Anna Guaita
QUEST'AMERICA di
Anna Guaita

Diario americano del coronavirus. Il cattivo esempio di Trump: tutti accalcati alla conferenza e un solo microfono

Venerdì 13 Marzo 2020 di Anna Guaita
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NEW YORK – E' stato di emergenza nazionale. Trump lo ha annunciato ieri, dopo molte pressioni da parte dei suoi collaboratori e da parte dei governatori dei 50 Stati. Lo stato di emergenza mette a disposizione 15 miliardi di dollari per combattere il virus, e allenta certe restrizioni per gli ospedali. Il guaio è che dopo aver per anni accettato l'imposizione delle assicurazioni che hanno spinto per trasferire il più possibile delle procedure su base "day hospital" ora gli ospedali americani hanno il 28 per cento di letti in meno rispetto a 30 anni fa.

---Ci sarà un nuovo test: Trump ha annunciato ieri che la casa farmaceutica Roche ha approntato un nuovo test che potrà essere prodotto in grandi quantità, e che dovrebbe essere disponibile nelle farmacie per tutti. Ma pur essendo circondato da esperti, funzionari e rappresentanti del settore privato, cioé l’intera “Squadra Coronavirus”, Trump non ha saputo dire quando questi test saranno disponibili.

---Che brutto esempio! Il presidente ha fatto la conferenza stampa senza rispettare alcuna delle raccomandazioni che i Cdc fanno al pubblico. Come vedete dalla foto, erano tutti stretti in piedi uno accanto all’altro, 16 esperti e funzionari. Uno dopo l’altro hanno usato lo stesso microfono, portandolo a poca distanza dalla bocca, spesso spostandolo con le mani, e vari sono stati visti poi toccarsi il volto...

---I casi confermati negli Usa hanno superato quota 2 mila. Ma si calcola che le persone già contagiate siano molte di più. Nel solo Ohio, il governatore calcola ad esempio che i casi di contagio siano già 100 mila. Anthony Fauci ha spiegato: “Ci sarà un picco fra 4-5 settimane”. Nella città di New York sono confermati 154 casi, 52 di più di ieri.

---Sospesi gli sfratti: A New York, ha detto il sindaco De Blasio, per i prossimi tre mesi non ci saranno sfratti per aiutare gli individui che stanno soffrendo finanziariamente per la crisi e i licenziamenti.

---Primo caso all’Onu: Un diplomatico delle Filippine ha il covid-19. Il diplomatico è stato al Palazzo di Vetro lunedì e ha avuto contatti con vari funzionari, che sono stati tutti informati del rischio. L’Onu funziona a ritmo rallentato, con quasi tutti i funzionari che lavorano via videoconferenza.

---Più cautela: Da quando Bill De Blasio ha dichiarato lo stato di emergenza per New York, sembra che la gente si sia svegliata. Nei supermercati del mio quartiere (Union Square, Manhattan) gli scaffali si sono svuotati in poche ore, mentre ieri sera sotto casa ho visto vari vicini caricare le automobili per uscire di città. Nella conferenza stampa quotidiana il sindaco ha detto: “Questa è una guerra”.

---“Prima o poi” Trump si farà il test anche lui. Dopo che è stato in contatto con un funzionario brasiliano che è poi risultato positivo al tampone, Trump aveva fatto spallucce, ma adesso sembra rassegnato e ha detto che “prima o poi probabilmente” anche lui si farà il test. Il sindaco di Miami, Francis Suarez, che ha avuto contatti con lo stesso funzionario è stato testato ed è risultato positivo.

---Non è colpa mia: Donald Trump è sembrato di nuovo ieri più interessato a scaricarsi di dosso ogni colpa, piuttosto che apparire presidenziale ed ergersi ad esempio per il Paese. Però, una volta per tutte vogliamo smantellare qui una delle sue accuse: Trump sostiene che il precedente presidente, Barack Obama, fu lentissimo nel riconoscere la gravità dell’epidemia di suina, nel 2009. Dice che la riconobbe come “emergenza” solo dopo che erano morti migliaia di americani. Ma i fatti sono diversi, come potrete constatare voi stessi leggendo l’articolo del 26 aprile 2009 del New York Times: Obama dichiarò l’emergenza quando negli Usa c’erano stati appena 20 casi.







 

 

  Ultimo aggiornamento: 14-03-2020 13:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA