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«Niente gita per chi non mette le divise», ma il Tar dà torto alla scuola

L'istituto De Simone di San Pietro
di Cristina PEDE
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 23 Maggio 2018, 06:45 - Ultimo aggiornamento: 18:33

SAN PIETRO - Illegittimo in parte il provvedimento sulle divise scolastiche adottate dal comprensivo “Ruggero De Simone” di San Pietro Vernotico. È stato accolto e confermato dal Tar di Lecce, così come nel corso della prima udienza, il ricorso proposto dall’avvocato Pasquale Rizzo che nel procedimento ha rappresentato se stesso e da altri 27 genitori rappresentati dall’avvocato Orlando Nasta, contro il circolo didattico di San Pietro. A dicembre del 2016 con una delibera del Consiglio d’Istituto, il comprensivo regolamentava l’uso delle divise scolastiche con le relative sanzioni in caso di inadempimento. Tra queste anche il divieto agli studenti di andare in gita.
La delibera era stata subito impugnata da un gruppo di genitori che ritenevano irragionevole per “eccesso di potere sotto il profilo della irragionevolezza e della violazione del principio di proporzionalità”. Si riteneva cioè che un simile provvedimento sarebbe stato in danno di quelle famiglie che avrebbero affrontato una spesa pressoché inutile. In un secondo punto i ricorsisti stabilivano una “violazione del principio della personalità della responsabilità disciplinare”. Veniva meno cioè il principio della libertà individuale di espressione anche attraverso l’abbigliamento nonostante la motivazione data dalla scuola nel rigetto del ricorso, sulla scelta delle divise scolastiche argine ad azioni di bullismo che nascono tra adolescenti e di rigore e decoro dell’immagine nel contesto istituzionale della scuola.
Il punto che aveva fatto più discutere restava tuttavia la parte sanzionatoria prevista nel non rispetto della nuova regola scolastica che andava dalle limitazioni al profitto scolastico fino alla mancata partecipazione alle gite. Su questo punto il Tribunale Amministrativo Regionale si è pronunciato accogliendo in pieno il ricorso e annullando ogni azione sanzionatoria “per un comportamento che non è direttamente e di esclusivamente da addebitare agli studenti stessi ma piuttosto ai loro genitori, i quali per primi gettano le basi sull’inosservanza nel momento in cui non provvedono all’acquisto dell’uniforme”. Anche l’acquisto degli indumenti era stato motivo di ricorso a tutela di tutte quelle famiglie meno abbienti. In quel caso la scuola aveva assicurato che si sarebbe fatto carico dell’acquisto delle uniformi scolastiche.
La sentenza definitiva è di lunedì scorso e riassume quanto stabilito dall’udienza dello scorso 12 luglio quando, ascoltate le parti, il tribunale aveva trattenuto la decisione. Riconosciute le motivazioni che spingono la scuola a uniformare gli alunni, per il tribunale non sono ammissibili le sanzioni, per cui tutti in gita e se vestiti uguali, secondo la preside, meglio “per una agevole rintracciabilità anche al fine della tutela della loro incolumità”. Il provvedimento adottato dalla dirigente scolastica Loreta Chirizzi, per tutti i cicli scolastici del comprensivo, aveva scatenato non poche polemiche. Nella scuola secondaria, per smorzare le polemiche, si era parlato da subito di lotta al bullismo; meno incisive erano state le lamentele per la scuola primaria dove il provvedimento ha generato due fasi distinte di dress code: ad inizio e a fine dell’anno scolastico gli scolari indossano pantaloncini scuri e maglietta bianca, nel mezzo il regolare grembiule.

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