Giorgio Ursicino
MilleRuote
di Giorgio Ursicino

Verstappen-Leclerc, i due fenomeni dominano: per Max 15° trionfo nel 2022, Charles è vice campione

Charles Leclerc e Max Verstappen
di Giorgio Ursicino
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Lunedì 21 Novembre 2022, 11:24 - Ultimo aggiornamento: 23 Novembre, 10:56

Giù il sipario, il paddock è stremato. Dopo 23 gran premi che nel 2023 diventeranno addirittura 25. Quasi un terzo dei quali li ha ammazzati Super Max, al volante di una Red Bull spaziale. Al netto del talento esagerato dell’olandese, c’è da dire che, come al solito, Adrian Newey ha fatto un capolavoro con il nuovo regolamento, modellando una monoposto che rimarrà nella storia. Velocissima in rettilineo, seduttrice con le gomme. Il tulipano non si è mai agitato e, forse, non ha mai spinto fino in fondo. Neanche quando il principe di Maranello aveva vinto due delle prime tre gare e lui aveva rimediato un doppio zero in pagella. Conosceva la razza del proprio puledro. Il team austriaco non ha lasciato nemmeno le briciole agli avversari: 2 Titoli, 17 GP vinti (15 il fenomeno, record assoluto), 5 doppiette.

Ieri ad Abu Dhabi il cannibale ha passeggiato di nuovo, godendosi la battaglia dagli specchietti retrovisori. Non è andato in fuga per guardare lo spettacolo. Al di là dello show di Verstappen, l’ultimo valzer a Yas Marina è tutto targato Ferrari che ha centrato entrambi i target, non litigando mai con le Pirelli. E questo è un’ottima notizia in vista della prossima stagione. Una Formula 1 moderna deve avere due caratteristiche fondamentali: essere veloce sul giro secco e spremere al massimo le coperture in gara. Mentre alla carenza della prima si può in parte rimediare, si è letteralmente spacciati se la seconda fa cilecca. La Ferrari nel 2022 ha conquistato più pole, ma durante i gran premi non c’è mai stata storia. Un aspetto semplice semplice, che Mattia Binotto e i suoi ingegneri avevano ben chiaro già in primavera e sapevano che questo non era l’anno buono per puntare al Mondiale.

L’unico che ci ha creduto fino all’inverosimile a stato Charles. Ma i talenti puri come lui devono essere così, correre un po’ bendati. Leggermente anche Max lo è. E lo era anche Lewis alla stessa età: nessuno può essere veloce quanto loro. Questo atteggiamento, in alcuni frangenti, gli ha fatto dimenticare che esisteva Carlos e i piccoli attriti certamente non hanno aiutato (in Brasile lo spagnolo non ha dato strada al monegasco che era in lotta per la seconda posizione nel campionato). Ieri il predestinato è stato sublime, ha pennellato come quando è in palla solo lui sa fare. È partito bene. Ha spinto sempre. Chiedendo solo il lecito ai pneumatici che lo hanno splendidamente assecondato fino al traguardo anche se con la strategia di una sola sosta.

Non ha sbagliato una curva, non ha fallito una staccata, ha tenuto le ruote sempre in pista, rispettando anche i cordoli. Sainz ha adottato un’altra tattica ed è difficile fare un paragone, anche se quando il monegasco è in stato di grazie è difficile seguirlo a parità di macchina. Il ferrarista ha preceduto Perez, che ha acchiappato l’ultimo gradino del podio, e si è messo in testa l’ambita corona di vicecampione. Nel Costruttori, invece, non c’è stata storia. La Mercedes doveva recuperare 19 punti e, dopo la doppietta in Brasile, faceva parecchio paura.

Invece si è sciolta, Hamilton tradito dal cambio e Russell solo quinto, mai veramente graffiante. Nell’emirato c’è stata la corsa d’addio di Sebastian Vettel, sinceramente salutato da tutto il Circus. Seb è arrivato decimo, ha acciuffato un punto. Quanto tempo è passato dal 2010 quando proprio qui strappò il primo dei suoi quattro titoli alla Ferrari di Fernando Alonso, uno dei più calorosi nei festeggiamenti insieme all’altro pluricampione Hamilton.

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