Andrea Andrei
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Andrea Andrei

L'insostenibile pesantezza della filosofia da social

Martedì 7 Gennaio 2020 di Andrea Andrei
Chissà quale sarà stato il momento preciso in cui abbiamo deciso di affidare ai social network la nostra parte più intima. Dev'esserci stato per forza qualcosa che ci ha spinto gradualmente a prendere una tale confidenza con questi mezzi da confessare lì qualcosa di cui raramente discutevamo anche con i nostri migliori amici. Perché altrimenti non si spiega la necessità, sempre più diffusa, di affidare alle bacheche Facebook e Instagram pensieri che vorrebbero apparire complessi e sofferti, riflessioni intime sul mondo, sulla società, sul tempo, sulle relazioni.

Lunghe dissertazioni sulle gioie e soprattutto sui dolori dell'amicizia e dell'amore, sulle meraviglie della paternità, sulle angosce del tradimento. Una serie infinita di lezioni di vita travestite da ammissioni, di ora sì che ho capito, ora sì che imparato, solo per ostentare una saggezza fino a quel momento evidentemente tenuta molto ben nascosta nella quotidianità.

Con l'effetto filosofia da bar sempre in agguato, specie quando certi testi compaiono fra un video di gattini e una recensione non richiesta dell'ultimo film di Zalone. E così anche i più spietati detrattori dei social network devono fare ammenda: per favore, ricominciamo a postare le foto di quello che mangiamo. Ma di certi argomenti è meglio parlarne a tavola con chi ci conosce sul serio.

andrea.andrei@ilmessaggero.it Ultimo aggiornamento: 15:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA