Anna Guaita
QUEST'AMERICA di
Anna Guaita

 Ho un giardino, me lo coltivi? Ecco la moda del backyard sharing. 

Sabato 4 Luglio 2015
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  Il piacere di un pomodoro appena colto, di zucchine che non sappiano solo d’acqua, di fragoline dolci e profumate. Chi ha un pezzo di terra, un po’ di tempo libero e il “dito verde” riesce a godersi questi semplici piaceri. Ma spesso capita che chi ha un giardino, poi non ha il tempo o la voglia di mettersi a zappare, seminare, coltivare. E chi ha il tempo o la voglia, non ha il giardino per farlo. Da un po’ di anni è nato però un movimento che cerca di accoppiare chi ha lo spazio ma non la possibilità di darsi all’orticoltura, con chi ha la possibilità di dedicare tempo alla coltivazione di “cibo locale”, ma non ha la materia prima, la terra. La più famosa e diffusa delle associazioni di matchmaking per l’agricoltura urbana è sharedearth.com (TerraCondivisa) . E funziona proprio come i siti per single in cerca dell’anima gemella: il proprietario di un backyard o un giardino mette a disposizione lo spazio, illustrandone le caratteristiche. Chi cerca terra per crescere ortaggi, spiega a sua volta cosa vorrebbe coltivare, se vuole farlo da solo, se ha gli arnesi ecc. I due possibili soci possono decidere di seguire i suggerimenti di Sharedearth, che offre consigli tecnici, e anche una specie di contratto amichevole in cui ognuno elenca i propri doveri - ad esempio gli orari di lavoro, oppure cosa coltivare e come dividere il raccolto - ma tutto viene condotto all’insegna della semplicità. «Noi siamo proprio come un sito di dating – spiega il fondatore, Adam Dell -.Non diciamo ai possibili partners dove e come debbano incontrarsi. Ci limitiamo a metterli in contatto. La maggior parte dei nostri membri si incontrano in un caffè, si studiano e decidono se si fidano l’uno dell’altro. La fiducia è un elemento essenziale: fare questo tipo di giardinaggio non è un’attività di un fine settimana, è un impegno di lungo termine». Ci sono circa 9 milioni di ettari di spazi coltivabili nei backyard d’America. e Adam Dell ha calcolato che potrebbero produrre più di 45 milioni di tonnellate di cibo. In molte città esistono di già i “giardini comunitari”, ma le liste di attesa sono lunghissime. Intanto però la voglia degli americani di produrre cibo locale cresce a vista d’occhio: in un sondaggio del 2013 era il 35 per cento che voleva produrre verdure e frutta, ora si sfiora il 60 per cento. Non è certo un caso che le associazioni di “matchmaking” agricolo si moltiplichino anch’esse: se sharedearth è la più grande, con migliaia di membri, ce ne sono di più locali, come urbangardenshare di Seattle o yardsharing di Portland o sharingbackyards di Filadelfia. Il concetto è però sempre lo stesso: “share”, condividere. Una versione dell'antica mezzadria, rivista e corretta secondo i principi ambientalisti ed ecologici degli anni Duemila, senza odore di sopraffazione. Non sempre e non tutto fila liscio, ma le testimonianze raccolte dalle associazioni sono nella schiacciante maggioranza positive, se non estusiastiche. Dell stesso è un esempio di successo: «L’idea mi vene perché avevo questo pezzo di giardino coperto di bella erba verde e inutile. Misi un annuncio, trovai una persona che amava fare giardiaggio. E ora quel prato è diventato un orto ricco e fruttuoso, con pomodori, peperoni, spinaci, erbe aromatiche». Ultimo aggiornamento: 20:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA