immagine L’ecobonus può essere ceduto ma per due volte soltanto
  • di Dario Ferrara
  • Martedì 16 Ottobre 2018, 08:50

L’ecobonus può essere ceduto ma per due volte soltanto

L’ecobonus si può cedere. Ma a chi? E quante volte? L’Agenzia delle entrate intervienesugli sgraviperi lavori in casa che tagliano la bolletta elettrica, modificati dalla legge di stabilità 2018.

E con la circolare 11/2018 chiarisce che l’agevolazione non può essere trasferita per più di due volte. Il destinatario, poi, non può essere una banca, a meno che chi cede non sia un contribuente della no tax area.

Il vantaggio è evidente: chi si libera del credito realizza subito, mentre chi lo prende può detrarre in dieci anni. Nei beneficiari dei trasferimenti rientrano Esco e Sse, cioè energy service companies e società di servizi energetici: le prime effettuano interventi di miglioramento accettando un certo margine di rischio finanziario, con pagamento parametrato al raggiungimento degli obiettivi; le seconde realizzano lavori che fanno risparmiare e garantiscono la successiva gestione.

In generale, dopo le spese per la riqualificazione sulle parti comuni del condominio e nelle singole proprietà, l’ecobonus si può cedere alla stessa ditta che ha fatto i lavori o a privati. Accanto agli istituti di credito sono esclusi dai trasferimenti anche società finanziarie, fiduciarie, di cartolarizzazione (coi relativi servicer) e Confidi con volumi di attività sopra i 150 milioni di euro: il tutto per evitare che aumenti l’indebitamento netto dello Stato.

Ec’è il debito pubblico anche alla base del divieto di cessione illimitata: altrimenti l’ecobonus diventerebbe un titolo negoziabile per il valore sui dieci anni e pesa sui saldi dell’erario.
Nei condomini l’agevolazione è pari al 70 o al 75 per cento delle spese sostenute per gli interventi che interessano almeno un quarto della superficie disperdente lorda dell’edificio e per quelli che migliorano la prestazione energetica invernale ed estiva dell’immobile.
La detrazione arriva all’80 e all’85 per cento se le opere realizzate sulle parti comuni riducono anche il rischio sismico del fabbricato, a seconda dei risultati.




 

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