Anna Guaita
QUEST'AMERICA di
Anna Guaita

I bambini nei campi di tabacco

Martedì 31 Marzo 2015
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In Brasile, India, Russia, il lavoro nei campi di tabacco è vietato ai minori di 18 anni. Negli Stati Uniti, basta avere 12 anni per essere arruolati nei campi in Carolina del nord, Kentucky, Tennesse, e Virginia. Mentre i minorenni americani sotto i 16 anni d’età hanno il divieto di lavorare più di 18 ore a settimana in qualsiasi altra occupazione, quando si viene all’agricoltura il divieto cade, e l ’unica richiesta del Ministero del Lavoro Usa è che i bambini non rinuncino alla scuola e che abbiano il permesso dei genitori. La legge, si badi, è stata ideata decenni fa per aiutare le fattorie a gestione familiare e per proteggere la piccola agricoltura, non certo per venire incontro alle potenti multinazionali. E tuttavia l’anno scorso, l’associazione Human Rights Watch denunciò le condizioni difficilissime dei bambini di famiglie povere del sud degli Usa, che si trovano a passare fino a 12 ore nel caldo soffocante dell’estate, fra filari di tabacco. Molti lamentavano sintomi da avvelenamento da nicotina e da pesticidi, inclusi vomito, nausea, infiammazioni della pelle, capogiri. Dopo la denuncia di HRW, la Philip Morris, la più grande delle società di tabacco, ha volontariamente adottato regole molto più severe, vietando l’assunzione di giovani sotto i 18 anni d’età. Ma non tutte le società si sono adeguate. E l’avvicinarsi dell’estate ha spinto l’associazione Avaaz a lanciare una raccolta di firme in internet per chiedere al presidente Obama di intervenire per vietare la continuazione di questa pratica pericolosa. Obama infatti voleva intervenire nel 2012, quando l’allora segretaria del lavoro, Hilda Solis, aveva presentato un durissimo rapporto sulle condizioni di lavoro nei campi di tabacco di alcuni Stati del Sud. Tuttavia Obama, che stava combattendo per la rielezione, fece marcia indietro davanti alle pressioni molto forti delle multinazionali del tabacco, delle piccole fattorie familiari e degli stessi Stati interessati. E scelse di conservare la legge che permette ai bambini di lavorare nei campi se i genitori lo permettono. La speranza dei difensori dei bambini oggi è che la raccolta di firme raggiunga quota 50 mila, perché la petizione venga sottoposta al presidente e che questi si decida finalmente a imporre regole molto più severe. Lavorare nei campi di tabacco è una tradizione antica in Carolina del Nord, Tennessee, Virginia e Kentucky. Per molti di questi bambini – si calcola che siano varie centinaia, se non migliaia – la paga può raggiungere i 70-80 dollari per 12 ore di lavoro. Una cifra preziosa per una famiglia sotto il livello di povertà. Difatti, i bambini intervistati sia da Human Rights Watch che da vari media americani non vogliono che la legge sia cambiata: «Ho cominciato a lavorare nei campi quando avevo 12 anni, perché mia madre non ce la faceva – racconta Edinson Ramirez -. Lavorava sempre di più, eppure non riusciva a pagare le bollette. Così ho cominciato, per aiutare, e non voglio che mi facciate smettere, perché ho proprio bisogno». Quel che Edinson, e i ragazzini come lui, chiedono è solo che vengano loro concesso alcune “comodità”, ad esempio divise che li proteggano dal contatto bruciante con le foglie della pianta, intervalli periodici per poter usare il gabinetto, acqua fresca da bere. Ultimo aggiornamento: 22:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA