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Se la scienza si inchina davanti a una scopa

Lunedì 9 Marzo 2020 di Andrea Andrei
Eppure sembravamo tutti scienziati. A giudicare da quanti hanno espresso opinioni sul coronavirus, sul suo reale livello di pericolosità e sui rimedi sembravamo davvero un popolo non solo interessato, ma anche studioso e rispettoso della scienza. Poi sono arrivate le scope. O meglio, la Broomstick challenge. Ed eccoli lì: schiere di scienziati a bocca aperta davanti a una scopa che sta in piedi da sola grazie - secondo la teoria più diffusa sui social, che sosteneva fosse stata la Nasa a dirlo - all'inclinazione dell'asse terrestre che permette questo prodigio un giorno ogni 3500 anni.

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Gli scienziati della scopa (e con la mascherina) erano diventati talmente tanti che sono dovuti intervenire quelli veri, di scienziati, direttamente dalla Nasa, per chiarire che se una scopa sta in piedi è solo per una banale legge della fisica. Che poi si fa presto a dire banale, visto che è qualcosa in grado di sorprendere questa evolutissima specie di homo tecnologicus, figlio dell'era del sapere libero, diffuso e accessibile e che perciò la sa lunga, molto più lunga di tutti. Una specie che non finisce mai di imparare e che ha anche scoperto, di recente, che se ci si lava le mani si riduce il rischio di contrarre malattie. Una specie che impara in fretta, e che disimpara ancora più in fretta. Una specie che forse, più che altro, non ha mai imparato e che si ostina a non volerlo fare. Almeno fino alla prossima challenge.

andrea.andrei@ilmessaggero.it Ultimo aggiornamento: 18:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA