Anna Guaita
QUEST'AMERICA di
Anna Guaita

Low Fodmap: il nuovo affare miliardario dell'industria alimentare

Venerdì 9 Dicembre 2016 di Anna Guaita
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NEW YORK - Tra poco vedrete sugli scaffali dei supermercati nuove linee di prodotti alimentari creati da alcune delle più grandi aziende internazionali. Porteranno una nuova etichetta: «Per chi ha sensibilità digestiva». Sono in realtà dedicati a chi segue la dieta Low Fodmap, un regime alimentare ideato per chi soffra di sindrome del colon irritabile e altri problemi digestivi, come gonfiore, irregolarità, dolori addominali.


Io stessa sono una di quelle persone la cui vita è migliorata dopo la scoperta della dieta Low Fodmap. Conoscendone le complessità, e avendola affrontata con l’aiuto di una gastroenterologa specializzata, figuratevi il mio stupore quando sento che molte donne la seguono pensando sia una dieta dimagrante.

Scoperta in Australia e atterrata negli Usa, la Low Fodmap è diventata una mano santa per decine di milioni di americani, e ora dilaga nel resto del mondo, incluso l’Italia. Ed è anche trendy: negli Usa ad esempio si moltiplicano i servizi di pasti a domicilio, tutti nel rispetto delle regole di questo regime alimentare. I ristoranti cominciano a presentare nel menù dei piatti contrassegnati LF, e presto saremo in grado di comprare cibi nei supermercati.

La Low Fodmap promette di essere il prossimo affare di miliardi nel settore alimentare.

Ma non è una dieta da affrontare a cuor leggero, o per soli motivi estetici.

Si tratta di un regime a “basso contenuto di cibi Fodmap”. L’acronimo sta per “Fermentable Oligosaccharides, disaccharides, monosaccharides, polyols”, cioè carboidrati a catena corta, che possono essere di difficile digestione per persone particolarmente sensibili. L’elenco dei cibi vietati è lunghissimo, e si va dalla pasta e il pane, alle cipolle, alle mele, al latte, ecc.

La dottoressa Elena Nascimbeni Ferran, gastroenterologa presso il “New York University Langone Medical Center”, chiarisce: «La Low Fodmap è una dieta sana, ma è anche restrittiva. Non va affrontata senza la consulenza di un dietologo specializzato in gastroenterologia». Per esempio, nota Nascimbeni Ferran, «in questo regime togliamo tutti i legumi, il che vuol dire che un vegetariano si troverebbe senza proteine». E comunque «andrebbe seguito solo sei settimane».

E’ vero che la dieta fa sgonfiare la pancia, ma non è una dieta “fai da te”.

Dunque, se siete interessati, potete visitare il sito della Monash University di Vittoria, Australia, i cui ricercatori hanno scoperto il problema dei carboidrati a catena corta e ideato per primi questo speciale regime alimentare. Ma chiunque usi google può trovare siti autorevoli anche in italiano (di cui poi parlare con il proprio medico!)  

Personalmente penso che sia una grande scoperta, e che sia giusto che venga diffusa il più possibile, ma l’idea che diventi l’ennesima moda, applicata casualmente e distrattamente, è solo motivo di preoccupazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Ultimo aggiornamento: 20:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA