Anna Guaita
QUEST'AMERICA di
Anna Guaita

Fitbit, smartwatch, Alexa, pacemakers: i nuovi nemici dei criminali

Domenica 8 Aprile 2018 di Anna Guaita
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NEW YORK – Quando negli Stati Uniti si diffusero i programmi tv tipo “Csi, Scena del crimine”, i criminali presero appunti. La polizia si è spesso lamentata del fatto che i popolarissimi gialli tv rivelavano i segreti delle indagini della scientifica, di fatto insegnando anche ai delinquenti come evitare di lasciare in giro prove incriminanti.

Ma oggi i criminali hanno un nuovo nemico, e tutto un nuovo mondo di ricerca scientifica viene in aiuto della polizia. Parliamo della tecnologia che dilaga nelle nostre case, sui nostri corpi, nelle nostre auto. Parliamo degli smartwatch come Apple watch, dei tracker di attività come Fitbit, degli assistenti digitali come Alexa, ma anche di scarpe tipo Nike+ che ha un sensore che misura i passi e la velocità o dei pacemakers che possono testimoniare della velocità del battito cardiaco. Recenti casi hanno anche dimostrato l’utilità dei contatori dell’acqua intelligenti: la polizia ha potuto provare che intorno all’ora in cui era avvenuto un delitto era stata usata una quantità d’acqua sufficiente per pulire il patio in cui era avvenuta l’aggressione.

L’Apple watch è stato invece la prova decisiva in un processo in Australia. La registrazione digitale ha dimostrato che la vittima era morta due ore prima di quanto la principale sospetta avesse dichiarato. Alexa è invece servita a scagionare un individuo sospettato di aver ucciso un suo amico, dopo una bevuta: le sue interazioni con l’assistente vocale confermavano la sua ricostruzione dei fatti. Fitbit ha inchiodato un marito che aveva sostenuto che la moglie era stata uccisa da un intruso che aveva anche attaccato lui stesso: ma il tracker dimostrava che la moglie aveva continuato a camminare e a spostarsi e muoversi ben oltre l’ora in cui secondo il marito era stata colpita ed era caduta morta.

E questo non è niente. La tecnologia avanza, si intrufola in ogni camera delle nostre case, e non esistono ancora criminali che sappiano piratarla per confondere gli inquirenti.

Il guaio in tutto ciò è che la polizia scientifica vorrà entrare sempre più a fondo nella nostra privacy. L’esempio dell’uomo condannato per incendio doloso dopo che la polizia ha studiato i tracciati del suo pacemaker fa testo: un apparecchio digitale che il sospetto portava nel proprio corpo, nella propria carne, ha provato come l’uomo non poteva essersi mosso con la velocità e la forza con cui aveva detto di essere fuggito allo scoppio delle fiamme.

I recenti fatti di Facebook hanno già confermato quel che da tempo si discuteva e sospettava: siamo tutti esposti, che lo vogliamo o no, che usiamo cautela o no. La scoperta che il più diffuso social network del mondo ha permesso che dati privati dei suoi utenti venissero barattati per uso commerciale e politico ci ha offeso e indignato, ma dobbiamo prepararci a un futuro in cui saremo ancora più controllati, dobbiamo prepararci a una società sorvegliata fin nelle nostre camere da letto.

L’unico vantaggio che mi sembra di vedere in questo futuro, è proprio la possibilità di inchiodare i criminali e scagionare gli innocenti, un po’ come è successo con la scoperta del Dna. Ma spero che i governi siano veloci a approntare leggi che regolamentino il settore, e almeno evitino il far west digitale come quello che abbiamo visto con Facebook.

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