Giorgio Ursicino
MilleRuote
di Giorgio Ursicino

Verstappen imperatore d'Austria: seconda vittoria in sette giorni e fuga mondiale. Hamilton senza cartucce

Max Verstappen esulta dopo la vittoria perentoria al GP dì Austria 2021
di Giorgio Ursicino
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Lunedì 5 Luglio 2021, 09:38 - Ultimo aggiornamento: 6 Luglio, 13:10

Super Max sembra diventato Hamilton. E il Re Nero, il driver più vincente di tutti i tempi, appare come un gattino con le unghie tagliate. Si muove su una lastra di vetro con il pelo arruffato e gli occhi spiritati. Per uno che da sette anni domina in lungo e in largo non è facile essere buttato giù dal podio della velocità per la terza volta in poche gare. Per trovare una situazione del genere bisogna tornare indietro di quasi un decennio, quando Lewis era il nocchiero di una McLaren in frenata e non il coraggioso cavaliere delle invincibili Frecce d’Argento. Lo scenario, in realtà, adesso si fa complicato. Passano le gare e l’atmosfera è sempre più grigia. Segnali di reazione agli austro-giapponesi della Red Bull-Honda neanche l’ombra e Verstappen si è abituato a passeggiare tenendo nascosto il reale potenziale della monoposto dei bibitari.

In ogni caso, si tratta di “tanta roba” e la sensazione che sia finalmente l’anno dell’ex bambino diventato grande è ogni giorno più forte. Con quella di ieri sarebbe stata la quinta vittoria di fila se in Azerbaigian non avesse ceduto una gomma gonfiata troppo poco. Monaco, Baku, Le Castellet, Stiria e poi l’Austria. Questi ultimi due appuntamenti sullo stesso tracciato alpino di Spielberg, ribattezzato Red Bull Ring perché di proprietà di Dietrich Mateschitz, un arzillo signore di quasi ottant’anni che custodisce un patrimonio personale di una trentina di miliardi ed ha il vizietto di vincere. Bisogna riconoscerlo, i tre moschettieri di Dietrich sembrano voler puntare al bis dopo i quattro mondiali Piloti e Costruttori dominati dell’era del giovale Sebastan Vettel e della Renault. Adrian Newey, Helmut Marko e Christian Horner, dopo essere stati piloti di spessore diverso, sono diventati dei formidabili organizzatori e, ognuno nel suo campo, sanno estrarre fino all’ultima goccia dall’arancia.

In più, c’è il colosso giapponese simbolo di sportività, sia nelle due sia nelle quattro ruote, che è al canto del cigno in questa parentesi di Formula 1. A fine anno i jap abbassano la saracinesca a vanno a casa con l’obiettivo di lasciare un ricordo diverso da quello fatto vedere nelle prime stagioni del ciclo in cui le performance con la McLaren erano veramente imbarazzanti. Insomma, vinco e me ne vado. O meglio, me ne vado perché vinco. Questo è il target unico degli eredi di Sōichirō. Il telaio di Adrian è sempre stato raffinato. Ora la power unit del Sol Levante, oltre ad essere diventata potentissima, non teme problemi di affidabilità. L’olandesino torna dalla settimana di Zeltweg con lo zaino pieno e ieri ha piazzato un “triplete” da brividi: pole, giro veloce e passaggio in testa sotto la bandiera a scacchi. In questa fase, con la possibilità di montare le gomme soft nel finale, di solito il punto della tornata rapida finisce a che non è in lotta per il primo posto.

Ieri, invece, se lo è pappato Max che ha cambiato le gomme perché aveva un vantaggio rassicurante su Bottas e Norris. E Hamilton? Aveva già alzato bandiera bianca, si era fermato per sostituire gli pneumatici dopo che il fondo piatto danneggiato su un’uscita sui cordoli gli aveva impedito di tenere un passo da podio. Aveva dovuto lasciare strada sia al compagno Valtteri sia a Lando che spingeva come un indemoniato per dimostrare che la prima fila ottenuta in qualifica non era affatto un fuoco di paglia. Ora l’inglesino è quarto in classifica generale a soli tre punti da Perez e si diverte sistematicamente a mettere in riga Ricciardo che prometteva fuoco e fiamme approdato al team di Woking. Bene, finalmente, la Ferrari che, dopo la debacle in Francia e i segali di ripresa di sette giorni fa, porta Carlos Sainz al quinto posto e Charles Leclerc all’ottavo.

Fra i due galletti, però, ci sono solo pochi secondi nei quali si sono infilati Sergio Perez e Daniel Ricciardo. Spagnolo e monegasco hanno usato le gomme in modo diverso privilegiando però le mescole più dure e la scelta si è rivelata pagante consentendo di mantenere un passo sostenuto per tutta la durata della gara. È vero, Max ha fatto una sosta non necessaria per il punto del giro veloce, ma nessuna delle Rosse a rischiato la brutta figura del doppiaggio. Ora i piloti di Maranello sono separati in classifica di appena due punti e si stanno dimostrando una coppia gagliarda e affiatata. Charles, forse, dall’alto della sua esperienza a Maranello, sperava in qualcosa in più, ma Mattia Binotto era convinto tanto delle qualità umane e professionali dello spagnolo figlio d’arte.

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