Anna Guaita
BLOG QUEST'AMERICA di Anna Guaita

Utah: diventa legge il diritto di crescere i propri bambini "free range"

NEW YORK – Il 25 maggio del 1979, Ethan Patz scomparve mentre andava da casa a scuola nel quartiere di Soho, a New York. Aveva sei anni. E il suo caso scatenò un’ondata di paura che contagiò tutto il Paese. Gli Usa stavano peraltro entrando in una fase di aumento del crimine, con un numero di omicidi e crimini violenti altissimo. Per i genitori di bambini piccoli cominciò una stagione di incubo, mentre sulle tavole delle case comparivano i cartoni del latte con le foto dei bambini scomparsi.

Di colpo, non si videro più bambini soli in giro. Nelle strade dei sobborghi residenziali, dove una volta i bambini correvano fra prati e giardinetti, spesso sconfinando nelle case di vicini in un’atmosfera di libertà, tutto cambiò, e i più piccoli furono relegati nel backyard, nei cortili posteriori, sotto lo sguardo attento e continuo di genitori o baby sitter.

E’ andata avanti così fino a che nel 2008 una mamma ribelle ha deciso di mandare suo figlio di nove anni a scuola da solo in metropolitana, per scrivere poi un fondo in cui lanciava la rivoluzionaria idea di tornare ai bambini “liberi”, sottolineando che il crimine era molto sceso e i rischi erano oramai rarissimi. Lenore Skenazy generò una reazione contrastante: da una parte genitori che applaudivano e abbracciavano la sua proposta, dall’altra genitori indignati, per non parlare di polizia e legislatori che la accusarono di “negligenza”.

Ma la verità è dalla parte di Lenore. Negli ultimi anni negli Usa il crimine è molto diminuito. E’ vero che a leggere delle sparatorie nelle scuole e nei luoghi pubblici è difficile crederlo, ma il tasso di crimini violento è tornato a quello degli anni Settanta, quando cioé i bambini vivevano indipendenti all’aria aperta, spesso affidati a se stessi.

Nell’arco di questi ultimi dieci anni, la lezione della signora Skenazy è diventata un movimento. Dopo la pubblicazione del suo libro “Free Range Kids: How to raise safe, self-reliant children without going nuts with worries” (Bambini liberi: come crescere bambini sicuri e autonomi senza impazzire di ansia), è nato il movimento del “Free range parenting”, cioé proprio fare i genitori lasciando autonomia ai figli.

Il prossimo 8 maggio, lo Utah diventa il primo Stato che rende il “free range parenting” legale. Da ora in poi sarà concesso mandare bambini sopra i nove anni da soli a scuola o al parco giochi, e sarà lecito lasciare un bambino solo in automobile per qualche minuto (il tutto ovviamente se non ci siano ovvi pericoli, come strade ad alto traffico o temperature troppo alte o troppo fredde).

 Sembrerà strano che ci voglia una legge che dia ai genitori questo diritto: ma sull’onda dell’ansia degli anni Ottanta-Novanta, non è stato raro che un genitore “free-range” sia stato scambiato per assente, indifferente, se non addirittura criminale.  

Quattro anni fa, proprio in questo blog, ho raccontato la storia terribile di una coppia italiana, Alex e Mara, finiti in prigione per aver lasciato la loro bambina addormentata sola in automobile per otto minuti.  Potete rileggere QUI la loro storia, oggetto di un dilaniante libro,  “La Fabbrica dei Cattivi”, di Diego Agostini (Giunti, 2013).

Davanti a simili rischi, la legge dello Utah mette i genitori a riparo. E già ci sono gruppi che chiedono simili leggi anche in altri Stati, da New York al Texas.

I fautori del free range parenting sostengono che l’ansia e la paura eccessive hanno spinto i genitori a soffocare i bambini, sottoponendoli a controlli eccessivi. I cosiddetti “helicopter parents”, i genitori che ronzano perennemente intorno ai figli, in un incessante sforzo di tenerli sicuri e  proteggerli, alla fine li hanno resi dipendenti, incapaci di adattarsi facilmente ai cambiamenti e di prendere decisioni. Invece, lasciare che i figli  godano di una certa autonomia sin dall’età più tenera li aiuterà a diventare sicuri di sè, meglio capaci di decidere in modo maturo man mano che crescono, meno spaventati dell’ignoto.

Certo, si tratta di una scommessa. Facile da fare quando si vive in uno degli Stati a bassissimo tasso di crimine, come appunto lo Utah, o in città accoglienti, a misura d’uomo. Meno facile in città dove effettivamente ci sono veri pericoli. Ma, ricorda Lenore, oggi abbiamo tutti qualcosa che all’epoca di Ethan Patz non esisteva: il cellulare. La signora Dana Hoffman Ellis, di Portland, nell’Oregon, che concede ai suoi figli di andare in metropolitana da soli, confessa semplicemente: «Che bello vederli sorridere quando tornano a casa dopo un’escursione in città. Ma che sollievo quando escono, sapere che possono chiamarmi sempre al cellulare».

 

 

 

 

 

  Giovedì 19 Aprile 2018, 21:05
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2 di 2 commenti presenti
2018-04-28 20:27:01
Certamente, in una metropoli non lascerei i bambini andare soli, troppo anonimo tutto, perfino prendere un treno a new york mi farebbe venire i brividi per un bimbo, invece per quelle cittadine meno popolose dove le case hanno giardini o spazi, e più o meno essi sono conosciuti da tutti come lo fu per la mia infanzia e quella dei miei figli, ritengo fattibile una simile presa di posizione a riguardo, seppure anche qui si aggiri il lupo. in detti spazi per giochi comuni non mancava mai da parte di mia madre o di vicine che con essa s'avvicendavano l'occhiata o il grido di richiamo. non si sa mai quale pericolo possono essi stessi procurarsi, la mia bambina invero un pò vivace si pose a cavalcioni sul davanzale della finestra spalancata al 4° piano e incuriosita io dal sui silenzio potei farla scampare a una tragedia. I fattori che giocano a svantaggio sono tanti e se aggiungiamo mandarli a scuola soli, direi che dipende dal carattere del bimbo.--cari saluti dott. Guaita--thalia.
2018-04-21 15:45:56
Quando ero bambino (nato e cresciuto all'Appio-Tuscolano) mia madre mi lasciava libero di andare a scuola da solo (andavo alla Cagliero, all'angolo di Via delle Cave e Via Tuscolana) e anche, quando avevo una decina d'anni, di fare un giro completo sul tram da capolinea a capolinea e ritorno. Un po' piu' grandicello potevo andare allo zoo da solo, con i mezzi pubblici. A 12-13 anni spesso andavo a piedi da casa ai Parioli, dove mio zio era direttore del cinema Roxy, dove potevo vedermi un film gratis e gustarmi un gelato fra primo e secondo tempo. Al ritorno, quando era gia' scuro, passavo per Villa Borghese. Pensa a farlo oggi... Qui negli U.S. tutto dipende da dove abiti. Di certo se avessi adesso un figlio piccolo (mia figlia e' cresciuta e mamma da tre anni) non lo lascerei andare in giro da solo in Detroit, Chicago, San Francisco, Los Angeles, Washington, D.C., o New York, Birmingham o in qualche altra grande citta'. Si parla spesso della violenza e degli omicidi negli U.S., ma le statistiche danno una visione distorta della realta'. Se si escludono le quattro citta' principali, e specialmente Chicago fra di quelle, che contengono si' grandi popolazioni ma che insieme rappresentano soltanto una piccola parte dell'intera popolazione, il tasso di omicidi negli U.S. e' inferiore a quello di un gran numero di altri paesi sovrani. Purtroppo in quelle citta', fra gangs, droga, immigrati clandestini violenti, miscele razziali esplosive, e amministrazioni comunali progressive che non puniscono i criminali ma assillano la gente per bene privandola del diritto di difendersi dai malviventi con armi da fuoco, il crimine violento imperversa. La stragrande maggioranza della popolazione U.S. non vive nelle grandi citta'. Non so di preciso che percentuale di cittadini vive in zone rurali o in piccoli centri. ma anche questa percentuale e' molto alta. E il crimine violento in questo segmento della nostra nazione e' bassissimo.
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