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Coronavirus, se anche l’ironia sembra essersi ammalata

Martedì 24 Marzo 2020 di Andrea Andrei
A voler leggere la società attraverso le bacheche dei social network, si direbbe che uno dei sintomi più evidenti del cedimento della tenuta psicologica di una comunità in quarantena dotata di Internet è una costante schizofrenia. I contenuti che vengono condivisi durante l'emergenza coronavirus si possono infatti inserire in due distinte categorie: quelli che la prendono drammaticamente e quelli che la prendono a ridere. Ma più che fra i primi, il vero disagio si ritrova fra i secondi.

Perché se prima i creatori di meme erano visti come esseri mitologici dalla spiccata genialità ma con un mucchio di tempo da perdere, oggi che ad aver tempo da perdere sono in tanti, l'incantesimo sembra essersi spezzato. E se i primi video fatti in casa che ironizzavano su questa situazione paradossale, sulle convivenze forzate e sugli scleri pantofolari quotidiani facevano quantomeno sorridere, quell'effetto esilarante è stato prima minato e poi distrutto da centinaia di altri video tutti uguali, dai flashmob, dai balconi e da tutto il resto. Salvo rarissime eccezioni, fra le quali brillano Maccio Capatonda (che ha anzi ritrovato una verve che sembrava perduta) e soprattutto Zerocalcare, la cui straordinaria capacità di osservazione lo rende una delle voci più autorevoli per descrivere l'italiano medio, la diagnosi sembra chiara: ci stiamo annoiando, pure sui social. E c'è davvero poco da ridere.

andrea.andrei@ilmessaggero.it Ultimo aggiornamento: 22:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA