economicamente, omagari contribuendoin seguito al pagamento della rata del mutuo necessario all’acquisto, la situazione si complica. Le ragioni che spingono a tali scelte possono essere di diversa natura anche se spesso sono legate a risparmi fiscali. In questi casi può essere opportuno siglare un accordo a parte tra i partners, sia per far risultare il contributo economico ricevuto sia per regolare eventuali e futuri impegni di restituzione o di ritrasferimento tra gli stessi.

Coppie sposate.
Per le coppie spostate in regime di comunione dei beni, la regola è che gli acquisti compiuti, insieme o separatamente, dai coniugi durante il matrimonio cadono automaticamente in comunione tra i coniugi.
Questo valeanche se ad esempio uno solo dei coniugi procede all’acquisto senza che l’altro coniuge sia presente (potrebbe anche non essere affatto a conoscenza dell’acquisto), la proprietà del bene sarà acquistata automaticamente da entrambi.
Se quindi in un secondo momento la coppia decidesse di passare al regime della separazione dei beni o di separazione personale, la casa diventerebbe di proprietà di entrambi nella misura del 50% ciascuno. Ci sono poi alcune ipotesi - espressamente previste dalla leggeper le quali, anche in caso di comunione legale, la casa può divenire interamente di proprietà di un solo coniuge grazie ad una dichiarazione fatta dal coniuge non acquirente in fasedi acquisto.

Per le coppie sposate che hannoscelto la separazione dei beni, ciascuno dei coniugi conserva la titolarità dei beni acquistati durante il matrimonio. I beni potranno essere comuni solo se i coniugi decidano di acquistarli come comproprietari. Nell’acquisto di un immobile l’intestazione ad un solo coniuge può essere una necessità dettata dal risparmio fiscale, nel caso in cui uno dei due abbia già intestato un immobile (anche in quota parte) e non può usufruire dei benefici sulla prima casa.

Come può uno dei due coniugi tutelarsi, in caso di rottura, qualora non abbia intestata una quota della casa di abitazione familiare? Per esempio inserendo la casa in un fondo patrimoniale - attraverso il quale determinati beni possono essere destinati a far fronte ai bisogni della famiglia - in maniera tale che l’alienazione sia possibile solo col consenso di entrambi i coniugi. Si potrebbe poi valutare in ogni caso l’opportunità di intestare, al netto delle problematiche connesse alle agevolazioni fiscali, l’usufrutto o una quota di esso, al coniuge che per esempio ha contribuito economicamente di meno per l’acquisto, in modo tale che, alla sua morte o alla scadenza del termine fissato per l’usufrutto, la proprietà rimanga nella “linea ereditaria” dell’altro coniuge.

 

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