Enzo Vitale
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Enzo Vitale

L'Osservatorio abbandonato torna a riveder le stelle

Sabato 10 Novembre 2018
L'osservatorio  del piccolo Borgo di Coloti, in Umbria: per gentile concessione Corrado Di Noto

(L'Osservatorio del Borgo di Coloti e, nella foto principale, una suggestiva immagine notturna ripresa da Corrado Di Noto)

Una storia fatta di scienza e burocrazia con un finale da stella di prima grandezza.
Anche questa vicenda si ambienta in Umbria, il cuore verde d'Italia che annovera bellezze incontaminate e, ahimè. talvolta, anche realtà abbandonate al loro destino.
Fino a poco tempo fa, infatti, sembrava che nello scontro tra le stelle e la burocrazia dovessero soccombere le prime.
L’Osservatorio astronomico del piccolo Borgo di Coloti , un minuscolo centro vicino Montone in provincia di Perugia, era “accecato” da due lustri. Il singolare telescopio, fiore all’occhiello della meccanica ottica degli anni ‘90, riposava nell’edificio-cupola e non c’era verso di risvegliarlo.
Eppur (qualcosa) si muove. Avrebbe detto qualcuno più esperto di noi e ora l’annosa diatriba tra il locatario delle strutture di Coloti e la Regione è giunta al capolinea. Nell’intricato meccanismo della burocrazia, finalmente, qualche ruota dentata ha cominciato a girare per il verso giusto.



LA DIATRIBA
«Sì, è proprio così -commenta soddisfatto l’architetto Umberto Piccioni dell’ufficio Patrimonio della Regione-, la vertenza è chiusa, ora non resta da fare altro che pensare al futuro del complesso rurale e scientifico».
Ma quali sono le prospettive per Coloti, il piccolo Borgo a pochi chilometri da Montone?
«Intanto nell’accordo si è stabilito che la Regione provvederà al restauro della struttura -continua Piccioni- mentre l’Università si occuperà dello strumento astronomico. Con una spesa di poco meno di 40 mila euro saranno sistemati contenitore, palazzina e cupola. Una squadra di tecnici è già all’opera per il completamento del computo metrico, poi si darà avvio ai lavori. La seconda fase -spiega ancora il funzionario della Regione-, sarà quella di un bando per la gestione del Borgo mirato ad iniziative a carattere turistico e scientifico».

IL COMUNE
A dire il vero il Comune di Montone, attraverso l’attuale sindaco Mirco Rinaldi, aveva già presentato una serie di proposte nell’aprile del 2015 attraverso un circostanziato documento inviato proprio alla Regione. «L’idea di dotare l’Alta Umbria di una struttura dedicata alla didattica dell’astronomia -scriveva il primo cittadino- ci sembra ancora valida e permetterebbe il raggiungimento di tre obiettivi: valorizzare il patrimonio pubblico e caratterizzare l’offerta del territorio dell’Alta Valle; aggiungere una risorsa anche economica senza essere in competizione con le altre strutture turistiche che anzi avrebbero una proposta in più da offrire ai loro clienti e, infine, ridare uno slancio culturale ad un progetto su cui si è investito molto in passato sia in termini economici che di risorse umane che altrimenti andrebbe perduto».

CARATTERIZZAZIONE
Un elemento accomuna il pensiero di tutti i protagonisti, ovvero Regione, Comune e Università. Questo elemento è quello che all’epoca si proponeva l’ideatore del progetto, il professor Paolo Maffei, che pensava a Coloti come un luogo destinato alla divulgazione dell’astronomia.

I TEMPI
E dopo anni di quiescenza pare proprio che tutti i soggetti abbiano ingranato la quarta. Le prospettive, almeno a sentire i responsabili della Regione, sono rosee. C’è dunque la possibilità effettiva che il Borgo possa tornare a nuova luce nell’estate del prossimo anno.
«In Umbria, prima dell’arrivo del professor Maffei -chiosa Roberto Nesci, astronomo in pensione dell’Università La Sapienza a Roma e ora presidente del gruppo astrofili Antares di Foligno-, c’era ben poco. Fu proprio lui ad avere grandi e lungimiranti intuizioni in campo scientifico. Basti pensare che lo strumento ottico di 40 centimetri di diametro, quello realizzato a Perugia, ad esempio, fu il primo telescopio professionale in Italia e tra i primi al mondo ad essere utilizzato in modalità completamente robotica».
Sì, robot d’altri tempi: robot made in Italy.


enzo.vitale@ilmessaggero.it Ultimo aggiornamento: 11-11-2018 21:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA