Anna Guaita
QUEST'AMERICA di
Anna Guaita

I Dem: Riusciranno a mantenersi "puri"?

Venerdì 26 Aprile 2019 di Anna Guaita
Joe Biden
NEW YORK – Alcuni l’hanno già battezzato “il disarmo unilaterale”. Altri pensano che sia semplicemente una trappola ideata da Bernie Sanders. Si tratta del “test della purezza” che la maggior parte dei candidati democratici ha accettato di abbracciare. Cioè, accettare solo piccoli contributi da gente comune, e rifiutare finanziamenti da Political Action Committee (Pac) che esprimano gli interessi di grandi aziende e di potenti gruppi come Silicon Valley, le banche, Wall Street, ecc.
 
Finora i risultati non sono stati incoraggianti. Nel primo trimestre del 2019 i candidati democratici hanno raccolto tutti insieme appena 75 milioni di dollari. Il calcolo tuttavia non comprendeva ancora Joe Biden, sceso in pista solo il 25 aprile, che in 24 ore ha ricevuto 6,5 milioni di dollari di contributi, in piccole cifre via internet.
 
Biden ha battuto tutti gli altri, incluso Bernie Sanders, quanto a velocità con cui ha coagulato un sostegno finanziario così vasto in poche ore.
 
Ma nel frattempo Trump, che non si è imposto nessuna “test della purezza”, ha già ricevuto 30 milioni di dollari. Il presidente è ben pronto ad accettare finanziamenti da grandi aziende e gruppi di pressione, e intende mettere da parte una cassaforte eccezionalmente ricca.
 
Davanti alla capacità di Trump di assicurarsi cifre record, vari analisti democratici si sono posti una domanda di fondo: è giusto in questa situazione imporre ai candidati democratici il test della purezza? E’ strategicamente astuto imporsi un disarmo unilaterale?
 
La questione della purezza è in fondo un’imposizione che viene da Bernie Sanders. Forse addirittura una trappola ai danni dei rivali. Lui è capace di raccogliere fondi da una sua base che gli è fedele quanto se non più di quella che sostiene Trump, e che è pronta a rinnovare i contributi quando lui chiede. Ma fra i Dem finora è stato il solo ad avere questo potere, e difatti in tre mesi ha messo da parte oltre 18 milioni (pur sempre pochi paragonati ai 30 di Trump).
 
Ce la farà Biden a tenergli testa, a mantenere il ritmo delle prime 24 ore? Finora chi ha seguito il dettato della purezza finanziaria alla Sanders, ha solo perso colpi: si veda la senatrice Elizabeth Warren, che pure è popolare e stimata, ma in tre mesi a mala pena ha raggiunto i sei milioni.
 
Non è un caso che Biden abbia vantato con gioiosi tweet la vasta raccolta di piccole donazioni: un totale di oltre 96 mila contributi, di cui il 97 per cento era sotto i 200 dollari. E tuttavia la stessa sera, Biden è stato a cena a Filadelfia da uno dei più ricchi e influenti “fund-raiser” democratico, David Cohen, Ceo della Comcast, una conglomerata della telecomunicazione. Alla cena erano presenti i “soliti noti”, altri grandi donatori Dem.
 
A quanto pare cioè, Biden vuole tenere i piedi in due staffe, proprio come fece Barack Obama nel 2008: raccogliere la maggior cifra umanamente possibile via internet, da comuni cittadini, ma rimpinguarla con finanziamenti di singoli ricchi individui, tenendosi alla larga dalle corporation, dai gruppi di pressione, dai Pac. E’ un vero atto di equilibrismo. Sul quale Bernie darà sicuramente battaglia.


  Ultimo aggiornamento: 22:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA