immagine L'Imu sulla prima casa, sospesa per tre mesi
  • di Vincenzo Malatesta
  • Domenica 26 Maggio 2013, 17:37

L'Imu sulla prima casa, sospesa per tre mesi

In attesa della riforma nessun pagamento fino al 16 settembre

È sospeso fino al 16 settembre il pagamento della prima rata Imu sulla prima casa. Il Governo decide lo stop e s’impegna a riscrivere entro il 31 agosto le norme dell’imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare. Novità in arrivo anche per la tassazione sul reddito d’impresa, con forme di deducibilità dell’Imu su capannoni o fabbricati industriali. E nella riforma sarà compreso anche il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, l’attuale Tares.
Benefici per prime case e cooperative
Oltre che sull’abitazione principale, la mini-proroga scatta sulle unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale e sulle relative pertinenze dei soci assegnatari. Versamento rinviato a dopo l’estate anche per gli alloggi regolarmente assegnati dagli istituti autonomi per le case popolari (Iacp) o dagli enti di edilizia residenziale pubblica che hanno le stesse finalità. Sì alla sospensione anche per terreni e fabbricati rurali. Pagano invece come previsto a giugno le abitazioni di tipo signorile, le ville, i castelli o i palazzi di pregio storico o artistico (in pratica le categorie catastali A/1, A/8 e A/9).
Clausola di salvaguardia
La riforma dovrà essere attuata entro il 31 agosto nel rispetto degli obiettivi programmatici indicati nel documento di economia e finanza 2013, così come risultano dalle relative risoluzioni parlamentari e, in ogni caso, in coerenza con gli impegni assunti dall’Italia in ambito europeo: si tratta di una clausola di salvaguardia per rassicurare Bruxelles. Se quindi l’annunciata riforma non si farà, si dovrà pagare l’imposta tra settembre e dicembre, quando è previsto il saldo. Intanto i Comuni non incasseranno la rata che prevedevano di incamerare fra pochi giorni: «Si ricorrerà ad anticipi di tesoreria», assicurano a Palazzo Chigi, «in una logica che rispetta le aliquote» fissate dalle varie amministrazioni locali.
Verso la deducibilità per le imprese
Il Consiglio dei ministri si è occupato anche dei cespiti delle imprese: si va verso la deducibilità a fini Ires dell’imposta pagata sugli immobili utilizzati per attività produttive. In particolare, se in sede di riforma della tassazione degli immobili a uso produttivo sarà consentita la deducibilità dell’Imu dalle imposte dirette come Irpef e Ires, il vantaggio fiscale medio sui capannoni a uso industriale sarebbe di oltre 3.300 euro, almeno secondo le stime della Cgia, la confederazione artigiana di Mestre.
Tassa su 60 mln di immobili
L’Imu sulla prima casa, da sola, fa entrare nelle casse dello Stato circa 4 miliardi: il peso medio per ciascun contribuente varia da 147 a 983 euro, stando ai calcoli della Uil sul 2012. Sono circa 60 milioni gli immobili italiani gravati dall’imposta municipale, soprattutto abitazioni e pertinenze (92,1 per cento), negozi (3,2 per cento), fabbricati a uso produttivo (2 per cento). La base imponibile ammonta a 4,2 mila miliardi, di cui 3 mila riconducibili alle residenze: l’imponibile medio ai fini Imu risulta pari a 85 mila euro per le prime case e 71 mila per gli immobili secondari. Con la sospensione della rata di giugno, spiega il rapporto del servizio Politiche territoriali dell’organizzazione sindacale, saranno esentati dal versamento dell’imposta 18,3 milioni di proprietari (il 91,2 per cento), mentre a pagare saranno 1,4 milioni di titolari di case di lusso (il restante 7,8 per cento).
In media 225 euro con punte di 537
In Italia per l’imposta municipale sulla prima casa si pagano in media 225 euro, con punte di 537 a Roma, 475 a Torino e 379 a Napoli. Pesa parecchio la fiscalità locale, specie nelle grandi città, come dimostra l’osservatorio Uil: durante il 2012, una famiglia media italiana composta da due lavoratori dipendenti ha pagato circa 734 euro, con vistose impennate sempre a Roma (1.262 euro), Torino (1.058) e Napoli (1.037). Prima che arrivasse lo stop del Governo era già cominciato l’aumento delle aliquote da parte delle amministrazioni locali: c’è anche Frosinone fra le sette città capoluogo che hanno dato il giro di vite (le altre sono Bologna, Napoli, Benevento, Verona, Asti e Lucca).

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