Anna Guaita
QUEST'AMERICA di
Anna Guaita

Non ci resta che ridere: le primarie viste dai comici

Mercoledì 17 Febbraio 2016 di Anna Guaita
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NEW YORK – Ridi che ti passa, dice il proverbio. E anche gli scienziati pensano che il riso abbia poteri curativi e che possa tenere a bada l’ansia e lo stress.

Dobbiamo dunque rigraziare i comici che stanno producendo uno tsunami di comicità intorno alle elezioni presidenziali. Cariche come sono di astio e polemiche, le primarie dividono il Paese. Ma l’occhio smaliziato degli umoristi porta una ventata di levità e ironia che aiuta a digerire e ridimensionare le vibrazioni negative.
 
Trump, con quei capelli improbabili, con quella la conversazione aggressiva eppur banale, con il suo caotico passato finanziario e matrimoniale, è il bersaglio più ovvio. Ma a ruota ci sono il suo più diretto rivale, Ted Cruz, e i due contendenti democratici, Hilary Clinton e Bernie Sanders.  Ognuno di loro ha un bagaglio di difetti che si presta alle battute, spesso freddure di poche parole, che imperversano nei programmi della notte.
 
Cruz, l’ultraconservatore ultrareligioso anti-immigrati che per sette anni ha sprezzantemente chiamato Obama “Barack HUSSEIN Obama”, ripescando con malevolenza il nome che il presidente ha smesso di usare da ragazzo, ora si sente restituita la gentilezza da chi lo chiama “Eduardo Rafael Cruz”.  Lui che ha tanto criticato Obama, sostenendo che è nato in Kenia e quindi non avrebbe diritto di essere presidente, deve difatti difendere la propria candidatura, essendo nato in Canada da padre cubano. E di lui si dice ironicamente: «L’America è l’unico Paese dove un latino-americano nato in Canada può reinventarsi, e farsi passare per un sudista suprematista bianco che odia gli immigrati». E sempre sullo stesso tema gira la battuta: «Un canadese, un cubano e un suprematista bianco entrano in un bar e il barista chiede: Senatore Cruz cosa le posso offrire?»

Alcune sono battute amabili, altre mordaci: «Donald Trump ha detto ieri che se verrà eletto, probabilmente parlerà meno – scherza Seth Meyers, conduttore del programma Late Night sulla Nbc -. Ci credo! se verrà eletto, anche lui resterà senza parole!» E Conan O’Brien della Tbs: «Donald Trump ha cancellato un viaggio in Israele. Quando gli hanno chiesto perché ha risposto: Hanno gà un muro e hanno già paura dei musulmani, non c’è lavoro per me là».  E Bill Maher della Hbo: «Donald Trump strepita sugli orrori del socialismo. Ma i suoi capelli non sono un esempio di socialismo? La parte di capelli più ricca copre la parte povera per il bene dell’intera testa». In autostrada, qualcuno ha issato questo cartello, ispirato dal fatto che la prima e la terza moglie di Trump sono straniere: «Le mogli di Trump sono immigrate, ennesima prova che gli immigrati vengono a fare mestieri che gli americani non vogliono fare».
 
Hillary è anche lei un bersaglio facile: «Hillary Clinton ha temporaneamente adottato l’arcobaleno come colori della campagna in sostegno dell’eguaglianza matrimoniale per i gay – racconta Trevor Noah del Daily Show -. Naturalmente per lei eguaglianza matrimoniale significa che tutti e due i coniugi devono diventare presidenti». E Jimmy Fallon, scherzando sulle mail che Hillary aveva mandato come segretario di Stato usando un server privato, usa un’ironia letale per un candidato che non riesce ad attirare il voto dei giovani: «Il Dipartimento di Stato ha reso note nuove mail. Leggendole vediamo che una volta Hillary ha chiesto a un assistente a che ora andava in onda The Good Wife, un’altra volta gli chiedeva come si fa a ricaricare l’iPad, e un’altra volta come si prendeva il segnale wi-fi….Hillary mi sembra meno un segretario di Stato, e piuttosto sembra mia madre quando è in albergo e si sente sperduta”». Ma c’è anche chi scherza su di lei con affetto, come abbiamo sentito a un suo comizio: «Non vedo l’ora che arrivi il momento in cui dovremo chiarire di quale presidente Clinton stiamo parlando….»
 
E poi c’è Bernie, noto anche come “Bern” lo scarmigliato senatore 74enne che si dichiara apertamente socialista e nei suoi slogan gioca sul fatto che “bern” suona come “burn”, bruciare. Bruciare di entusiasmo pensa lui, ma Conan O’Brien ci ha riso su: «Bernie dice che sta cercando di attirare anche gli elettori più anziani. Il problema è che ogni volta che lui dice “Vi sentite bruciare?”, i suoi ascoltatori più anziani pensano al bruciore di stomaco». E sulla sua età, Stephen Colbert è stato Il più graffiante: «Sanders ha raccolto 27 mila persone lo scorso agosto in un’arena di Los Angeles, 11 mila a Phoenix, 28 mila a Portland. Un tipo di 70 anni che riempie uno stadio? Ma chi si crede di essere? Uno dei Rolling Stones?»
  Ultimo aggiornamento: 15-11-2016 22:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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